Luogo, storie, identità, sono queste le parole che si susseguono, nelle loro più differenti accezioni, all’interno di un dialogo che vuole narrare la vicenda artistica di Luca Vitone. Una mostra antologica, che non vuol esserlo, crea un cerchio perfetto riproponendo oggi, all’intero degli spazi del Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano, una nuova versione ricontestualizzata della Galleria Pinta, realizzata nel 1988 dall’artista genovese presso la Galleria Emi Fontana di Milano. Il pavimento è invaso da una planimetria in scala 1:1 della sede espositiva, un’opera che si fa essa stessa contenitore dei lavori che compongono la grande e complessa vicenda narrata in Io, Luca Vitone. Un omonimo, approfondito, catalogo è stato pubblicato in occasione di questo stimolante momento di racconto, analisi e riflessione che non resta racchiuso nel sola sede di via Palesto ma che si apre al complesso museale dei Chiostri di Sant’Eustorgio e al Museo del Novecento dove viene presentata al pubblico, per la prima volta, l’opera Wide City (1998). Acquistata nel 2014 dal Comune di Milano, l’interessante realizzazione parte da un modellino della Torre Velasca, per raccontare, attraverso 180 fotografie, i luoghi più significativi per le numerose comunità di stranieri che vivono nella città.

Luca Vitone

Imperium, 2014 – fragranza creata ispirandosi all’idea di potere – courtesy dell’artista e Galleria Pinksummer, Genova / Galerie Nagel Draxler, Berlin, Köln / Galerie Michel Rein, Paris, Bruxelles

Nato nel 1964 nella terra dei cantautori, Luca Vitone è scultore, per sua stessa ammissione, e utilizza tutto ciò che i luoghi possono offrirgli per parlare degli spazi che attraversa, del mondo in cui vive con le sue peculiarità locali, le sue piccole storie. Grazie a una produzione estetica che si distacca dalla cultura visiva degli anni Ottanta, senza mai cadere nelle provocazioni degli anni Novanta, pone la sua ricerca in direzione di una riappropriazione dei luoghi e delle vicende personali, proponendo un’analisi del rapporto fra uomo, natura e cultura che parte da quel contesto post-moderno in cui le grandi narrazioni e le grandi fedi politiche condivise non trovano più posto. Con un approccio differente da quello degli artisti del Gruppo di Piombino, Vitone non si apre mai a un’arte relazionale strettamente concepita ma preleva una parte della realtà prodotta in comune per trasformarla in lavori evanescenti che narrano mondi reali. Indici che si fanno simboli, le grandi opere monocromatiche realizzate con le polveri raccolte in luoghi ben determinati presentano, nella loro essenza più profonda e indistinta, i paesaggi, l’attività di chi in quei luoghi ha vissuto, lavorato, pianto e amato. Una stanza chiusa, per poter conservare la “scultura leggera” presente al suo interno, ci dona un odore che racconta, che accende ricordi e il gioco infantile che ci porta a cercare di indovinare le essenze che invadono le nostre narici. Una vettura sfumegginate, ferma sopra una sabbia da percorrere, racconta il viaggio da Genova al Golfo persico realizzato dall’artista con la sua famiglia nell’estate del tragico 1977. E poi la politica, il grande elenco che occupa la prima sala del PAC, Souvenir d’Italie (2010), ricorda i 959 iscritti alla loggia massonica P2. Si faccia però ben attenzione, Vitone non fa arte politica, non è attivista attraverso le sue opere ma semplicemente realizza lavori che raccontano una vicenda politica, mantenendo la distanza che permette una narrazione libera da ogni appartenenza.

Luca Vitone

Io, Luca Vitone, 2017 – exhibition view – Courtesy PAC, Milano. Ph Nico Covre, Vulcano

In occasione di questa retrospettiva un’altra opera site specific è stata realizzata all’interno del PAC, non la si nota subito, si pensa a un poco di incuria in fase allestitiva ancora da rimediare. La polvere che ricopre con piccole macchie, vere e proprie pennellate, tutte le pareti dell’edifico è in realtà l’opera Stanze (PAC), realizzata con un acquerello prodotto utilizzando la polvere raccolta nel tempo proprio all’interno di questa sede espositiva. Una realizzazione effimera e profonda che riassume, attraverso una diapositiva impossibile, la volontà espressiva di “lui”, Luca Vitone, che ribaltando il titolo della mostra trasforma in “io” le persone che, attraversando nel tempo le sale del PAC, sono diventate parte dell’opera all’interno della quale si può oggi immergersi.

Marco Roberto Marelli

 

LUCA VITONE

IO, LUCA VITONE

13 ottobre – 03 dicembre 2017

a cura di Luca Lo Pinto e Diego Sileo

PAC Padiglione d’Arte Contemporanea – Via Palestro, 14 – Milano

La mostra si estende a: Museo del Novecento – Chiostri di Sant’Eustorgio

www.pacmilano.it

Immagine di copertina: Io, Luca Vitone, 2017 – exhibition view – Courtesy PAC, Milano. Ph Nico Covre, Vulcano

 

Marco Roberto Marelli

Storico e critico d’arte si laurea in Arti Visive nel 2012 a Bologna. Nato a Monza nel 1986 lavora come autore e curatore indipendente dopo aver collaborato con prestigiose realtà culturali in Italia e all’estero.