MALGRADO \\ Intervista a Giulia Poppi

MALGRADO è una realtà liquida come lo sono i tempi. Uno spazio oggetto di una meta-morfosi che lo porta a cambiare forma, un soggetto dalla biologia che trasmigra, si modifica e cambia pelle, ma non funzione, restando fedele a se stesso. Ha un’identità mutante e mutevole, nasce nel 2017 per volontà di tre artiste in un garage, prosegue il suo processo di ridefinizione di sé all’interno di un cortile, gestito dall’unica rimasta Giulia Poppi. È luogo di sperimentazioni e contaminazioni germinali connaturate dall’imprevedibilità, dalla temporalità, con mostre che durano un giorno (forse!) e che danno “carta bianca” agli artisti, che si configurano come presenze aliene ma non alienanti nella costruzione di una narrazione che vuole essere libera da schemi, regole, impalcature.


Chi è Malgrado?

MALGRADO è uno spazio in continua evoluzione. Ieri era un garage in Vicolo Malgrado, da cui prende il nome, a gestirlo eravamo in tre. Abbiamo organizzato una dozzina di eventi che avvenivano solo il martedì, duravano un giorno e non erano pubblicizzati. Volevamo che fossero dei momenti “segreti”. Oggi invece è il cortile della casa dove abito attualmente e lo gestisco da sola. L’idea è avere un luogo per le sperimentazioni e le contaminazioni tra pratiche e artisti, restando fuori da logiche troppo strutturate.

Malgrado
Giulia Poppi – Here making each day of the year – installation view – courtesy Giulia Poppi

Malgrado in poco tempo si è evoluto e trasformato nella sua forma ma nelle modalità è rimasto lo stesso?

Si è vero, ha cambiato forma, si è evoluto. Si presenta come uno spazio vuoto e aperto che sarà sfruttato più in determinate stagioni e condizioni climatiche. È tutto nuovo anche per me, devo capirne le esigenze e le potenzialità. MALGRADO… tutto vuole essere una carta bianca concessa agli artisti in cui poter agire e interagire, interrompendo il consueto utilizzo domestico del luogo per trasfomarlo ogni volta con i loro lavori. Se lo volessero potrebbero utilizzare anche gli ambienti più privati, all’interno, ma questa è una scelta che lascerò a loro. La modalità comunque non cambia. Gli appuntamenti avranno la stessa frequenza almeno fino a primavera e manterranno la loro aurea di mistero ma saranno comunque gli artisti ospitati a decidere questo aspetto.

Come selezioni i progetti e gli artisti che ospiti?

Non ho un programma, insomma penso sempre che ogni cosa debba seguire un po’ il corso degli eventi, delle circostanze e degli incontri. Gli incontri sono fondamentali perché suggeriscono nuove relazioni umane ma anche artistiche. Non sfoglio portfoli, gli artisti che abbiamo ospitato fino ad adesso e che passeranno da MALGRADO, sono persone che ho incrociato o che avrò occasione di conoscere lungo la mia strada. Sono frutto di una esperienza diretta, di un’opportunità e di una scelta nata un po’ per caso, durante le installazioni di mostre o andando a vedere quelle di altri. A ogni modo sono artisti abituati a lavorare in rapporto con lo spazio ma non è un requisito indispensabile.

Malgrado
Giulia Poppi – installation view – courtesy Giulia Poppi

Sei stata invitata, insieme ad altri spazi indipendenti, a presentare un progetto da inserire nel programma di Arte Fiera POLIS 2018 /BBQ. Cosa hai in mente?

Malgrado S2:E1 è la mostra che sto realizzando in collaborazione con Giovanni Rendina, curatore e amico, prima di tutto. Non amo le formalità e lascio che l’imprevedibilità prenda il sopravvento. Gli artisti avranno un contenitore ibrido in cui muoversi liberamente senza temi o vincoli che a volte sono un aiuto ma altre, rappresentano un limite. Sarà un lavoro di relazione con il luogo anche per me. Opere nuove o reinterpretate e riadattate si riconfigureranno nel cortile o negli ambienti interni, se qualcuno sceglierà di farlo. Gli artisti sono già stati selezionati, ci saranno sculture e installazioni ma anche una perfomance di Melania Fusco (1987) che verrà riadattata in un intervento ludico per l’occasione. Il corpo per lei diventa mezzo ed espressione attraverso cui realizzare delle connessioni con il pubblico. Lisa Dalfino (1987) e Sacha Kanah (1981) usano la materia creando ambientazioni invasive, dei microcosmi o ecosistemi, che si collocano nello spazio mutando tra oggetti e paesaggi. Ricordo il loro progetto in occasione della Biennale di Monza, le installazioni polimateriche dialogavano con un ambiente non facile come la Rotonda dell’Appiani, iperdecorata e luminosissima. Luca Savic (1990) è un artista serbo che mi è stato suggerito da Giovanni. È molto interessante, sceglie media differenti che si fondono tra installazioni citazioniste e assemblaggi concettuali. Sarà curioso vedere come questi artisti e i loro lavori esploreranno le possibilità e i limiti spaziali creando nuovi equilibri. E poi c’è Lori Lako (1991), è un’amica prima di tutto, la incontrerò domani proprio per definire gli ultimi aspetti del progetto e delle sue eventuali esplorazioni urbane.

Elena Solito

 

💊 Malgrado S2:E1 | Mostra collettiva

MALGRADO – via Saragozza, 93 – Bologna

02 febbraio 2018 – 4 febbraio 2018 | h.18.00 – 23.00

Opening | Venerdi 2 febbraio | ore 18.00 – 23.00

#malgradogaragino

Immagine di copertina: Giulia Poppi – installation view – courtesy Giulia Poppi

 

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