Il collettivo ferrarese HPO: 12 + 1 (Dae)

HPO è un collettivo artistico nato nel 2017 tra i corridoi della Facoltà di Architettura di Ferrara.
Contrari alla staticità che spesso si riscontra nella fase di formazione del classico architetto – al quale viene permesso di dimostrare la propria abilità e creatività principalmente sul piano teorico, sul foglio di disegno, reale o digitale – HPO decide di condividere e seguire un medesimo credo: making is better than rendering.
Nei progetti installativi finora realizzati lo spazio è concepito come luogo dinamico, originato e modificato dal corpo e dalle relazioni umane. Il collettivo studia questi molteplici legami, proponendoli al pubblico come possibili ipotesi, mai come opzioni risolutive.
Il gruppo si presenta in modo anomalo e curioso, ed è contraddistinto dalla variabilità: il numero dei componenti è aumentato nel tempo (al momento sono tredici, ma potrebbe cambiare), la loro sede attuale è sia luogo di studio teorico e sperimentale dei membri del gruppo sia spazio di esposizione dei loro progetti; le installazioni che ideano sono difficilmente classificabili se non come ibridazione di più linguaggi visivi. Questi attributi, che li connotano fin dalla loro fondazione, delineano un determinato approccio nei confronti del contesto contemporaneo: sono aperti verso nuove collaborazioni, scambi di idee e di conoscenze tecniche, desiderano evolversi e progredire con lo scopo di studiare e indagare le relazioni tra mondo fisico e digitale.


Il nome di HPO predomina sull’identità di ciascun componente ma i progetti che create derivano dalle energie e sinergie di singole persone. Qual è il vostro segreto per riuscire a lavorare e collaborare insieme pur essendo molti?

Siamo un gruppo fluido, effettivamente siamo tanti, più di dieci, ora precisamente in tredici, considerando anche Dae (che merita una presentazione esclusiva!). Solitamente ci dividiamo i lavori in piccoli gruppi composti da due o tre persone che hanno il compito di seguire dal principio alla fine la nuova creazione. Ogni lunedì c’è la riunione con tutti, in cui si discutono i lavori in corso e si analizzano eventuali dubbi o problemi. In questo modo riusciamo a gestire più progetti contemporaneamente, cercando di trarre vantaggio dall’“affluenza di personale”. L’ultimo progetto di HPO è Dae, un esperimento di tutti: è nato da due di noi, ma come tutti i progetti verrà sicuramente modificato e arricchito da altri e ha tutta l’aria di essere una ricerca a lungo temine.

Il vostro collettivo ha accolto da circa quattro mesi un personaggio singolare di nome Dae, protagonista della vostra ultima esposizione intitolata Unwrapping Dae, allestita presso Innesto Spazi di ricerca a Ravenna. Prima di parlare di questa mostra è necessario approfondire l’identità del vostro ultimo compagno. Potreste provarci rispondendo alle famose 5 W?

Dae è un’invenzione molto recente di HPO e per questo motivo è impossibile parlare di lui-lei* in modo definitivo: il suo destino è ignoto persino ai suoi ideatori. Possiamo parlare della sua origine e di che cos’è al momento: Who; è un architetto virtuale, che utilizza il suo profilo Instagram (export.dae) per autopresentarsi e dialogare con l’esterno. Ha fatto la sua prima apparizione reale con la mostra di Ravenna ma sta già programmando nuovi appuntamenti. What; è un’identità digitale che continua a crescere ed evolversi studiando sé stesso in rapporto al mondo. Where; vive nell’universo virtuale ma ogni tanto esibisce alcune parti del suo corpo come sta avvenendo nella mostra Unwrapping Dae presso Innesto. When; è nato ad Aprile 2020, quando HPO fu costretto “per forze maggiori” a sospendere la collaborazione fisica, limitandosi a un confronto indiretto tramite i dispositivi tecnologici. Why; HPO vorrebbe esplorare lo spazio digitale partendo dal modello del corpo umano, perciò lui-lei* rappresenta la cavia perfetta per queste sperimentazioni.



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Unwrapping Dae diviene l’occasione per tentare di sfatare il mito dell’evanescenza del digitale: le azioni avviate e controllate da un sistema informatico non si esauriscono nel virtuale ma provocano delle reazioni tangibili e fisiche. Il vostro pubblico è partecipe di un evento reale originato però da un software. Nel caso specifico di questa esposizione lo spazio è occupato da una moquette appoggiata su un telo di nylon, sorretto da un cordino ancorato al soffitto e controbilanciato da un sasso sul pavimento, un video trasmesso in loop e una traccia sonora udibile nell’intera stanza.

La fruizione dell’opera è fondamentale per i progetti di HPO. La mobilità dello spettatore è elemento di studio perciò gli ambienti che creiamo sono spesso liberi da qualsiasi itinerario prestabilito. Osserviamo e annotiamo il comportamento del pubblico che visita una nostra mostra e utilizziamo queste informazioni per riflettere sulle varie possibilità di abitare uno spazio. A Ravenna abbiamo voluto presentare Dae esponendo la texture della sua pelle, una moquette di 140×140 cm in cui sono stampate vari pezzi della sua “skin” , un video in cui compie una serie di gesti motori tipici dell’essere umano utilizzati dall’industria dei videogiochi come camminare, piegarsi, nuotare e una traccia audio che raccoglie rumori e voci non identificabili ma connessi in maniera piuttosto intuibile a lui-lei*. La scelta di mappare innanzitutto la sua pelle deriva dalla nostra convinzione che il primo contatto con un luogo avviene tramite il corpo, di conseguenza ci è parso importante porre l’attenzione su questo dettaglio per poter proseguire le nostre sperimentazioni e giungere a conclusioni spaziali più tecniche legate alla creazione di soluzioni architettoniche “idonee” per l’uomo.

Considerando lo stato ancor più precario in cui viviamo, sorvoliamo sulla canonica domanda dedicata al futuro e concludiamo con una breve riflessione sul nostro tempo presente.

Potremmo distinguere un pre e un post: prima dell’emergenza Covid avevamo un ricco programma di eventi che prevedevano spesso momenti di festa con il pubblico; dopo la chiusura e con questa strana e lenta ripartenza la prospettiva è mutata, abbiamo rimodulato molti progetti senza però annullarli. Il lockdown ci ha permesso di addentrarci maggiormente nel campo della trasmissione diretta digitale, scoprendo aspetti interessanti, ad esempio, nella figura del gamer, che condivide la propria esperienza di gioco in contemporanea con altri utenti. Dopo la quarantena tutto si è alterato e anche HPO ha riflettuto sul proprio modo di operare e di progettare: le installazioni si adattano al Covid, o meglio, l’idea si adatta. Il cambiamento parte dal principio, parte da noi.

A cura di Giorgia Bergantin


HPO

Unwrapping Dae

A cura di Innesto Spazi di ricerca

28 Agosto – 22 Novembre 2020

Innesto Spazi di ricerca, Ravenna

www.hpocollective.eu

Instagram: hpo.collective

Instagram: innesto.spazidiricerca


Caption

HPO – Courtesy HPO, ph Mara Femia

HPO – Courtesy HPO, ph Mara Femia

HPO – Courtesy HPO, ph Mara Femia

HPO, Unwrapping Dae – Innesto Spazi di ricerca Ravenna, 2020 – Courtesy HPO, ph Andrea Bighi

HPO, Unwrapping Dae – Innesto Spazi di ricerca Ravenna, 2020 – Courtesy HPO, ph Andrea Bighi