Come l’edera // Kerstin Brätsch_Ruine KAYA_KOVO

Negli spazi della romana Fondazione Memmo, la mostra realizzata da Kerstin Brätsch e Kaya (collettivo formato dall’artista stessa e dallo scultore Debo Eilers), a cura di Francesco Stocchi, si articola in due sezioni: Ruine (che coincide con la parte principale dello spazio espositivo, la Casa) e Kovo (nello spazio più intimo e raccolto della Stalla). Antica residenza della famiglia Bonaparte, Palazzo Ruspoli ospita ormai da anni la Fondazione ed è la sede perfetta per un dialogo ragionato tra pittura e scultura, segno e materia, passato e presente.

La mostra, come altre in precedenza, trae origine da un periodo di residenza durante il quale è favorito e promosso il dialogo degli artisti con artigiani locali; in questo caso è Walter Cipriani ad affiancare Kerstin Brätsch nella creazione di alcuni lavori in stuccomarmo.



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Dalla sinergia tra due professioni confinanti nasce il primo nucleo dell’esposizione: Ruine, rovina. Il titolo, così come l’allestimento – che alterna spazi più affollati a momenti di assordante silenzio – ci porta sin da subito in un un passato non definito nel tempo, fatto di colori e forme che scopriamo primitive, archetipiche. In questa sezione, a sua volta suddivisa in tre ambienti diversi – l’anticamera, la cripta e il foro – Brätsch fugge dalle facili lusinghe alle quali potrebbe cedere un’ artista straniera in un luogo come Roma, al fascino delle rovine che la rendono bellissima e problematica, uno spazio senza tempo, stratificato, spesso illogico, contraddittorio. Ed è proprio la contraddizione, l’assenza di retorica, a dominare questi tre ambienti che hanno nomi perfettamente in linea con il luogo che abitano, ma sono invasi da accostamenti stravaganti – luci al neon e tecniche antichissime – sospesi in un tempo non lineare, a metà strada tra decadenza e futuro ignoto. All’interno del primo ambiente troviamo i Marbling paintings, opere di natura pittorica ottenute attraverso la gocciolatura del colore su superficie liquida, trasportando poi il motivo creato su dei fogli di carta, e i lavori in stuccomarmo, opere a metà strada tra pittura e scultura, realizzate attraverso la felice collaborazione con Walter Cipriani.

I lavori di Kaya, che troviamo nella seconda sezione della mostra, Kovo, sono opere ancor più difficili da definire (se mai fosse necessario apporre ancora etichette ai lavori di artisti contemporanei), lavori che nascono dalla ormai datata collaborazione dell’artista con lo scultore Debo Eilers e – per questa specifica occasione – con il musicista Nicolas An Xedro. Quello che abbiamo davanti è un incontro/scontro tra pittura e scultura, e non solo; una traccia audio ci accompagna in questo percorso fatto di specchi, forme, segni, luci, in un ambiente che somiglia a una caverna primitiva e al tempo stesso futuristica, svincolata da connotazioni temporali, confini.

Nello spazio principale, il blu invade e illumina le forme circostanti come un sole, fulcro simbolico intorno al quale tutto ruota. Il dialogo tra opere e spazio è ben riuscito, tanto da far sembrare le prime come parti inscindibili da quest’ultimo; la pittura e la scultura si insinuano sulla superficie delle travi e delle volte, delle pareti e del pavimento con la stessa naturalezza e ineluttabilità dell’edera: lo spazio è così contaminato dall’arte, dalla potenza generatrice che precede ogni opera.

Alessandra Cecchini


KERSTIN BRÄTSCH – KAYA

RUINE – KOVO

a cura di Francesco Stocchi

4 maggio – 11 novembre 2018

FONDAZIONE MEMMO – Via della Fontanella di Borghese, 56 – Roma

www.fondazionememmo.it


Caption

KAYA (Kerstin Brätsch and Debo Eilers) – work in progress, 2018 – Courtesy Fondazione Memmo, ph Daniele Molajoli

Kerstin Brätsch, Ruine – Installation view at Fondazione Memmo, Rome, 2018 – Courtesy Fondazione Memmo, ph Daniele Molajoli

KAYA (Kerstin Brätsch and Debo Eilers) – work in progress, 2018 – Courtesy Fondazione Memmo, ph Daniele Molajoli



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