Ritratti senza volto: Miaz Brothers da Wuderkammern

Il ritratto è un punto interrogativo su qualcuno, diceva Henry Cartier Bresson. I Miaz Brothers, duo milanese ora attivo tra le città di Siviglia e Valencia, cercano questo: suscitare un interrogativo, una domanda, che è poi il compito dell’arte stessa
I due artisti, classi 1965 e 1968, presentano da Wunderkammern Hazy state of affairs: una galleria di ritratti nebbiosi, offuscati, che da dietro una patina di colore acrilico interrogano lo spettatore.
C’è forse Rembrandt nascosto dal fumo del pigmento nebulizzato? O solo un vecchio uomo, come suggeriscono i due fratelli? Lo stesso quesito riaffiora passando di quadro in quadro, dove lo sguardo si sofferma.

Le grandi dimensioni delle tele esposte, non possono che richiamare alla mente i dettagliati ritratti che solo pochi uomini, di nobili radici familiari, potevano permettersi, per tramandare di sé un’immagine concreta. Unico dettaglio delle tele è invece qui, il paradosso: il particolare manca, l’elemento che distingue e riconosce non è visibile.

Miaz Brothers
Young Lady – acrylics on canvas, 2016 – courtesy Wunderkammern

I soggetti nascosti nei ritratti, con i loro sguardi evanescenti, forse già noti, intrecciano relazioni con chi osserva: il gioco della memoria è attivato. Di fronte allo stimolo, la reazione non può che essere spontanea. L’occhio prova, impotente, a penetrare la cortina di nuvole che coprono il soggetto. Poi si allontana, rifiuta il fastidio della miopia. Così lo sguardo, seguendo la sua natura, ricorre al potere dell’immaginazione.

Nello straniamento dell’impossibilità dell’avere una certezza nel riscontro visivo, si costruiscono supposizioni, storie, Affairs, dove la memoria agisce, in una ricerca morbosa di riconoscimento.

Il ricordo, tanto quello di natura puramente estetica, quanto quello razionale, affiora e dialoga con l’immagine presente. La memoria stimolata non è più passiva. Crea, ricrea, costruisce intuizioni e racconti che prendono forma nei contorni confusi dei volti. Si tratta di una confabulazione personale con l’oggetto, in cui il ricordo viene maneggiato dalla volontà assumendo le sembianze di qualcosa di già noto. Perché la vertigine del non riconoscere è troppo difficile da sopportare.

In un’epoca storica in cui il progresso delle nuove tecnologie ha reso la memoria un qualcosa di cristallizzabile in scatti, pixel e database incapaci di dimenticare, anche un piccolo frammento di oblio risulta una falla nell’intero sistema.

Miaz Brothers
Old Man 02 – acrylics on canvas, 2016 – courtesy Wunderkammern

Ma è forse proprio questo sistema che vuole essere annientato dai Miaz Brothers. Contro un futuro il cui passato sembra sempre più condannato ad un eccesso di traccibilità oggettiva, il duo milanese riporta al centro il soggetto.

Il ritratto riprende forma solo nell’interpretazione. Solo nella traduzione dei tratti in una sintesi mnemonica i volti riassumono forma. Una forma, di cui la verità non è data.

Realtà e immaginazione vengono a sovrapporsi nella sfumatura indefinita del colore tenue delle opere. L’incertezza si fa strada nella nebbia spugnosa dell’acrilico, il dubbio e la supposizione sostituiscono la certezza.

Dalla memoria si attiva il processo di creazione della personalità, di chi guarda, di chi è guardato, dell’opera d’arte.

Si trova nella relazione con l’evanescente ritratto di luce blu, dal ghigno attraente e ripugnante di un clown, forse un teschio, proiettata su un tondo, come uno specchio, la domanda, posta con la saggezza di un Brucaliffo grottesco: “Chi sei tu?”.

Sara Cusaro

MIAZ BROTHERS

HAZY STATE OF AFFAIRS

a cura di Giuseppe Ottavianelli

16 febbraio –  08 aprile 2017

WUNDERKAMMERN – Via Ausonio 1A – Milano

www.wunderkammern.net

Immagine di copertina: Old Man, 2014 – courtesy Wunderkammern

 

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