Leaving No Trace: Ditte Ejlerskov e Pedro Matos scrivono un nuovo “presente” alla Galleria Bianconi, Senza lasciar traccia

Quella presentata alla Galleria Bianconi di Milano è senza dubbio una mostra in cui l’idea di presenza – e il suo opposto, ossia l’assenza – ha la meglio sul resto. Il colore si fa materia di ciò che è un’iscrizione atavica e necessaria, frutto di una visione del mondo che si esprime nella propria matrice più pura e inconscia. Ditte Ejlerskov e Pedro Matos sono protagonisti, fino al 31 marzo, di un’inedita comparazione di linguaggi espressivi, articolati in cromie differenti eppure sentimentalmente connessi.

Leaving No Trace percorre un filo teso tra filosofia e contemporaneità; lo stesso curatore, Domenico De Chirico, si avvale dell’interpretazione fenomenologica di Martin Heidegger: “uscendo fuori dal circolo vizioso di una non presenza impresentabile, il significato più proprio coincide con quello di svelamento: la traccia costituisce la presenza accennata che apre il varco di un possibile collegamento che unisce la presenza alla non-presenza”.
L’idea di traccia, segno e memoria – poiché ognuno di questi elementi lascia una scia dietro di sé, una linea che congiunge senza che vi siano interruzioni di sorta il passato e il futuro; o ciò che è futuribile, ossia l’arte stessa – è alla base di un discorso per immagini, un accenno costante alla sublimazione della materia.

Ditte Ejlerskov, artista danese classe 1982, si pone all’interno di una resa magistrale attraverso ampie campiture di colore che sfumano le une nelle altre, regalando una parvenza sospesa, non detta, un pulviscolo quasi tattile proprio dell’orizzonte reale. Una vera e propria rivoluzione di toni, se si pensa che Ditte Ejlerskov ha iniziato il proprio percorso artistico con un approccio marcatamente figurativo, che si è poi sintetizzato – “imploso fino ad autodistruggersi” come definisce lei la sua transizione all’astrattismo – in puro colore, nella completa assenza di qualsivoglia forma. Una purificazione intenzionale, scandita dall’abbandono dell’esperienza “post-coloniale” e “post-femminista”, a lungo influenzata dalla marea d’immagini provenienti dalla comunicazione di massa e dalla sfera digitale, dalla cultura e dalla subcultura tradizionale, politica e materialista. L’approdo a cui è giunta l’artista, ora, si avvale di sovrapposizioni di colore per sfociare in un perenne ciclo emozionale, teso in un ambiente onirico che pare superare i limiti fisici imposti dalla tela.



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Le opere esposte, infatti, appartengono alla serie Dream Gradients, dove delicate sfumature si addensano strato dopo strato, permettendo all’artista di farsi carico della propria potenza espressiva con colore, composizione, struttura e luce, vera e propria colonna portante di un approccio “cromoterapico”, tenue e vibrante insieme.

Pedro Matos (portoghese, classe 1989) si concentra, invece, sulla riedizione dell’immagine in una componente nuova e suggestiva. I simboli di cui sono ampiamente ricoperte le sue tele nere provengono dalla “strada”, dalla cultura della street-art. L’artista si pone come un interprete, ricercatore di simboli urbani che classifica sulle proprie opere in un ricettacolo della contemporaneità umana. Prima fotografa, poi proietta, e infine tratteggia quelli che possono essere considerati i componenti di un vocabolario cittadino, sotto gli occhi e alla mercé di chiunque. Il singolo elemento, così estrapolato dal proprio contesto d’origine – se di origine si parla, poiché sarebbe meglio dire “collocamento estemporaneo”-, si elevano a manifesto: perdendo la loro caratteristica primaria, tali graffiti esistono in virtù di una nuova disposizione sulla tela. Ne deriva un insieme di gesti rubati, la cui valenza criptica e sperimentale rende l’informazione, ossia il segno con il suo significato intrinseco, necessariamente propria di una realtà altra, diversa e in continuo mutamento. Forse Pedro Matos “salva” questi simboli, ponendoli a perenne monito nelle proprie opere, evitando che subiscano il destino percettivo delle copie nella realtà: sbiadire, a causa del tempo e dello sgretolarsi dei palazzi.

Pietro Bazzoli


Ditte Ejlerskov e Pedro Matos

Leaving No Trace

A cura di Domenico De Chirico

20 gennaio – 31 marzo 2021

Galleria Bianconi – Via Lecco 20 – Milano

www.galleriabianconi.com

Instagram: galleriabianconi


Caption

Ditte Ejlerskov e PedroMatos, Leaving No Trace – Installation view, 2021, Milano – Courtesy Galleria Bianconi, ph Bruno Bani