Un “nuovo” Sindaco per il Rione Sanità. Intervista a Marco Pio Mucci e Matteo Pomati.

Sono ormai trascorsi centoventi anni dalla nascita di Eduardo De Filippo. In occasione di questa ricorrenza la Fondazione Eduardo De Filippo sceglie di percorrere nuove strade aprendosi a una mostra d’arte contemporanea che metterà in dialogo la celebre opera teatrale Il Sindaco del Rione Sanità con gli artisti Piero Golia, Marco Pio Mucci e Matteo Pomati.
Curato da Francesco Tenaglia e ideato per gli spazi del napoletano Palazzo Scarpetta, l’omonimo progetto espositivo si confronterà con l’universo delle graphic novel dando nuova veste comunicativa a una fondante commedia simbolica incentrata sul “concetto” di giustizia.
In attesa dell’apertura al pubblico, che si terrà il 26 settembre 2020, abbiamo dialogato con Marco Pio Mucci e Matteo Pomati.


Nel 2019 avete dato il via alla realizzazione di una graphic novel basata sulla sceneggiatura originaria della commedia Il Sindaco del Rione Sanità. Come è nato questo progetto e che differente lettura può dare questo approccio all’opera di Eduardo De Filippo?

Come era successo in un’altra mostra, nata dallo stesso materiale narrativo e tenutasi a Parigi alla fine del 2019, ci siamo ritratti nelle vesti dei due protagonisti della commedia, assecondando per approssimazione anche vicinanze caratteriali e formali con i due personaggi. Il tutto nacque dal rispetto condiviso da entrambi per diverse commedie eduardiane, anche se avvenuto in momenti e modi diversi viste le nostre diverse biografie. Alla Fondazione Eduardo De Filippo di Napoli si aggiunge però un terzo personaggio, una specie di interferenza dotata di altissima volontà, coscienza e intelligenza, interpretata da Piero Golia (artista partenopeo ma con base da molto tempo a Los Angeles, dove ha fondato anche una famosissima scuola): in alcune tavole saranno presenti interventi che lo spettatore non riuscirà direttamente a ricondurre alla commedia e alle scene tradotte in disegni e fumetti.

Per la mostra di Palazzo Scarpetta siete entrati in dialogo con Francesco Tenaglia e Pietro Golia. Entrambi nati nel 1974, appartengono alla generazione precedente la vostra. Come vi siete rapportati con loro e su quali punti avete trovato le maggiori convergenze?

Ci siamo rapportati a entrambi in maniera ambivalente: inizialmente come con due persone che hanno visto e conosciuto molto più rispetto a noi, soprattutto in ambito professionale, per poi spostarci sempre più, anche rapidamente e spontaneamente, su un piano di piena parità. Questo è uno dei miracoli che l’Arte, almeno come linguaggio comunemente sentito e coltivato, riesce a praticare.
Molte le convergenze, praticamente su tutto, sia su temi di carattere tecnico e teorico – nella collaborazione con Piero Golia e nei lavori realizzati a sei mani-, sia sui ragionamenti e le soluzioni curatoriali affrontate insieme a Francesco Tenaglia. Tutto molto, molto naturale.



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Presentata in prima assoluta nel 1960 a Roma, la commedia eduardiana ruota attorno a un ambiguo concetto di giustizia che ritenete attuale ancora oggi? Come questo tema è stato sviluppato nelle 26 tavole in mostra?

La commedia si confronta con quello che definiremmo un “racconto morale”: una piece che è il ritratto di una società piegata nel secondo dopoguerra in Italia, caratterizzata da difficoltà sociali e economiche.
Da questo quadro l’emersione, spesso critica, di leggi e regolamentazioni arbitrarie, provinciali, o di quartiere, in conflitto con una giustizia formale spesso disinteressata a contrastare il disagio. Non è solo un’efficace analisi sociologica dell’ambiente che circondava Eduardo in quell’epoca ma è anche, e soprattutto, per noi, una riflessione di un’attualità autoevidente.
Le ventisei tavole in mostra sono una campionatura di alcune scene cardine della rappresentazione, insieme a immagini di vicende presenti nel canovaccio ma “fuori scena”, con il risultato di rendere un aspetto e un’atmosfera stratificata ma sintetica allo stesso tempo (il tentativo qui è quello di rendere direttamente lo stile narrativo e figurativo eduardiano).

Siete fondatori del progetto editoriale SGOMENTO. Quali obiettivi si pone questa vostra creatura e quanto credete sia oggi fondamentale il medium del “fumetto” in un’epoca sempre più aperta a una fruizione tattile e affettuosa dell’esperienza estetica?

Innanzitutto, riteniamo il fumetto un linguaggio – lo avevamo già capito a metà 2017 quando realizzammo il primo numero di SGOMENTO (ndr Il Futuro è nel Pistacchio) – in grado di interloquire con il linguaggio e le dinamiche dell’arte, anche del cosiddetto “sistema” dell’arte. Dialoga in maniera strana e variegata; ed è proprio questo l’obiettivo che ci eravamo posti inizialmente e che ancora perseguiamo: tracciare delle linee tra diversi ambiti e diversi livelli, facilitare e permettere dialoghi per un certo periodo storico ritenuti praticamente impossibili perché impraticabili.

Nel 2015 siete fra i fondatori dell’artist-run space milanese Armada e nel 2020 aprirete un nuovo progetto curatoriale e spazio espositivo a Zurigo. Quanto ritenete importante invadere luoghi fisici e teorici, attivare differenti dialoghi con il panorama culturale internazionale?

Lo riteniamo fondamentale, quasi come l’aria per noi (l’avventura di Armada a Milano ci ha dato ancora più forza e sicurezza nell’avvio di Sgomento Zurigo, iniziativa curatoriale in associazione con Francesco Tenaglia, in qualità di direttore artistico). Bisogna richiedere a se stessi sempre di più di quello che sembra già il massimo che si può avere! Se si hanno delle idee e visioni, è buono e giusto concretizzarle e creare un luogo in cui renderle visibili e discutibili pubblicamente.

A cura di Marco Roberto Marelli


Piero Golia, Marco Pio Mucci, Matteo Pomati

Il Sindaco del Rione Sanità

a cura di Francesco Tenaglia

26 settembre – 4 dicembre 2020

Fondazione Eduardo De Filippo – Palazzo Scarpetta – Via Vittoria Colonna 4 – Napoli

www.fondazionedefilippo.it

Instagram: fondazionedefilippo


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Il Sindaco del Rione Sanità, 2020 – Courtesy Fondazione Eduardo De Filippo