L’identità è qualcosa che plasma indissolubilmente la materia, attribuendole caratteristiche riconoscibili e inequivocabili e quella di LAW IS ART è perfettamente nitida e messa a fuoco, come uno scatto fotografico.

Conseguenza, casualità o semplicemente per una sorta di strano destino (personalmente propendo per la terza), la fotografia diventa un aspetto centrale del progetto. Presenza fisica nella collezione permanente, si fa improvvisamente immateriale nelle mostre temporanee in cui affiorano solo elementi tipici del suo linguaggio. “Focus e obiettivi” chiari e espliciti trovano rappresentazione estetica nelle ricerche più interessanti degli artisti rigorosamente italiani, a prescindere dalle tecniche utilizzate.

La sua fisionomia è definita da aspetti “circostanziati” come qualità dei contenuti, coerenza e una smisurata passione che muove l’agire all’interno dello Studio legale associato LCA, indipendente e con una grande visione contemporanea esattamente come il progetto.

L’utopia del reale prende forma attraverso le pareti di un palazzo milanese del XX secolo, regalando un improvviso senso di sospensione che ci accoglie all’ingresso tra immagini visionarie, intime o teatrali per ricondurci, immediatamente, al sorriso di un’opera della Kruger, lo stesso gentile e garbato degli avvocati e soci dello studio, Maria Grazia Longoni Palmigiano e Monia Baccarelli, che ci raccontano con entusiasmo e professionalità il segreto di LAW IS ART!


Come nasce l’idea di collocare una parte della propria collezione personale nello studio legale di cui è socia portando l’arte contemporanea fuori dai percorsi tradizionali?

Maria Grazia Longoni Palmigiano: Come collezionista, conosco in modo approfondito e diretto il sistema e le realtà che gravitano intorno all’arte. Con mio marito sostengo già altre iniziative facendo parte dell’associazione Acacia, presieduta da Gemma De Angelis Testa, i cui associati sono appassionati di arte contemporanea. A fine 2013 sono entrata nello Studio e ho subito pensato a un progetto il cui obiettivo fosse quello di portare l’arte fuori dagli spazi abituali. Il modo era chiaro, da un lato, la collezione permanente, utilizzando la formula del comodato allo studio delle opere mie e di mio marito; dall’altro, le mostre temporanee di artisti italiani. Volevamo incuriosire, senza alcuna pretesa di insegnare alcunché, ma mostrare cosa l’arte contemporanea ci vuole comunicare ora. Appena entrata in studio ho preso contatto con il MIART per collaborare con la Fiera e abbiamo colto la possibilità di sponsorizzare il premio EMERGENT. Penso che l’autenticità e l’affidabilità dell’iniziativa abbiano la forza di coinvolgere tutti, dai soci dello Studio, agli sponsor tecnici, come AXA Art e APICE, che ci sostengono nelle mostre che organizziamo.

Monia Baccarelli: Sono qui da poco più di un anno e il mio primo incontro con Giovanni Lega, managing partner dello Studio, è avvenuto proprio qui, con la grande fotografia di Barbara Kruger, il sorriso in primo piano di una donna con la scritta “Help”. La nostra filosofia è espressa proprio in quell’immagine, siamo qui per sostenere i nostri clienti e trovare soluzioni. L’arte può diventare un messaggio più forte di qualunque altra forma di comunicazione. Quando ho conosciuto Maria Grazia mi ha coinvolto nel progetto con entusiasmo, è una professionista piena di idee, che qui trovano terreno fertile.

MGLP: Le idee non mancano, ma si possono realizzare solo con la collaborazione di tutto lo Studio, il ruolo di ognuno è fondamentale.

Botto e Bruno

Ingresso – Botto e Bruno: Un terrain forestier III 2013-2015, Le monde extérieur III 2013-2015, Un terrain forestier I 2013-2015, Le monde extérieur II 2013-2015, Le monde extérieur I 2013-2015 – Courtesy Botto e Bruno e LAW IS ART, LCA

Nella collezione vedo molti media contemporanei, video e tanta fotografia. Esiste un filo conduttore, cosa cercate in un’opera o in un artista?

MGLP: La nostra collezione personale è composta anche da altro, ma è vero che la fotografia occupa un ruolo preminente. Mio marito ed io abbiamo sempre comprato d’istinto, siamo collezionisti genuini, non abbiamo mai venduto nulla di ciò che abbiamo acquistato e nemmeno mai pensato all’acquisto come forma di investimento. Siamo profondamente attratti dalla fotografia, ma non c’è un motivo specifico. Abbiamo, nel tempo, constatato che nella collezione sono presenti tante donne, evidentemente, in modo inconscio, siamo attratti dalle opere connotate da una particolare sensibilità. L’arte contemporanea è sicuramente difficile per chi la conosce poco, per cui ho scelto di portare in Studio lavori non troppo complessi, che siano in grado di creare immediatamente una relazione con chi le guarda, Wim Wenders, Araki, Guy Tillim, Letizia Cariello, solo per citarne alcuni.

Come si sviluppa il progetto LAW IS ART! e com’è il rapporto con il pubblico?

MGLP: Ci piaceva creare un contesto in cui dare spazio agli artisti italiani attraverso incursioni temporanee nello studio, in particolare nella Project Room e nell’ingresso, così è nato nel 2014 LAW IS ART!. È un progetto semplice, ma con un’identità precisa, la passione prima di tutto, la qualità delle proposte e la coerenza, che, devo ammettere, a volte mi rende impopolare. Sono necessariamente rigida sulle scelte che faccio, per far sì che il progetto sia di qualità, privilegio coloro che hanno maturato un percorso di un certo livello e che ritengo possano entrare in relazione con il pubblico, Tale rigore ci permette di avere credito e un apprezzamento trasversale dal mondo dell’arte nonché supporti tecnici per realizzare le mostre, che, tra l’altro, cambiano due volte all’anno. I clienti, poi, si accorgono quando nella Project Room sostituiamo le opere e chiedono spiegazioni sull’artista e sul suo lavoro e tutto questo ci fa capire che abbiamo raggiunto il nostro obiettivo, ovvero consentire un dialogo tra l’arte contemporanea e chi frequenta lo Studio.

MB: L’arte consente di creare relazioni e coesione e costituisce un canale preferenziale per la trasmissione di contenuti, con codici di lettura che sono spesso immediati. Il progetto effettivamente, come già detto, trova una vera e propria partecipazione da parte di tutti, dai colleghi, allo staff, ai giovani stagisti, ognuno con una modalità diversa ma la caratteristica è proprio questa coesione.

Come selezionate gli artisti per mostre in studio? Seguite delle tematiche particolari?

MGLP: Il contemporaneo ha vari filoni e artisti diversi e noi cerchiamo di attingere a questo bacino, in un momento particolare della loro carriera. Li conosco personalmente, così come le loro ricerche.
L’utopia di Botto e Bruno, il salvataggio di luoghi di Silvia Camporesi, le sculture di terracotta di Chiara Camoni, la materia di Franco Guerzoni o le opere di Letizia Cariello, Brigitte Niedermair e Tatiana Trouvè hanno arricchito i nostri spazi.
Nessuno degli invitati ha mai rifiutato o non è stato soddisfatto, così come le gallerie di riferimento, quando presenti.
Non ci sono temi imposti, l’artista è libero di decidere cosa fare, l’unica richiesta è proporre un lavoro che sia comprensibile e apprezzabile, che possa avvicinare il pubblico e non scoraggiarlo con progetti troppo complicati creando una reazione empatica. Non abbiamo un curatore e agiamo in prima persona. Ci occupiamo di tutto, prepariamo i testi con gli artisti, allestiamo insieme la mostra, mettendo loro a disposizione tutto ciò di cui hanno bisogno. Devo dire che c’è un grande attività di squadra, che riesce a diffondere la sua energia anche durante le inaugurazioni. Tutto questo ha un impatto molto positivo sul nostro progetto.

Chiara Camoni

SALA OCRA – A partire da sinistra verso destra: Chiara Camoni, Senza Titolo #18 2015, La Venere senza Serpenti 2014, Astrazione è empatia, c01 2015 – Courtesy LAW IS ART, LCA, ph Camilla Maria Santini

L’arte privata ha una dimensione sempre più pubblica generando una sorta di “museo diffuso”. Cosa pensa del ruolo dei privati all’interno del sistema dell’arte?

MGLP: Che il ruolo del privato sia fondamentale è fuori di dubbio, pensiamo alle Fondazioni come Prada, Trussardi, Carriero, al loro impegno e a tutte quelle grandi o piccole iniziative private e indipendenti. Penso che ciò che manca sia un po’ più di associazionismo per essere più forti.
Anche dal punto di vista fiscale occorre fare delle riflessioni più approfondite sulla normativa, sulla distinzione tra chi acquista per collezionare e chi compra invece per poi rivendere, piuttosto che su una possibile riduzione dell’iva, che avrebbe sicuramente un impatto positivo sul mercato e non solo dal punto di vista economico, ma anche per valorizzare i nostri artisti. Per sensibilizzare i vari operatori del sistema, abbiamo appena tenuto un seminario proprio su questi argomenti.

Come studio vi occupate di diritto dell’arte?

MGLP: Possiamo considerare tre filoni del progetto. Il primo è quello culturale e di sostegno agli artisti; il secondo quello della formazione, indirizzata, tra gli altri, a professionisti, università e promotori finanziari, per i cui clienti l’arte può essere una forma alternativa di investimento. Il terzo è costituito dall’assistenza legale, giudiziale e stragiudiziale. Nel dipartimento dedicato, ciascun professionista ha una propria specializzazione, Monia è esperta in diritto autore; due dottori commercialisti del dipartimento tax dello Studio, Matteo Moretti ed Emanuela Rollino, sono spesso dedicati alle problematiche fiscali che ci vengono sottoposte. L’avvocato Sara Moro si occupa di diritto societario; io di contrattualistica, vendita di collezioni, passaggi generazionali e donazioni, logistica e assicurazioni. Le collaborazioni esterne sono poi, indispensabili, come con studi notarili e art advisor.

MB: Lavoriamo per l’arte e con l’arte. Mettiamo a disposizione la nostra esperienza, la conoscenza del sistema e la nostra professionalità per trovare soluzioni che soddisfino il cliente. Anche l’attività di formazione è importante, come l’adesione alle diverse iniziative culturali. Ed è per noi altrettanto importante promuovere gli artisti contemporanei italiani, che non hanno le stesse chances di affermarsi a livello internazionale come quelli di altri Paesi.

Prossimi progetti?

MGLP: Il premio “LCA per Emergent” di MIART 2018, che premierà la migliore galleria emergente nel panorama artistico contemporaneo. È il terzo anno che sosteniamo l’iniziativa.
Una mostra di Michele Guido nell’ambito di LAW IS ART!, proprio in occasione della fiera, negli spazi di Palazzo Borromeo, che ha già ospitato due edizioni passate (Niedermair e Cariello). È prevista l’inaugurazione l’11 aprile e poi una replica il 14 aprile e poi la pubblicazione, in collaborazione con Axa Art e APICE, di una brochure operativa al prestito delle opere. Abbiamo altre idee ma sono ancora in fase embrionale e ci sarà occasione di parlarne!

Elena Solito

LAW IS ART – www.lcalex.it

Immagine di copertina: Installation view Reception – In primo piano, nella libreria: 
Silvia Camporesi, 
Biblioteca Gambalunga – Rimini – 2017. Sullo sfondo, dietro la reception, da sinistra a destra: Letizia Cariello, Calendario Sealtiele 2012 e Calendario#49 – Courtesy LAW IS ART, LCA, ph Filippo Fortis

 

Elena Solito

Ha studiato moda e fotografia. Ha collaborato come contributor con alcune riviste. Studia Beni Culturali all’Università degli Studi di Milano, si occupa di storytelling e collezionismo privato. È interessata alle nuove istanze artistiche che si sviluppano in quelli che sono i “non luoghi” dell’arte.