L’ “hand made cinema” di Jean-Baptiste Maitre in mostra a Milano.

Jean-Baptiste Maitre porta a Milano la sua innovativa e spiazzante voglia di stupire e far riflettere sul medium cinematografico e sul nostro modo di percepire il mondo. Fino all’8 luglio, l’elegante sede espositiva della RITA URSO|artopiagallery ospiterà la mostra personale dell’artista d’oltralpe Fluid carrying the Hopes of Ships in Distress. L’esposizione, il cui titolo è tratto da un’opera scritta nel 1913 dal poeta sperimentale francese Henri-Martin Barzun, presenta al pubblico un selezionato gruppo di dipinti polimaterici singoli e montati in una grande installazione, un video e una serie di sculture realizzate con alcune corde dipinte.

Nato nel 1978, Jean-Baptiste Maitre si trova, circa, a metà strada fra la generazione degli artisti neo-concettuali e quella dei ragazzi divenuti maggiorenni nel nuovo millennio. Dei primi mantiene quella forte carica intellettualizzante che infiamma tutto il suo percorso artistico, ai secondi lo accomuna una volontà di ritorno verso un fare manuale caldo, che privilegi un contatto diretto, quasi affettuoso, con i materiali. L’artista francese può, inoltre, essere avvicinato a quella tendenza generale, emersa negli anni novanta dello scorso secolo e sviluppatasi sempre più con il passare dei decenni, che conduce verso una visione post-mediale della produzione estetica, visione che porta non più nella direzione di una spasmodica ricerca della riconoscibilità ma a sfruttare e sperimentare tutti gli strumenti possibili per esprimersi senza timore di confondersi nel mare della creatività diffusa.

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Courtesy Artopia Gallery

Quella milanese è una prova davvero complessa. Le premesse giungono da molto lontano nella storia e fanno riferimento all’invenzione delle onde radio e alla conseguente e permanente variazione nella nostra concezione delle distanze e delle durate. Le opere in mostra conducono verso una modalità di misurazione dello spazio e del tempo attraverso il cinema, inteso nelle sue componenti tecniche, meccaniche e non immaginifiche. Le corde, che determina o misurano lo spazio, fanno riferimento al toise, un righello utilizzato in archeologia che ricorda la struttura di alcuni sistemi di film editing. I dipinti sono invece realizzati attraverso una struttura a strisce verticali che riproduce, in un diverso materiale, delle porzioni di pellicola da 35mm.

Medium gravido di futuro, la celebre striscia di celluloide può essere ridotta alla sua unità base, quel frame che null’altro è se non uno scatto fotografico perso in un flusso, fra tanti altri che lo precedono e lo seguono a una distanza impercettibile. Suo corrispettivo nel campo della letteratura può essere considerato il post-it, spazio minimo per il contenuto di un’informazione. Questi semplici elementi sono lo specchio della società in cui vivono, società nella quale la cultura corre veloce parcellizzata in unità minime di senso, “memi” li definirebbe Richard Dawkins.

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Courtesy Artopia Gallery

Quello delle immagini in movimento può essere considerato come un modo ingannevole di percepire il mondo, come uno dei tanti sistemi con i quali l’occhio umano è raggirato da una visione che da per reale ciò che non lo è. Illusoria è anche la vita al giorno d’oggi, attanagliata da un ritmo consumistico, che dilaga dal lavoro al tempo libero senza riuscire a eliminare quel soffocante senso di solitudine che caratterizza questa nostra era delle connessioni. Con la sua mostra, Jean-Baptiste Maitre, si fa portavoce di questo cortocircuito odierno, evidenziando come non si possa più fruire ingenuamente la  contemporaneità, ma sia necessario farlo consci dell’esistenza di sistemi sviluppati per ingannare il nostro comune senso di essere nel mondo.

Marco Roberto Marelli

JEAN – BAPTISTE MAITRE

Fluid carrying the Hopes of Ships in Distress

 19 maggio – 8 luglio 2016

RITA URSO | ARTOPIAGALERY  – Via Lazzaro Papi, 2 Milano

www.artopiagallery.net

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