INTERVISTA NEU RADIO – Risponde Caterina De Feo

NEU RADIO è l’emittente dell‘Associazione culturale Humus, nata dall’unione di conduttori e redattori radiofonici di Bologna con il desiderio di creare un aggregatore artistico capace di coniugare libertà e qualità,c on uno sguardo costantemente aperto alle nuove esperienze – in città e oltre. Neu Radio ha debuttato sul web il primo aprile 2018 nella forma di un audiomagazine, contenitore di podcast musicali e culturali, interviste e focus di approfondimento. Abbiamo parlato con Caterina De Feo, una delle fondatrici.


Come è nata Neu Radio? Ci racconti la genesi del nome?

NEURADIO è un’idea nata in seguito a un lungo processo di rielaborazione di uno strappo, l’abbandono di una realtà radiofonica a cui tutti noi fondatori abbiamo dedicato anni, alcuni addirittura una parte di vita.
Siamo un collettivo di autori e redattori radiofonici di Bologna, provenienti da un comune percorso sulle frequenze di Radio Città del Capo.
Questo è un nome che evitiamo di sottolineare troppo nelle nostre comunicazioni, un po’ perché siamo ormai in una fase nuova che spinge verso il futuro, un po’ perché si tratta di un capitolo doloroso percmolti. In ogni caso credo che sia giusto contestualizzare a fondo per permettere a tutti di capire il nostro progetto, senza essere pedanti.
NEU RADIO è nata dopo la conclusione di un lungo e faticoso dialogo tra un gruppo di collaboratori della radio e l’editore. Il tutto si è delineato già nel 2016: per mesi abbiamo tentato di arginare quella che a noi sembrava la definitiva deriva di uno spazio che tutti noi abbiamo amato, che mostrava un evidente scollamento dalla sua comunità, dai principi e dall’identità che l’ha caratterizzata fin dalla sua fondazione.
Ci eravamo denominati RCDC Viva (Radio Città del Capo Viva), ed è lì che abbiamo cominciato la nostra attività di apertura verso quella comunità che, come noi, si sentiva orfana della sua radio preferita.
Dopo svariati tentativi di dialogo naufragati ci è sembrato chiaro che fosse ormai arrivato il momento di iniziare una nuova pagina che sapesse essere espressione di quel senso di collettività che ci era mancata.
Ci siamo quindi costituiti come associazione, l’Associazione Humus, di cui Nicoletta Maldini è la presidente, che persegue la promozione della cultura radiofonica libera e indipendente.
Ecco perché NEU RADIO: una radio nuova, una radio in cui il “noi” fosse portante, un “noi” fatto da singoli riuniti dall’esigenza e dal desiderio di catalizzare forze ed energie creative.
Un gioco di parole, un po’ sciocco forse, basato sull’ambiguità della pronuncia alla tedesca che richiama anche uno scenario krautrock: ci è piaciuto subito.
Sopratutto ci ha salvati dal dramma di trovare un nome, una fase che spesso è paralizzante per chi si affaccia su un nuovo progetto.

Cosa significa fare radio oggi? Nella fattispecie una radio indipendente.

Fare radio oggi è una sfida. Lo è per infinite ragioni.
Il mondo della comunicazione è in balia della rincorsa alla velocità, al click. Non c’è più tempo, o almeno questo è quello che sembra, per approfondire,studiare, capire.
La musica si ascolta su Spotify e pochi tra i giovani hanno l’abitudine di ascoltare la radio. L’algoritmo di Spotify è più immediato rispetto alla ricerca, alla scelta e all’ascolto di un programma radio. La mia non è un critica in assoluto, ma credo che il consiglio “umano” mantenga qualcosa di più prezioso rispetto alla proposta cucita su misura dai tuoi ascolti e accessi su una piattaforma di streaming a pagamento.
Noi vogliamo andare in una direzione diversa, e lo facciamo perché siamo innamorati dalla potenza che il mezzo radiofonico possiede intrinsecamente.
La radio crea un legame, una connessione fortissima tra chi parla e chi ascolta, si insinua nella vita e nello spazio di tantissime persone, anche lontane fisicamente, che finiscono per sentirsi unite. Permette tempi diversi, più posati, ma non necessariamente lenti, che aiutano a comprendere e a ragionare.
La voce umana è un qualcosa di immateriale ma al tempo stesso primordiale; è la prima cosa che percepiamo nella vita, in effetti.
Forse per questo la radio, secondo me, non morirà mai.
Ora non si è più legati alla frequenza come un tempo, sebbene dia moltissime possibilità in più in termini di ascolti, è chiaro.
Molti di noi hanno tramesso tutta la vita in FM e devo dire che oggi sentono molto la mancanza di quel brivido.
L’immediatezza della radio in FM è insostituibile, penso a quanti ascoltano la radio in macchina, per esempio; ma il mondo è cambiato anche in questo senso, ed esistono web radio che sono partite dal quartiere di una città e sono arrivate a coprire il globo intero. Penso a NTS, la più famosa e importante, ma è solo una tra moltissime. Red Light Radio è nata nel quartiere a luci rosse di Amsterdam, per esempio.
Una radio indipendente deve sapere esplorare, raccogliere l’humus culturale laddove cresce e naviga, proponendo percorsi diversi, ragionati, scegliendo la complessità e non la semplificazione.
Rincorrere il mainstream o le nostalgie come chiave del successo, è un paradosso, secondo noi.
Sto pensando all’ambito musicale, che mi riguarda più da vicino, ma il discorso non cambia per quanto riguarda l’informazione e il giornalismo.



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Puoi descriverci la relazione che intercorre fra suono e visione?

È una bella domanda, e se fossimo in radio adesso partirebbe senz’altro Sound and Vision!
Oggi più che mai anche le radio hanno bisogno di un immaginario visivo su cui appoggiarsi, muovendosi anche sul web e sui social media per poter emergere.
Questo non è facile, perché richiede competenze sempre più disparate: non è detto che chi sa scegliere buona musica abbia anche un’idea di come funziona la comunicazione visiva, la grafica.
Nel mio caso posso dirti che nella mia trasmissione Mixtales c’è sempre stata una relazione tra immagini e suono. L’una influenza l’altra e viceversa, creando dei percorsi musicali che possono delinearsi come una colonna sonora immaginaria. Il fatto che ci sia un percorso, un racconto ragionato (non semplicemente una playlist di tracce che si possono saltare) permette a chi ascolta di entrare in una nuova dimensione, immaginare scenari e paesaggi. Diversamente, una puntata può anche partire da un’immagine, dalla scena di un film.
La mia radio ideale, d’altronde, è un po’ la colonna sonora perfetta della mia vita.

Come intende ampliarsi Neu Radio?

NEU RADIO ha debuttato il primo aprile 2018 sulla pagina www.neuradio.it.
Abbiamo coniato il termine di audio-magazine per definire il nostro format, come se fosse il numero di un mensile, prevedendo uscite quotidiane in forma di podcast ascoltabili sul sito e su mixcloud.
A oggi abbiamo una redazione composta da una trentina di redattori musicali e culturali e abbiamo prodotto 250 trasmissioni, tra cui svariate interviste e focus di approfondimento, oltre che mixati e trasmissioni di musica e cinema. Questo risultato è dovuto unicamente al lavoro volontario di tutte e tutti, oltre che all’autofinanziamento costante del progetto.
Il nostro studio è attualmente ospitato nei locali ausiliari di ZOO, il caffè e bistrot in Strada Maggiore qui a Bologna. Un posto che fin da subito ha voluto sostenerci offrendoci uno spazio per lavorare e registrare le nostre trasmissioni. Infatti le nostre collaborazioni con realtà affini hanno sempre rappresentato linfa vitale per NEU RADIO: mi riferisco al contributo della nostra redazione alla fascia mattutina condotta da Michele Pompei su Nino Web Radio, in ponte sulle frequenze di Radio Città Fujiko.
Penso anche ai contatti con realtà importanti e significative per la città come quella di Baumhause il festival BAUM al Dopo Lavoro Ferroviario, così come è statoper CHEAP o Atlantico Festival, che abbiamo seguito fin dalla nostra fondazione.
Vogliamo continuare ad andare in questa direzione, tessendo una rete solida tra persone e progetti accomunati da una visione e un modo di fare cultura, e quindi politica, in città

Dopo vari ragionamenti, abbiamo intenzione di approdare a un nuovo livello di fruizione del nostro palinsesto, trasformandoci in una web radio in streaming 24 ore su 24.
Al momento, come dicevo, il nostro format è più simile a quello di un blog, pur con proposte diversificate, non solo legate alla musica o a dj set come accade per altre web radio.
Questo è per via delle nostre radici, legate proprio alla trasmissione in FM dove un palinsesto è per definizione composito, in un’alternanza continua tra fasce di informazione, approfondimento e intrattenimento.
Da questo punto di vista credo che la complessità del nostro DNA abbia complicato anche molti processi: abbiamo un’identità sfaccettata e siamo in tanti. Il che è un bene, ma richiede molti sforzi per dare una direzione e restare centrati.

Abbiamo presentato a settembre la nostra squadra al completo in una serie di appuntamenti, ospitati dall’estivo di Nero Factory al Guasto Village, già guardando verso il futuro di una programmazione in diretta.

 Da più di un mese stiamo raccogliendo i fondi necessari per fare il passo verso lo streaming, appoggiandoci alla piattaforma produzionidalbasso.com con il progetto “NEURADIO aspetta la GRANDE ONDA”.

Una scelta simile non è banale: chiedere soldi di questi tempi pone sempre molti problemi.
Crediamo tuttavia che il progetto trovi senso proprio nel suo essere ancorato a una comunità forte che esiste e a cui ci rivolgiamo. Il sostegno concreto delle persone che ci ascoltano è una ulteriore validazione di quanto percorso finora, ed è stato già molto significativo!
Abbiam oun obiettivo molto importante e purtroppo per arrivarci servono soldi.
Speriamo che i contribuiti continuino a crescere. Abbiamo ancora qualche settimana di tempo prima della fine della campagna.

I dieci dischi che ti hanno fatto avvicinare alla musica?

Domanda difficile e anche molto rischiosa.
Rispondo in maniera onesta e ti elenco una serie di dischi che ho ascoltato molto e che avrei potuto portarmi in vacanza o in gita quando ero in età semi-senziente,ovvero dai 13 ai 18 anni. Allora non c’era Spotify né avevo un computer per scoprire musica nuova.
Sicuramente ringrazio mio fratello maggiore, senza il quale la mia identità musicale sarebbe senz’altro diversa, per avermi passato tantissima musica quando ancora ero molto giovane.
Anche la radio, che ho iniziato ad ascoltare proprio in quel periodo, ha avuto un ruolo fondamentale.
Ulteriore prova che i consigli per gli ascolti di un umano restano a vita!

The Beatles – White Album (1968) / Nick Drake – Pink Moon (1972) / Violent Femmes – Blister in the Sun (1983) / Portis head – Dummy (1994) / Pj Harvey – To Bring You My Love (1995) / Pavement – Wowee Zowee (1995) / Belle And Sebastian – If You’re Feeling Sinister (1996) / Radiohead – OK Computer (1997) / Bjork – Vespertine (2001) / WHY? – Elephant Eyelash (2005)

A cura di Federica Fiumelli


NEU RADIO – Bologna

www.neuradio.it

Instagram: neu_radio

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Neu Radio – Courtesy Neu Radi



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