Intervista a Marco Grassivaro, fondatore di Apparati Effimeri

In questo periodo di lenta uscita dalla pandemia abbiamo dialogato con Marco Grassivaro, uno dei fondatori di Apparati Effimeri, studio che dal 2010 opera nel visual design, sconfinando in vere performance di visual art.
La loro mission parla di “contenuti visivi originali e spettacoli videoinstallaizioni per sognatori non convenzionali”. A livello nazionale e internazionale, Apparati Effimeri si distingue per professionalità ed eleganza, regalando ai fruitori ambienti immersivi mozzafiato.
Il projection mapping 3D, un’elaborazione in tre dimensioni applicata all’architettura, è la tecnica digitale che caratterizza i loro lavori. Il filone di ricerca di questo tipo di visual mapping ha per oggetto gli edifici: le architetture diventano sia schermi attivi per le proiezioni video sia i soggetti delle stesse. Proprio per questo l’approccio con il luogo, l’ambiente e le architetture diventa un elemento imprescindibile di lavori che possiamo propriamente definire site-specific.
I loro primi interventi sono nati nella città dove è nato il progetto, nell’underground bolognese, e negli ambienti dei Festival di arti digitali hanno sperimentato differenti apparati visuali che hanno accompagnato e accompagnano le perfomance di tanti sound artist.
Le loro sperimentazioni si sviluppano attraverso l’interaction design, l’object projection e la stereoscopia, e in questo complesso periodo continuano la loro ricerca attraverso nuovi stimoli e tecnologie.


Iniziamo spesso le nostre chiacchierate con questa domanda: quali sono, secondo voi, le differenze fra gli esordi del progetto Apparati Effimeri a oggi?

Le prime sperimentazioni con il proiettore e le architetture sono nate in una stanza. Volevamo uscire da una modalità classica di lavorare con le videoproiezioni. Nel contempo stava crescendo la richiesta di maggior spettacolarizzazione avanzata sia dal mondo dell’arte digitale sia nell’ambito del marketing e della comunicazione.
I primi progetti sono nati nell’underground bolognese: nei festival di arti digitali, tra il 2007 e il 2008, i nostri video accompagnavano le perfomance dei sound artist. In seguito hanno cominciato a contattarci i primi brand.
Da allora la nostra ricerca sui linguaggi digitali non si è mai fermata. Siamo passati dalle architetture reali alla realtà aumentata, dove gli ambienti fisici e quelli digitali convivono per un maggior coinvolgimento emotivo.

Sound and Vision è il nome della nostra rubrica. Potete descriverci la relazione che intercorre fra suono e visione?

Per noi c’è sempre stato un grande rapporto tra audio e video. Soprattutto all’inizio abbiamo strettamente collaborato con molti sound designer per creare video-installazioni audiovisive.
Abbiamo anche creato i visuals per molti festival di musica elettronica dove la sincronia tra le grafiche e la musica era una parte fondamentale del nostro lavoro e della resa spettacolare del palcoscenico. Il continuo sviluppo dei software di real time graphic consente di avere a disposizione molte più possibilità creative di un tempo e con una velocità di realizzazione molto ridotta, permettendoci di sincronizzare suoni ed immagini in maniera sempre più efficace.
Un’altra esperienza importante per noi è l’opera lirica, in questi giorni avremmo dovuto essere all’Israeli Opera di Tel Aviv per una Traviata, purtroppo tutto è stato rimandato all’anno prossimo; sicuramente uno dei campi di applicazione in cui ci piace più lavorare è quello del palcoscenico.



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Se tra i vostri lavori doveste sceglierne solo uno per potere raccontare chi siete e cosa fate a chi non vi conosce – quale sarebbe?

Il Parsifal di Richard Wagner, con la regia, scene, costumi di Romeo Castellucci, andato in scena nel 2011 al Théâtre de la Monnaie di Bruxelles. Abbiamo realizzato per questo grande evento lirico un 3D visual environment: una proiezione in tre dimensioni che ha seguito il perimetro e le prospettive dell’ambientazione boschiva del primo atto, contribuendo ad amplificare la profondità dell’allestimento scenico. Con Romeo Castellucci abbiamo sperimentato gli effetti della proiezione su elementi naturali e da qui abbiamo voluto proseguire la ricerca.

Quali sono i vostri libri, opere d’arte, dischi preferiti? Qual è l’ultimo concerto/mostra/spettacolo che avete visto dal vivo? Le vostre ispirazioni?

Le nostre ispirazioni, come descrive bene il nostro nome, sono gli apparati delle feste ereditati dalla tradizione, quando durante le cerimonie collettive, suoni, macchine di gioia ed effetti di luce trasformavano le città in teatro.
La nostra ricerca parte sia dalla biblioteca sia dal web. Dal mondo della rete seguiamo canali che vanno dall’arte contemporanea alle singole esperienze di Graphic design e Motion Graphic. Ci piacciono Refik Anadol e Julius Horsthuis, le grandi aziende che producono show per importanti brand come, per esempio, Sila Sveta o Limelight e artisti come Gian Lorenzo Bernini e Caravaggio.

Come vi immaginate lo scenario artistico post pandemia?

Mai come in questi giorni dobbiamo aggiornare e reinventare nuove forme di comunicazione. È per questo che stiamo lavorando molto con nuovi software e tool che consentono di essere più agili nell’utilizzare piattaforme web e comunicazione a distanza. Due esempi sono gli eventi in Livestraming e i Virtual Tour.

A cura di Federica Fiumelli


www.apparatieffimeri.com

Instagram: apparati_effimeri


Caption

Vape, Barberino del Mugello, 2011 – Courtesy Apparati Effimeri

Movement Torino Music Festival, 2016 – Courtesy Apparati Effimeri

Sharjah World Book Capital, United Arab Emirates, 2019 – Courtesy Apparati Effimeri

M’illumino d’inverno 2018, Pistoia – Courtesy Apparati Effimeri



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