INTERVISTA a FRANCESCO CIGANA e MARCELLO BATELLI

In occasione della performance immersiva Darkness Session (expanded), presentata a PerAspera Festival negli spazi dell’Oratorio San Filippo Neri di Bologna, abbiamo intervistato Francesco Cigana e Marcello Batelli.

Darkness Session è una performance musicale site specific immersiva, completamente al buio. Un viaggio che parte dalla privazione di un senso per acuire gli altri e per guardare con occhi diversi quello che verrà dopo. Le azioni e relazioni visive, fondamentali anche nella pratica quotidiana, tra pubblico e performer, e tra il pubblico stesso, vengono annullate per amplificare il personale e particolare esperire di ogni singolo. Solo alla fine della performance gli spettatori potranno esplorare ciò che li circonda e interagire, per comprendere la propria e altrui collocazione all’interno del sistema spazio e ri-conoscere il luogo stesso da un punto di vista diverso e nuovo.

Francesco Cigana lavora sulla fusione di forme diverse, dagli strumenti a percussione fino all’uso di nuove tecnologie; approfondisce l’ambito solitario dell’improvvisazione con esibizioni al buio, legate alla dimensione sciamanica/rituale, performance site specific o sonorizzazioni. Ė leader del Francesco Cigana Trio, The Fifth e Baku, ed è fondatore, direttore e docente del progetto D.O.O.O.M., orchestra e laboratorio incentrato sull’improvvisazione.

Marcello Batelli, polistrumentista, lavora come compositore e musicista, sia in studio che dal vivo, in diverse formazioni tra cui Il Teatro degli Orrori e i Non voglio che Clara. Ha lavorato come tecnico del suono, compositore e ideatore per performance di danza contemporanea, teatro d’infanzia e teatro di ricerca. Negli ultimi anni si dedica a tecniche di sound design, elettronica, cimatica e ambifonia, sia in contesti performativi sia per opere video.


Da quanto tempo operate in campo musicale e quali sono le differenze da quando avete cominciato a oggi?

Francesco: Se per operare intendi aver iniziato a suonare, sono quasi vent’anni, ma il termine “operare” (forse da reminiscenze della terminologia “operatore dello spettacolo” ) mi suggerisce un fare legato non solo nella pratica strumentale, bensì anche all’organizzazione, divulgazione,etc… e in quel caso mi sono addentrato in quel campo da quasi dieci anni.
Le differenze credo corrispondano al decadimento culturale del paese, ma sono troppo giovane per tracciarne una linea significativa e in qualche modo utile, né sinceramente mi interessa moltissimo. Personalmente sono più consapevole di quasi tutti gli aspetti del mio lavoro e della mia persona, ma essendo un processo che mi auguro tocchi chiunque abbia un minimo di intelletto, non la definirei come una differenza degna di nota, benché ovviamente assai rilevante.

Marcello: Ho iniziato a suonare più di vent’anni fa e sono circa una decina che cerco di farne la mia attività principale.
Nel frattempo il mondo musicale è radicalmente cambiato: nella fruizione, nella discografia e nell’intera economia del sistema; forse, in uno scenario senza precedenti, mentre io ho avuto la fortuna di poter fare esperienza in molti contesti differenti, lavorando sui palchi, in studio e nei teatri sia come musicista sia come tecnico: la differenza più importante che ritrovo in me è nella visione d’insieme, in una sorta di maggiore completezza che ricevo dall’aver seguito lavori anche molto distanti tra loro.

La nostra rubrica si chiama “Sound and Vision”. Potete descriverci la relazione che intercorre fra suono e visione?

Francesco: I nostri occhi sentono e le nostre orecchie vedono. È noto ormai da tempo, e da molteplici studi neurologici, che è il nostro cervello a essere il vero protagonista di entrambi gli atti; al suo interno c’è molta più comunicazione, scambio e adattabilità di quanto si pensi normalmente.
A livello personale, cerco di curare ogni mia produzione in entrambi gli aspetti, a costo di metterci fin troppo tempo ed energie. L’estetica, o lo stile che dir si voglia, se forse nasce per imitazione, si sviluppa tramite la ricerca; ogni ricerca degna di tale nome è difficilmente strettamente monosettoriale, pertanto si ramifica, contamina e si espande anche in altre aree (come può essere l’aspetto visivo nella musica).

Marcello: Mai come oggi si assiste a una fusione sempre più rapida tra suono e immagine: trovo che spesso l’immagine sia soverchiante, molto probabilmente lo è per lo spazio dominante che le è concesso, anche solo per continua pubblicità, sui nostri sensi.
È un equilibrio molto delicato mettere in relazione diverse discipline, allo stesso tempo mi sembra che l’integrazione sempre più estesa fra arti provenienti da molteplici ambiti – il sound design che diventa colonna sonora, il cinema che si trasforma in videoclip – stia generando forme più definite e meno ibride di relazione tra suono e visione.



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Potete raccontarci come nasce Darkness Session, performance immersiva di sound art ospitata negli spazi suggestivi dell’Oratorio di San Filippo Neri in occasione di Peraspera Festival? Quali sono le tematiche trattate?

Francesco: Ho iniziato a svolgere concerti al buio in solo spinto principalmente da tre motivi: spesso mi sono ritrovato a suonare con gli occhi chiusi; il buio stimola una curiosità particolare ed è qualcosa di potente e antico; una persona nella mia famiglia ha sviluppato una forma di disabilità visiva. Ho iniziato a “studiare” più nello specifico questa pratica e per qualche motivo non ho trovato particolari difficoltà a suonare in assenza di luce, per cui ho deciso di provare a portare in giro questo format. Non sono certo il primo a farlo ma di rado si utilizza il buio completo, spesso i suoni sono quelli rassicuranti di melodie già note e la durata del buio, quando completo, è visibilmente breve. La mia performance vorrebbe essere un po’ più hardcore. Quella che proponiamo per PerAspera è una versione 2.0, in cui i suoni analogici si miscelano con suoni digitali sotto le sapienti orecchie di Marcello, con l’aggiunta della scoperta o riscoperta dello splendido luogo dove ci è data la possibilità di esibirci.
Per molti si tratta di affrontare una paura; davvero di frequente, finita la performance i partecipanti hanno condiviso i loro pensieri, spiegando come sia stato liberatorio (o difficile) per loro anche dal punto di vista psicologico ed emotivo. L’obiettivo non è certo suscitare emozioni forti, per quelle basta andare a Gardaland, ma c’è qualcosa di un po’ più profondo, io credo, da scoprire.

Marcello: Quando ho assistito a un concerto al buio di Francesco, in una piccola sala a Padova, l’effetto psicoacustico è stato incredibile: non solo per l’alterazione di spazio e tempo a livello percettivo, ma anche per lo spaesamento e la poca familiarità nel dover costantemente intuire la provenienza dei suoni e il gesto da cui sono generati, senza alcun ausilio della visione. Il lavoro che abbiamo preparato per PerAspera è un’espansione di questa modalità percettiva, in cui il suono è generato non solo dal gesto del musicista ma anche dall’elettronica e dai microfoni, e sarà costruito appositamente sull’acustica dell’Oratorio, per ottenere maggiore spazializzazione e immersività.

Come nasce la vostra collaborazione? Come vi siete conosciuti? Quanto è importante, nel panorama attuale, aprirsi il più possibile a collaborazioni tra artisti?

Francesco: Ho conosciuto Marcello lavorando per Veneto jazz, a Venezia, proprio seguendo quel “operare in campo musicale” della tua prima domanda. Potrebbe anche essere che mi sbagli, non avendo io un buona memoria, ma in tal caso faccio affidamento su quella di Marcello, che sarà sicuramente la versione giusta. Ci siamo stati simpatici, credo, ed essendo quella una delle prime qualità che valuto in una collaborazione, sapendolo anche abile e audace, ho pensato di proporgli questo progetto.
La collaborazione tra artisti è ovviamente una delle cose più importanti, nella mia esperienza spesso ho incontrata gente un po’ spaventata o titubante, forse un po’ stranita dalla mia modalità di comunicazione o dalle mie idee, immagino, ma mi piace che ci sia gente così ingessata, mettendosi loro meno in gioco, lasciano più da scoprire a me.

Marcello: Esattamente, ci siamo conosciuti lavorando come tecnici al Venezia Jazz Festival, nessun problema di memoria.
Della proposta di Francesco mi è piaciuto da subito il gioco in cui ci mette: espandere il suo set al buio è una sfida sonora e performativa che ha a che fare con parecchi limiti, mi permette proprio di giocare sul limite tra fonico e musicista. Quanto alle collaborazioni, non credo che sia per forza importante aprirsi il più possibile, dal momento che in molte collaborazioni esiste una strategia comune ma non una visione comune. Penso, piuttosto, che le collaborazioni più significative per me sono avvenute con artisti provenienti da pratiche molto distanti dalle mie o con maestri di altre arti e tecniche, quindi cerco di essere aperto a questo tipo di collaborazioni, meno settoriali e vicine.

Potete anticiparci qualche progetto futuro? C’è qualcosa che vi piacerebbe presentare al pubblico?

Francesco: Mi piacerebbe davvero molto poter continuare a esibirmi con questo progetto, ma non è per niente facile, più per motivazioni “strutturali” – nessuno ha idea di quanto sia complicato creare un buio quantomeno decente fin tanto che non ci si mette a farlo – che di possibilità. Ho in uscita, a breve, un mio lavoro come solista, per l’etichetta Setola di Maiale, che ben si adatta anche a essere eseguito in assenza di luce. Portare avanti un lavoro organico, per quanto nel mio caso anche abbastanza schizofrenico, è quello che desidero fare e presentare!

Marcello: Piacerebbe anche a me provare a espandere lo studio di questa sessione al buio, magari con altri lavori site-specific. Mi piacerebbe, a proposito di collaborazioni, studiare un’installazione ambisonica, insieme a un mio amico che ne realizza alcuni prototipi per gaming, farne una versione 3.0 in cui il suono si sposti anche a seconda dell’interazione con il pubblico – siamo, comunque, ancora nella fantascienza.

A cura di Federica Fiumelli


Francesco Cigana con Marcello Batelli

Darkness Session (expanded)

PerAspera Festival – 11 settembre 2019

Oratorio di San Filippo Neri​ – Via Manzoni, 5 – Bologna

www.perasperafestival.org

Instagram: marcellobatelli

Instagram: cigainthesky


Caption

Francesco Cigana, Marcello Batelli, Darkness Session (expanded) – PerAspera Festival, Oratorio di San Filippo Neri​, Bologna 11 settembre 2019 – Courtesy gli artisti, ph Grazia Perilli

Francesco Cigana, Marcello Batelli, Darkness Session (expanded) – PerAspera Festival, Oratorio di San Filippo Neri​, Bologna 11 settembre 2019 – Courtesy gli artisti, ph Grazia Perilli

Francesco Cigana, Portrait – Courtesy l’artista

Marcello Batelli – Courtesy l’artista, ph Roberta Segata



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