Kiribati di Antonio Fiorentino: appunti di un viaggio in una dimensione sospesa

Entrare nella mostra di Antonio Fiorentino, realizzata a cura di Marcello Smarrelli e visitabile fino al 19 luglio presso la Fondazione Pastificio Cerere di Roma, significa trovarsi mentalmente e visivamente in un luogo lontano, recondito, meraviglioso, quanto avverso al tempo stesso. Kiribati non è solo il titolo dell’esposizione, ma anche il nome di uno stato insulare dell’Oceania, composto di trentatré isole distribuite su tre arcipelaghi, dove l’artista ha trascorso due mesi di osservazione del territorio e della popolazione, di appena 110000 abitanti. Ciò che ne ha tratto è limpidamente esternato nel Pastificio del quartiere San Lorenzo, a tal punto da abbreviare simbolicamente la distanza che ci separa da quelle isole nel mezzo del Pacifico.

Pensare che siano così distanti da ciò che le circonda è, almeno temporalmente, un azzardo, soprattutto dopo aver constatato che Kiribati si trova sulla Linea internazionale del cambio di data: è perciò il primo territorio a salutare il nuovo giorno e quindi il nuovo anno. Un navigatore che, procedendo verso gli arcipelaghi da est a ovest del 180° meridiano, arriva sull’isola Carolina (la prima dello Stato a ovest della Linea) passa istantaneamente da una determinata giornata a quella successiva, fino a poco prima lontana. Alla mezzanotte del 31 dicembre saranno già le ventiquattro del 1 gennaio, e viceversa per chi procede in direzione opposta. È evidente che le isole vivano nel futuro, oltre che in un continuo ritorno al passato. Peccato che questo salto sia verso un futuro fittizio, vano e apocalittico: i tre arcipelaghi scompariranno entro pochi decenni poiché l’innalzamento dei mari, dovuto al riscaldamento globale, sta sommergendo progressivamente le loro terre. Recarsi a Kiribati è un viaggio nel tempo in una dimensione sospesa, indefinita e distorta a seconda della direzione percorsa. Un’esperienza congeniale per un’artista che si rivolge all’alterazione e trasmutazione della materia attraverso lo scorrere di una temporalità anomala.

In linea con gli obiettivi del Pastificio, da sempre all’avanguardia nella promozione della sperimentazione di giovani artisti, Fiorentino espone una serie di opere che ripristinano un ambiente a immagine e somiglianza di un villaggio di Kiribati; ne rappresentano una metafora, una trasposizione. Il coinvolgimento dell’osservatore è amplificato, innanzitutto, da un tappeto di calchi in gesso riproducenti spugne, coralli e pietruzze delle isole, che ricoprono interamente il pavimento della galleria. L’andamento in terra di questi ciottoli è determinato casualmente dal passaggio dei visitatori che devono calpestarli per proseguire il loro percorso. Su questo “esotico” parterre l’artista dissemina altri oggetti del luogo. Alcuni sono prelevati, immacolati e integri, da Kiribati: una corona, una rete, un osso d’animale, tracce di legna e di resti naturali. Altri riferimenti insulari come un copricapo, un bracciale, una corda, un medaglione e diverse conchiglie, sono invece stati fusi in bronzo e poi ricoperti di una patina dorata. Ad accentuare l’immedesimazione nelle isole concorre del tabacco che brucia in una ciotola, rilasciando un odore analogo a quello avvertito dalle popolazioni locali. Popolazioni che, consapevoli dell’imminente innalzamento delle acque, costruiscono sulle spiagge alte barriere in pietra; così si spiega il muro di ciottoli che l’artista installa in fondo allo spazio espositivo a imitazione dello strumento di difesa gilbertese.



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Alcune operazioni presenti in mostra sono ricorrenti nella produzione di Fiorentino: la sperimentazione sulla materia, da cui, con una capacità alchemica, libera il valore simbolico, e il ritorno alla forza espressiva dei processi naturali, alla loro imitazione. Anche gli oggetti fusi in bronzo emulano perfettamente la matericità di un frammento in legno o di una corona di foglie. È una natura che, come in Misellathum Pharallelus (2015) e Dominium Saturnus (Wall Tea) (2017), è fatta di relitti, fossili e reliquie appartenenti a un’’epoca lontana, all’immaginario simbolico di una realtà arcaica e primordiale. Eppure Kiribati è un luogo già nel futuro per chi, con la fronte a ovest, procede lungo i suoi litorali incontaminati. Un tale cortocircuito emerge anche nel video annesso alla mostra a partire dal 15 aprile. Dopo lembi di terra arsi e aridi in mezzo alla distesa oceanica (paradossale per un luogo che verrà sommerso), l’inquadratura sosta su relitti di barche e costruzioni malconce che due bambini esplorano curiosamente. La lucentezza e il nitore dei fondali convive con un ambiente inospitale a tinte spente, cosicché il paesaggio oceanico si approssima a uno scenario lunare, da un lato fermo nel passato e dall’altro proteso rapidamente verso l’avvenire.

Fiorentino dissemina nella galleria tracce e ricordi delle isole, per trasmettere un diario di viaggio per immagini allo spettatore che, in una dimensione quasi onirica, si riconosce nella realtà sospesa di Kiribati. Se le rocce presentate in galleria da Robert Smithson accentuavano il contrasto tra site e non-site, tra territorio naturalistico e contenitore museale insufficiente, in questo caso il legno, i coralli e gli altri residui esposti nello spazio romano non hanno alcun fine critico che non sia la ricostruzione del contesto oceanico, il racconto di un itinerario che ha attraversato un tessuto temporale fluido e casuale. La contrapposizione tra l’orologio delle isole sempre proteso in avanti, e il tentativo dell’artista di cristallizzare in mostra il valore simbolico dello spazio, è la riproposizione di ciò che prova la gente isolana: un popolo che vuole arrestare il tempo, renderlo duraturo grazie alla prosecuzione simbolica di forme e tradizioni, data la consapevolezza di una propensione al futuro che è solo effimera, destinata a scomparire sotto l’imponenza delle acque. Una coesistenza impossibile, ma concepibile per chi, come un alchimista della materia, sa plasmare la pietra anche in un tempo che non c’è.

Mario Gatti


Antonio Fiorentino

KIRIBATI

A cura di Marcello Smarrelli

19 marzo – 19 luglio 2019

Fondazione Pastificio Cerere – Via degli Ausoni, 7 – Roma

www.pastificiocerere.it

Instagram: fondazionepastificiocerere


Caption

Antonio Fiorentino, Kiribati, 2019 – Still da video – Courtesy Fondazione Pastificio Cerere Roma, ph. Antonio Fiorentino

Antonio Fiorentino, Kiribati, 2019 (part.) – Courtesy Fondazione Pastificio Cerere Roma, ph. Mario Martignetti

Antonio Fiorentino, Kiribati, 2019 (part.) – Courtesy Fondazione Pastificio Cerere Roma, ph. Mario Martignetti

Antonio Fiorentino, Kiribati, 2019 – Installation view at Fondazione Pastificio Cerere – Courtesy Fondazione Pastificio Cerere Roma, ph. Mario Martignetti



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