Oggi è sua, Milano è la città di Josè Lerma. Qui tutto funziona, la sinergia fra pubblico e privato ha finalmente dato nuova luccicanza alla Madonnina inserendola nel gota dell’arte contemporanea mondiale. Dove non può lo stato, arrivano i soldi e la pubblicità delle grandi potenze economiche. Massimiliano Gioni vaga felicemente alla scoperta della città; a pochi passi dal quasi periferico Piazzale Lodi sorge, come da suo fare, la “torre d’avorio”, un poco snob, di Rem Koolhaas. La Brand New Gallery (preceduta per l’occasione dal milanessisimo articolo) si propone al pubblico come corretta dimensione mediana, galleria davvero di ricerca che racconta la più interessante produzione estetica internazionale dei nostri giorni. Con The Last Upper, prima mostra personale dell’artista spagnolo negli spazi di via Farini, José Lerma conduce lo spettatore all’interno della sua pittura concettuale, evidenziando una poetica che riflette e quasi gioca con la grande arte di un passato più o meno lontano e con il contesto in cui è presentata.
Le tematiche proposte ruotano attorno al nesso fra finanza, economia e storia e si condensano intorno a tre nuclei principali: Il ritratto, la rappresentazione dei “Mercanti di denaro” e dell’Ultima Cena.

 José Lerma

The Last Upper, 2017 – exhibition view – courtesy the artist and Brand New Gallery, Milano

Realizzate attraverso la riproposizione di pattern utilizzati per la sicurezza bancaria, due tele rappresentano il volto rispettivamente di Frank DiPascali, celebre braccio destro di Bernie Madoff, e di Annette Bongiorno, la sua segretaria. Una terza tela, simile ma più grande, reca il titolo Man on Black Friar’s Bridge. Occhi profondi, clavo e dall’ampia fronte, baffi piccoli e duri, la persona rappresentata è Roberto Calvi. Simbolo della cattiva finanza italiana, al centro di oscure vicende e della crisi del Banco Ambrosiano, verrà ritrovato impiccato, il 18 giugno 1982, sotto il Ponte dei Frati Neri a Londra. Sempre legate al mondo del denaro, due grandi tele dal medesimo titolo, The Money Changers, si rifanno rispettivamente a dipinti di analogo soggetto realizzati da Jan Sanders van Hemessen e Jacob Jordaens nel Cinquecento e nel Seicento. Basato su un celebre dipinto seicentesco di Jean Nocret, che ritraeva la famiglia reale francese abbigliata con abiti ispirati alla mitologia greca, è il lavoro Royal Family by Jean Nocret Under Water. Qui lo spunto per il tema dell’opera corre sull’oceano, passando dalla repubblica transalpina all’odierna famiglia presidenziale statunitense.
Il tema dell’Ultima Cena, ripreso in maniera significativamente ironica nel titolo dell’esposizione dove il termine “supper” (cena) è sostituito dal termine “upper” (anfetamina), viene ricavato non direttamente dal capolavoro milanese di Leonardo e neppure dalla meravilgiosa realizzazione di Gaudenzio Ferrari visibile in Santa Maria della Passione ma, rispettivamente, da opere di Lucas Cranach e del Maestro del Libro di casa.
Nato nel 1971 a Siviglia, cresciuto a Porto Rico, Josè Lerma conclude il suo percorso di studi negli Stati Uniti. La sua ricerca estetica lo porta a confrontarsi con il concetto stesso di pittura con la precisa volontà di mostrarne il valore storico, la funzione di mezzo, di strumento che di volta in volta è stato utilizzato per diversi scopi. Prestigioso rappresentante di quella generazione in bilico fra anni Sessanta e Settanta, le sue modalità espressive lo portano ad abbandonare la facile ricerca dello shock emotivo mainstream in favore di materiali più friendly, gommosi e caramellosi, che invadono le opere e che rimbalzano fra tattilità morbide ma fredde e dure ricerche optical realizzate con biro propense a umane sbavature. Artista dal talento indiscutibile, il suo fare può essere avvicinato a quello del collettivo Gelitin, evidenziando però come gli esiti del suo lavoro vivano sempre entro i limiti del quadro e non raggiungano mai il fare prettamente performativo del gruppo di operatori estetici austriaci. Un ritorno al dipingere con la pittura, che quando supera la cornice e fugge dalla parete non si fa mai ambiente ma rimane oggetto o installazione .
Una gioia infantile è il filo conduttore di molti suoi lavori, un’esplosione calda di colori ed emozioni che portano a una riflessione seria che non esprime opinioni ma pone interrogativi sulla nostra storia.

 José Lerma

The Last Upper, 2017 – exhibition view – courtesy the artist and Brand New Gallery, Milano

Milano è per tutti la città della finanza e, in campo artistico, di Leonardo da Vinci. Josè Lerma decide allora di raccontarla attraverso questi due punti di vista, senza giudizi di valore e senza voler cadere in facili luoghi comuni. Il suo è l’occhio del cronista straniero, disegna un’avventura attraverso un racconto che si fa metastorico, che sul filo rosso del denaro e del potere fa scorrere una vicenda che, dai frati fortunati del refettorio di Santa Maria delle Grazie, arriva fino ai frati lontani di un ponte nero.

Marco Roberto Marelli

 

JOSÉ LERMA

THE LAST UPPER

31 maggio – 09 settembre 2017

BRAND NEW GALLERY – via Farini, 32 – Milano

www.brandnew-gallery.com

Immagine di copertina:  The Last Upper, 2017 – exhibition view – courtesy the artist and Brand New Gallery, Milano

 

Marco Roberto Marelli
Storico e critico d’arte si laurea in Arti Visive nel 2012 a Bologna. Nato a Monza nel 1986 lavora come autore e curatore indipendente dopo aver collaborato con prestigiose realtà culturali in Italia e all’estero.