Da quando Donald Trump, in una fase cruciale delle passate elezioni presidenziali americane, ha postato su Twitter un disegno che lo ritraeva nelle sembianze di Pepe The Frog, accendendo una discussione ancora in pieno svolgimento sull’uso politico dei meme, la potenzialità comunicativa e simbolica dei meme è diventata evidente: non solo tra gli addetti ai lavori, ma anche per il più vasto pubblico. I meme sono uno strumento capace di veicolare informazioni complesse, in brevissimo tempo, catalizzando massicciamente il consenso degli utenti del social web e non solo.
In modo non dissimile dalle prime forme di pubblicità di massa, nate dallo sviluppo delle moderne tecniche di propaganda, e diffuse grazie a tecnologie allora emergenti quali la radio, il cinema e la televisione, oggi, nell’era di una progressiva frammentazione del mondo sociale e digitale, la memetica ci seduce per le sue intuizioni germinali sulla manipolazione semantica, e la sua capacità di evolversi e adattarsi costantemente alle nuove forme della comunicazione.

Si possono facilmente tracciare dei parallelismi tra la nascita delle prime tecniche di manipolazione dell’opinione pubblica, avvenuta a seguito dell’applicazione, in ambito commerciale, delle metodologie sviluppate dalla psicologia del subconscio, e l’attuale ossessione della platform economy per la razionalizzazione della gestione dell’attenzione pubblica. In modo analogo, nuove forme d’arte, nate sotto l’influenza della meme culture, vengono spesso paragonate alla pop-art per il loro uso ironico e spregiudicato di iconografie mainstream e la celebrazione dell’estetica consumista e della cultura pop.

Quartostato

Quartostato > Gondola and the Fourth Estate – Courtesy greencube.gallery

A tracciare una distinzione netta tra la pop-art e l’arte memetica sta però la figura dell’autore: presente nel primo caso, assente o meglio infinitamente molteplice e variegata nel secondo, andando a mettere in discussione la legittimità dei tradizionali approcci curatoriali. Del resto, sarebbe mai possibile applicare una curatela ai meme? E cosa sono i meme? Arte? Mitologia? Un nuovo formato linguistico di matrice collettiva? Un iperoggetto?

Se per alcuni aspetti, come già rilevato dagli osservatori più attenti, i meme presentano molte delle caratteristiche proprie di una sottocultura, quali l’esclusività, la ricercatezza estetica e l’opacità linguistica, se teniamo conto della portata del loro impatto, tale paragone appare quantomeno riduttivo. Risulta perciò oggi più che mai urgente capire, analizzare e diffondere il sapere che la memetica implica. Se è vero che questi piccoli artefatti semantici, all’apparenza così triviali, possono contribuire a rovesciare il potere dell’establishment tradizionale, diffondere la conoscenza dei meme diventa un atto di educazione politica. #MEMEPROPAGANDA vuole perciò trascendere l’annosa contrapposizione fra i cosiddetti normie, esponenti del vituperato mainstream, e gli autoproclamati autistici, presunti guardiani di una cultura memetica “autentica”, approfondendo invece la riflessione sul portato delle varie correnti memetiche, dagli edgy agli wholesome.

#MEMEPROPAGANDA, partendo da quest’analisi, sceglie di adottare la posizione dell’osservatore partecipante: come un antropologo che tenta di comprendere gli sviluppi delle nuove sottoculture urbane, o dell’archivista, che conserva, compara, e ripercorre gli avvenimenti a ritroso in cerca di un fil rouge. Grazie a questo approccio, la mostra potrà proporsi come catalizzatore di nuovi (o vecchi) processi memetici. Tuttavia, non pretenderemo di essere neutrali in questo processo: riteniamo che la posta in gioco sia troppo alta, e il potenziale impatto che determinate correnti memetiche potrebbero avere sulle scelte ideologiche e culturali del futuro siano troppo significative, per concederci il lusso dell’indifferenza. Avremo i nostri eroi, le nostre principesse e nostri principi, e ovviamente i nostri cattivi: ma potreste rimanere sorpresi nello scoprire che gli eroi possono fallire, principesse e principi essere malvagi, e i cattivi forse rappresentano la nostra unica speranza.

wojak

wojak > Feelings at the beach or Wojak’s family three – Courtesy greencube.gallery

Ammirate il magnifico mondo di #MEMEPROPAGANDA: un mondo popolato di bizzarre creature memetiche, che senza sosta intrattengono, provocano, confondono ed incantano il loro pubblico. Possono essere rospi, orsi, umani, mostri, freaks, o qualcosa di completamente diverso: la loro essenza comune è la capacità di divenire specchi, riflettendo i nostri desideri e le nostre paure più reconditi, svelando le nostre sofferenze ed i nostri sogni. Sono strumenti preziosi, ed esseri potenti: ma soprattutto, sono ciò che vogliamo che diventino.

 

Testo realizzato dal collettivo CLUSTERDUCK in occasione di #MEMEPROPAGANDA,  qui proposto per gentile concessione degli autori.

 

 

MEMEPROPAGANDA
A dirty fairy tale about memes, art, politics and propaganda

8 maggio – 30 giugno 2018

a cura di Clusterduck

Presso GREENCUBE.GALLERY – spazio espositivo online diretto da Guido Segni e Matìas Ezequiel Reyes

www.greencube.gallery

Immagine di copertina: Pepeshow > Pepe Show or Pepe’s family tree – Courtesy greencube.gallery

 

FormeUniche

FormeUniche è una realtà liquida che mette in connessione artisti, collezionisti, critici, operatori culturali affermati e che si affacciano ora nel sinestetico mondo dell’esperienza estetica.

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