INTERVISTA – MASAYOSHI FUJITA

Masayoshi Fujita è un compositore giapponese che vive a Berlino, un maestro del vibrafono; è stato subito notato, nel 2012, dall’etichetta fondata da Robert Raths – la Erased Tapes, non solo perchè il vibrafono è uno strumento intrigante, ma anche e soprattutto per come Masayoshi tratta gli strumenti e per le atmosfere che disegna e riesce a evocare negli ascoltatori.


Da quanto tempo fai l’artista e quali sono le differenze da quando hai cominciato a oggi?

È da più di quindici anni che ho cominciato a fare musica. Forse la più grande differenza è che ora posso suonare il vibrafono. Suonavo la batteria e decisi di passare al vibrafono ma non sapevo suonarlo. Non ero preparato su elementi di teoria musicale come scale, accordi, etc. Inizialmente andavo a lezione ma non riuscivo a imparare molto così promisi a me stesso di cominciare a divertirmi con il vibrafono e tutt’ora infatti sto imparando cose nuove.

Puoi descriverci la relazione che intercorre fra suono e visione?

L’obiettivo principale dei miei pezzi acustici con il vibrafono è quello di evocare un’immagine nell’ascoltatore. Tutti i miei brani hanno una storia dietro e le racconto al pubblico prima di eseguire ogni pezzo. Questo aiuta le persone ad avere una propria immagine dentro di sé. Cerco sempre di non raccontare troppo in modo che ognuno possa sviluppare la propria personale visione.

Quali sono i tuoi libri, opere d’arte, dischi preferiti? Qual è l’ultimo concerto/mostra/spettacolo che hai visto? Le tue ispirazioni?

Mi piace il testo intitolato Il Libro del Tè di Okakura Kazuko. Mi piacciono anche i dipinti di Picasso. La sua creatività è una fonte d’ispirazione. Prendo spunto anche dalla natura, specialmente dalle foreste e dalle montagne.



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Ci puoi raccontare qualcosa di più sulla performance che farai per il Node Festival?

Quando eseguo i pezzi con solo il vibrafono – suono in relazione con lo spazio e la sua acustica. Questa volta suonerò nella bellissima Chiesa di San Bartolomeo e sono veramente curioso di come andrà. Nelle chiese il suono del vibrafono è sempre molto piacevole. Questo posto ci aiuterà a creare un’atmosfera molto speciale e a immergerci più profondamente nel suono.

Qual è il tuo rapporto con la musica? Puoi descrivercelo?

La musica è quel qualcosa a cui vorrei dedicare interamente la mia vita.

Puoi raccontarci il concept dell’artwork del tuo album Book of life?

Questo album è il terzo della trilogia dedicata alla sperimentazione con il vibrafono assieme agli altri due album Stories e Apologues. Per me questi tre album vanno compresi come un unico lavoro. L’obbiettivo è quello di evocare immagini negli ascoltatori – il tutto attraverso la musica.

È rappresentato da una fotografia di Karl Blossfeldt. Il designer inviò questa immagine a me e Robert (il fondatore di Erased Tapes Records) come idea per la copertina del precedente album Apologues, ma non sentivamo che fosse adatta. Quando abbiamo iniziato a ragionare sul concept del nuovo album ci è tornata in mente questa proposta. Abbiamo riguardato attentamente l’immagine e l’abbiamo amata subito, l’abbiamo trovata perfetta. Funzionava molto bene con l’atmosfera dei nuovi brani. Abbiamo pensato che rappresentasse bene il senso più intimo e profondo dell’album. Ecco perché l’abbiamo mantenuta così nella sua semplicità.

A cura di Federica Fiumelli


Intervista realizzata in occasione di NODE Festival 2018

Martedì 14 > sabato 17 novembre | Modena

www.nodefestival.com

www.masayoshifujita.com


Caption

Masayoshi Fujita – press photo by Patricia Haas – Courtesy NODE

Sonica – Masayoshi Fujita, KinoSiska – Photo Ales Rosa – Courtesy NODE

Masayoshi Fujita – Book of life – artwork – Immagine della copertina dell’album di Karl Blossfeldt – Courtesy NODE



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