La luce chiara delle stelle, fra Milano e l’infinito. Intervista al fotografo Mattia Balsamini

Mezza luce è la nuova mostra personale del fotografo Mattia Balsamini (Pordenone, 1987), fruibile fino al 3 dicembre 2023. Presentato da Galleria Indice, il progetto espositivo è realizzato a cura di Andrea Tinterri e Luca Zuccala, e ospitato negli spazi di Lampo, luogo espositivo sito all’interno dell’ex Scalo Farini di Milano.
Sono cinque i soggetti proposti attraverso un percorso che racconta la ricerca estetica di Balsamini dal 2020 a oggi, cinque tappe di un viaggio universale e personale che parte dall’ormai trascorso ma recentissimo periodo pandemico fino all’attuale racconto dell’unione di intenti tra scienziati e cittadini per sconfiggere la scomparsa della notte e delle stelle.

In occasione della mostra abbiamo dialogato con l’artista per meglio conoscere il progetto e la sua ricerca.


Mezza luce, come nasce il titolo della mostra e quali tematiche hai voluto indagare attraverso questo progetto?

I lavori in mostra riassumono un ciclo sull’ombra e sulla penombra. In Search of Appropriate Images è una serie fotografica realizzata in uno stato di crepuscolo, dove il buio e il suo mistero mirano a trasmettere un senso del luogo, una restituzione di territori casalinghi che esploravo quotidianamente. Toddler è una breve serie inedita, in cui ho lavorato con alcuni oggetti in legno, dei “blocchi fondamentali” già utilizzati per la prima serie citata. Si tratta di blocchi “didattici” del gioco e dell’infanzia, che alludono al bambino e ai suoi primi passi. Protege Noctem è un progetto sull’inquinamento luminoso legato alla dicotomia buio-luce, che presenta un risvolto metafotografico. Il titolo della mostra è stato proposto dai curatori Andrea Tinterri e Luca Zaccalà, che hanno sin dall’inizio creduto nella possibilità di raccontare questi diversi lavori in una soluzione espositiva unica. Mezza luce non è nient’altro che un sinonimo di penombra.

Come le opere dialogano con lo spazio espositivo e come è nata la collaborazione con Galleria Indice?

La collaborazione con Galleria Indice nasce all’incirca tre anni fa con la gestione, in particolare, di opere provenienti dal solo progetto In Search of Appropriate Images; è nata poi l’occasione di esporre la chiusura (almeno temporanea) di questo ciclo sulla notte nello spazio unico di Galleria Lampo a Scalo Farini. Abbiamo cercato di tenere questi diversi lavori sospesi tra caratteristiche diverse dell’architettura dello spazio, in alcuni casi caratterizzato da qualità più grezze, in altre più pulite. Per esempio, c’è un contrasto molto acceso tra la parete in cui è esposto Toddler, un’angolo di muro vivo, sul quale abbiamo deciso di valorizzare dei segni già presenti sulla calce per metterli in relazione con le opere, e le pareti in cui sono esposte alcune opere della serie Protege Noctem, di carattere quasi museale. Questo contrasto è diventato poi parte del concept della mostra stessa.

Il progetto più recente in mostra, Protege Noctem, racconta una comunione di intenti fra scienza e senso comune, tra specialisti e cittadini che vogliono salvare le stelle. Puoi raccontarci di più?

È un progetto a cui ho lavorato con il giornalista Raffaele Panizza. Per tutti noi, accecati dalle unghie di miliardi di luci artificiali (ALAN: Artificial Light At Night), il cielo notturno è diventato un telo sporco, un completo sconosciuto. L’83 per cento della popolazione mondiale non ha mai visto la Via Lattea, la galassia che ci ospita. E in città come Shanghai, dove è stato inaugurato il più grande museo astronomico del mondo, il 95 per cento delle stelle ormai è invisibile a occhio nudo. Le luci pubbliche, le finestre, i lampioni, persino i fari a LED, emettono uno spettro blu che abbaglia l’ecosistema notturno e danneggia il ciclo circadiano dell’uomo, la sua danza endocrina di sonno e di veglia, favorendo lo strisciare contemporaneo di malattie quali il cancro al seno, alla prostata, il diabete, la depressione. Gli epidemiologi, compatti, considerano la scomparsa della notte come un fattore di rischio pari dell’inquinamento, all’alcol e al fumo. Il proliferare di satelliti per le telecomunicazioni crea false strisce cosmiche che impediscono agli astronomi di compiere studi sulla volta celeste. La vita naturale appare compromessa: gli uccelli migratori perdono le rotte, le foglie non sentono più l’arrivo dell’inverno, gli insetti vanno incontro all’estinzione: ecco perché difendere il buio, scongiurarne l’apocalisse, rappresenta l’avanguardia della battaglia ecologica in atto. Protege Noctem tenta di raccontare questo tenendosi costantemente in equilibrio tra informazione e astrattismo.

Come ti approcci al medium fotografico e come si sviluppa la tua ricerca estetica in questo campo?

Ho un’idea di fotografia a cavallo tra il funzionale e il surreale. La pratica fotografica è contemporaneamente un mezzo e un fine, ambisco a creare immagini informative e didattiche rispetto ai temi portanti della mia ricerca sulla tecnologia, cercando di fare in modo che prese singolarmente possano vivere di una qualche impalpabile magia sospesa. È un desiderio che deriva dalla mia visione di tutte le cose, una fascinazione che ho sin da bambino, il perverso atteggiamento di voler capire, ma non fino in fondo, altrimenti quella magia potrebbe forse scomparire. Il lavoro, la tecnica, la tecnologia per me rappresentano un’azione, ma anche un luogo, uno spazio in cui ci muoviamo ed esistiamo. Credo di occuparmi di questi temi per riscoprire ciò che ho visto, per la prima volta, nella mia infanzia.

Furlan e Lingeri – Astrazione e Costruzione sono due lavori che sviluppano un particolare e inaspettato dialogo tra architettura e fotografia. Come indaghi questo rapporto dialettico e a quali progetti stai lavorando oggi

L’interpretazione dell’architettura da parte della fotografia a mio avviso è un esercizio ricorrente per molti di noi. Io, nel lavoro personale, che esula dalle committenze private, cerco di portare questo tema ricorrente in un territorio che riconduce le forme architettoniche a qualcosa di più gestibile, ancora più semplice ed elementare. Sento un grande bisogno, allo stesso tempo, di sintesi e complessità. Al momento, al proposito, ho iniziato a rispolverare alcuni appunti disegnati, quasi scarabocchi e tratti molto semplici, che per me, ora, rispecchiano molto dove vorrei che andasse la mia fotografia, che spesso trovo fin troppo dettagliata.

A cura di Marco Roberto Marelli


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