La botanica del desidero è un avvincente saggio scritto dal giornalista d’inchiesta statunitense Michael Pollan. Pubblicato per la prima volta in lingua italiana nel 2005, da più di dieci anni pone un’interessante interrogativo: è possibile che siano state le piante ad addomesticare l’uomo?

La tesi non vuole imporsi nel mondo delle leggi scientifiche, suo interesse è quello di far riflettere sul ruolo che le piante esercitano e su un diffuso “antropocentrismo moderato” che trascura certi aspetti sorprendenti degli organismi vegetali. Alcune orchidee per la loro bellezza, alcune piante erbacee per le loro proprietà stupefacenti e alcune graminacee per la loro capacità di donare nutrimento all’uomo sono scampate all’estinzione o si sono diffuse in maniera tale che non sarebbe stato possibile senza l’intervento umano. Se stiamo ai freddi numeri, vince chi si riproduce di più, e per vincere molte piante hanno “scelto” di addomesticare l’uomo.

Mit Borrás

Love Drone – Installation view, Dimora Artica, Milano, 2018 – Courtesy Dimora Artica, ph Michele Fanucci

Con la mostra Love Drone, realizzata nei milanesi spazi di Dimora Artica, Mit Borrás proietta nel futuro il dilemma evolutivo. Presenta un mondo in cui la tecnologia si sviluppa per soddisfare i bisogni dell’uomo, si integra nell’ambiente naturale fino a farne parte. Artificiale e biologico si fondono per generare un mondo ibrido, in cui il conflitto fra ferro e sangue è sopito, del tutto superato nella comune visione di un orizzonte vicino e gioioso. Certo, la tecnologia può ancora far paura, sterminare gli esseri di carbonio in pochi istanti, ma non serve a nulla tremare contro l’inevitabile, cercare di generare categorie contrapposte. Solo nella fusione fra realtà biologica e prodotto dell’uomo è possibile progettare un domani.

Le opere in mostra invadono lo spazi e lo fanno proprio. Il pavimento in cemento smaltato appare come un mare da cui emergono elementi arrotondati e soffici anche nella loro contingenza marmorea. I nuovi animali domestici di celluloide sono sottoposti a un solo dogma: devono essere ergonomici, devo avere un atteggiamento friendly.

Le tinte tenui annullano ogni aggressività, fondono le opere e l’ambiente in un unico grande luogo dove tutti i cinque sensi si fanno tattili; la vista è setosa e l’udito, attivato da una componente audio proveniente da secondo livello della sede espositiva, avvolgente e morbido.

Un senso di pace invade il fruitore, si trova a suo agio e al sicuro in un luogo pensato per il suo benessere, per farlo sentire accolto e coccolato. Nelle opere dell’artista spagnolo è ben evidente una precisa visione del mondo che si fa profetica in un oggi carico di grandi tensioni sociali. Nato nel 1982, sviluppa tutte quelle poetiche della sensibilità e del corpo indagate nei decenni precedenti giungendo a una sintesi che si allontana da ogni tipo di sensazionalismo, a un fare morbido e inclusivo che ricorda da vicino la declinazione asiatica di certe pratiche Post Human.

Mit Borrás

Love Drone – Installation view, Dimora Artica, Milano, 2018 – Courtesy Dimora Artica, ph Michele Fanucci

In lui Occidente e Oriente di fondono, in opere come Love Drone. Ergonomic Form materie diverse convivono in maniera armoniosa e presentano consistenze inaspettate e dialoghi convincenti dove la plastica si fa biologica e l’elemento litico si fa leggero e quasi gommoso. In altre realizzazioni come Orthopedics un massaggiatore per spalle, poggiato su un morbido cuscino, propone, con le sue forme ambigue da sex toy, un erotismo senza eros, non volgare ma diluito in un vuoto carico di pace. Venus Vapor connette e conclude l’esperienza estetica prodotta dalla mostra. Composta da una sola traccia audio, l’opera rende reale il termine “vapor” presente nel titoli. Le casse audio non aggrediscono i timpani, non ci muovo alla danza ma, come il celebre umidificatore sbuffante, nostro primo amico tecnologico durante l’infanzia, diffondono un penetrante aroma sonoro la cui percezione diviene via via sempre più incosciente.

Love Drone narra di una storia d’amore possibile, di un mondo in cui la tecnologia convive con l’uomo. Quello immaginato non è un periodo completamente armonico ma un’epoca nella quale la tecnica può convivere in maniera positiva con la natura. Conclusa la visita della mostra, resta a noi concepire i limiti di questa visione, sta a noi comprendere se quello di Mit Borrás sia un mondo in cui sperare o il monito della fine di ogni possibilità di rivolta.

Marco Roberto Marelli

 

MIT BORRÁS

LOVE DRONE

a cura di Dimora Artica / testo di Rachel Lamot

20 giugno – 8 settembre 2018

DIMORA ARTICA – Via Matteo Maria Boiardo, 11 – Milano

www.dimoraartica.com

Immagine di copertina: Love Drone –  Installation view, Dimora Artica, Milano, 2018 – Courtesy Dimora Artica, ph Michele Fanucci

 

Marco Roberto Marelli

Storico e critico d’arte, si laurea in Arti Visive nel 2012 a Bologna. Nato a Monza nel 1986, lavora come autore e curatore indipendente dopo aver collaborato con prestigiose realtà culturali in Italia e all’estero. Direttore del sito Forme Uniche, è organizzatore del festival SPAZI 2018

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