Produzioni editoriali indipendenti e arte contemporanea. Panopticon zine

Quando il giurista J. Bentham immaginò il Panopticon, un carcere sperimentale progettato secondo parametri di osservazione centralizzata, quindi in una forma circolare concentrica, mai avrebbe pensato che potesse svilupparsi un effetto collaterale che, invertendo il meccanismo di controllo in una visione unica e semi allucinata, diventasse dinamo per nuove e metamorfiche produzioni visive. Panopticon è il nome di una produzione editoriale indipendente che attinge all’etica, e anche all’estetica, delle fanzine ma che compie incursioni sostanziali nei territori delle arti visive contemporanee. Ha all’attivo già due numeri, o meglio, tre issue in totale – poiché fedele alla linea delle pubblicazioni indipendenti che partono dal numero 0 – realizzati grazie alla sua vocazione di hub per le arti visive, ricevendo contributi da artisti come Matteo Coluccia e Stefano Giuri. Come un osservatorio in forma compiuta e cartacea sintetizza e riporta un presente che più distopico non si può, riconosce nell’ibridazione di tecniche media, collage su tutti, il dispositivo di rilevazione della realtà, trasfigurandola in una semantica debitrice di una certa rave culture e delle scene hc/punk . Registra anche l’intuizione di estendere le sue propaggini espressive grazie a supporti audio, riesumando le musicassette e un’attitudine di belligeranza indipendente, annoverando tra i contributi Raw Culture.
Per conoscere i territori senza confini di questo progetto editoriale abbiamo intervistato il suo ideatore Mattia Maisto.


Edizioni e multipli d’artista che si avvalgono di media e attraversano circuiti differenti. Da quali trascorsi, o da quale futuro viene Panopticon?

Panopticon cerca di rendere più vicina possibile questa ambivalenza temporale data da passato e futuro. L’occhio è rivolto a entrambi perché convivano al meglio nel presente. Un rimando al passato, mescolato nel presente, per ribaltarlo in un futuro non troppo lontano.

Il numero 000 ha visto i progetti sviluppati da due artisti attivi nel panorama fiorentino, Stefano Giuri e Matteo Coluccia, i cui contributi viaggiano tra il visivo e il materico. Oltre ad accostarsiall’appeal fanzinaro, che di gadget et similia riempie le case dei suoi proseliti, Panopticon, in veste formalmente underground, realizza un’art zine e un mini leporello connessi a vicende storiche. Grazie alla pratica dell’estrapolazione e della campionatura, nella tape release “Radio Busto Arsizio 1945- 2020”, vengono remixate in un corpo unico figure oscure, della storia, della politica della letteratura e del mainstream televisivo. Una nigredo culturale tutta da ascoltare, che la romana“Raw Culture” ha prodotto. Ce la racconti?

Certamente. Il numero 000 segna la nascita del progetto (ed è qui che si spiega perché la scelta cada sullo 0 e non sull’1) e, come ogni nascita, è giusto celebrarla a dovere.
Dopo aver ascoltato in preview Radio Busto Arsizio non ho esitato un attimo a proporre la prima uscita di Panopticon con questa release. La scelta degli artisti non è stata fatta a caso, conosco Matteo e Stefano di persona e conosco il loro modo di operare e così, dopo anni che non li sentivo, non ho esitato un attimo a chiamarli.
Quindi, tra un “come stai?” e un “ Come te la passi la quarantena?”, è nato questo numero che ritengo molto intimo, soprattutto ben riuscito. Entrambi gli artisti hanno centrato in pieno il goal e il risultato era proprio quello che immaginavo: due zine con un’attitudine forte e fuori dagli schemi, eleganti e raw allo stesso tempo. Sold Out in 24 ore.

La seconda uscita COFICTION19, oltre a essere riferibile alla reclusione domestica coercitiva per una certa assonanza, aderisce letteralmente al nome della ‘zine stessa, esplicita un’attitudine piuttosto radicale, fatta di pluralismo artistico, estetica weird, un approccio tra il sublime e ilviolento. Una parafrasi dell’immaginario collettivo che stiamo contribuendo a costruire tuttiinsieme, tra artisti e user/amatori del “creativismo”?

Esattamente! Parola d’ordine? N E T W O R K. In Panopticon un aspetto che ritengo molto importante e sacro, per così dire, è la dominanza creativa dell’artista. Ciò emerge anche in Cofiction19, nella quale io e Giovanni Inglese abbiamo selezionato 16 artisti che lavorano con stili e media differenti; abbiamo chiesto loro, attraverso un testo scritto su word, anche abbastanza grossolano, di affrontare questa tematica sulla società post-covid. Il risultato? 16 lavori totalmente diversi, messi uno dopo l’altro, con le pagine non-numerate e senza mai anticipare l’artwork con il nome dell’artista. Volevamo un caos che risultasse armonioso, volevamo che il lettore curiosasse dalla prima all’ultima pagina senza cercare da subito l’artista X, per far, quindi, diventare la lettura una full immersion che lo avvicinasse ai diversi mondi che riescono a convivere nella stessa fanza e che, in un certo qual modo, affrontano lo stesso tema.
Si passa dalle fiamme e martelli di RRR, al cruciverba di PiùPop, alle creature di Milky, ai progetti architettonici di Alvar e Matéo, a quelli di clubbing di Asymmetrical e Linkin Bios, alla fotografia acida di Antonio, al progetto di videogame di kldn, al MR.DPCM di Egidio, and more, and more (solo per citarne alcuni).

Il rapporto con la politica e la società sembra continuare il linguaggio hardcore e una certa eredità che mi fa pensare all’operato di Codalunga, come a quello della “rave culture”. Dico continuare perché l’eredità del passato è già di per sé un fatto oberante dell’epoca in cui viviamo. Come dice S. Reynolds, siamo affetti da una forma di retromania, musicale ed espressiva, senza precedenti, che costruisce un futuro che sembra possibile solo se generato dal passato.

Sono onorato per il riferimento a Codalunga, spero che anche Panopticon possa riuscire in questo intento, ovvero quello di portare questa realtà sub culture davanti gli occhi di tutti e far sì che questo mondo, considerato “nicchia”, si espanda sempre di più. È importante mantenere sempre un pensiero rivolto al passato perché sono dell’idea che tutto torna (e non è una frase fatta) ma è altresì importante rapportarsi con quello che è il proprio presente, con i suoi mezzi.
In Panopticon, mantenere vivo il passato significa rispettare l’eticità di quello che è il mondo delle zine, ovvero lo scambio di idee, la collaborazione, l’autoproduzione e l’autofinanziamento.



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Spesso dietro a produzioni editoriali come quella di Panopticon ci sta anche tutto un universo parallelo di eventi, solitamente musicali, oltre che artistici. Nel vostro caso come funziona il connubio tra queste due forze centripete e sotto una evidente marcatura a diventare sempre più “liquide”?

Sarebbe stato stupendo far nascere Panopticon un po’ “alla vecchia maniera”, con eventi dedicati e non disturbati dalla pandemia, ma ciò nonostante credo che il moodboard del progetto sia abbastanza chiaro e leggibile.
Far coesistere queste due forze è come pensare a Liquid Crystals Enviroment di Gustave Metzgar, dove tutto si auto-distrugge e si auto-crea nello stesso momento, questa trasformazione continua non fa altro che creare un numero infinito di nuove forme e colori rispetto la forma iniziale prestabilita.

Panopticon si presta a essere materia duttile, supporto mobile, serbatoio netizen, con base a Roma. Quanto e come pensi che quest’ambiente culturale influenzi e determini la produzione della zine?

Ogni creazione nasce da un’esigenza e questa è scaturita da più fattori che sono dati da ciò che ci circonda tutti i giorni, il cosiddetto “quotidiano”, quindi società e cultura.
Panopticon è frutto del suo ambiente socio-culturale, sia esso di natura positiva o negativa, ma una cosa è senz’altro certa: senza l’influenza del contesto non si sarebbe smosso nulla e questo progetto sarebbe rimasto archiviato in cantiere insieme a tanti altri.
Bisogna sempre sfamare il richiamo di esigenza.
Per quanto riguarda Roma, sicuramente è un punto cardine che mi ha portato alla realizzazione di Panopticon, ma non solo o forse non troppo, perché grazie all’era digitale in cui viviamo oggi giorno siamo, si, fisicamente in un posto ma possiamo abitare altre realtà.

Il disastro devasta ogni cosa, lasciando nel frattempo tutto intatto”, scrive Maurice Blanchot in L’ecriture du desastre. Al di fuori di ogni apocalisse incombente, ci racconti la prossima uscita?

Beh, non sarei così sicuro che tutto resti intatto! Il prossimo numero parlerà piuttosto di mutazioni e nuovi equilibri che seguono la catastrofe. Sarà curato da Davide Da Pieve e si intitolerà Accounto. Parteciperanno cinque artisti visivi e ci sarà un particolare allegato audiovideo. Tra poco lo troverete già in pre order!

A cura di Lara Gigante


www.panopticon.bigcartel.com

Instagram: panopticon.zine


Caption

PANOPTICON, progetto indipendente di Mattia Maisto – Courtesy PANOPTICON

COFICTION19, curata da Mattia Maisto e Giovanni Inglese, 2020 – Courtesy PANOPTICON

Giuseppe Brescia, Antonio Giancaspro, COFICTION19, 2020 – Courtesy PANOPTICON

Alvar Aaltissimo, kldn, Linkin Bios, COFICTION19, 2020 – Courtesy PANOPTICON

Milkycrushlies, Lorenzo (RRR) Silvestri, COFICTION19, 2020 – Courtesy PANOPTICON