In conversazione con Edoardo Monti, fondatore del progetto Palazzo Monti e della prima edizione di Palazzo Monti Degree Show

Palazzo Monti è un edificio duecentesco nel centro di Brescia, che accoglie il visitatore attraverso l’ampio scalone con pareti affrescate nel settecento. Le stanze sono comunicanti, gli ambienti ampi, l’odore antico trasmette quella sensazione tipica delle dimore storiche che narrano vicende e nascondono (forse) stanze segrete che vorremo scoprire. È qui che nasce il progetto di Edoardo Monti (1991, Bergamo), proprietario dell’edificio, fondatore di una residenza per nuove generazioni di artisti. Una modalità di selezione attraverso un board internazionale, artisti visivi e non solo, provenienti dai cinque continenti, mostre periodiche e adesso anche una nuova iniziativa riservata alle accademie e alle scuole d’arte: si tratta di Palazzo Monti Degree Show, una mostra ospitata al Piano Nobile del palazzo dal 3 al 24 ottobre. Abbiamo dialogato con lui, poco prima dell’inaugurazione.


Edoardo sei il fondatore di Palazzo Monti, residenza per artisti che ha sede negli ambienti della tua dimora duecentesca di Brescia. Un luogo particolarmente connotato che instaura un dialogo con la pratica contemporanea più recente. Come nasce l’idea e come funziona?

Il progetto nasce nel 2016 a New York dove ho trascorso cinque anni lavorando nell’ufficio comunicazione di Stella McCartney. Il lavoro non mi soddisfaceva e soffrivo nel non poter partecipare attivamente al mondo dell’arte, di cui frequentavo artisti, curatori e galleristi. La passione per l’arte è nata grazie al collezionismo, ma è proprio l’esperienza americana ad averla consolidata e strutturata. Ho così costituito un gruppo di amici che mi potessero aiutare a progettare e lanciare quello che decidemmo di chiamare “Palazzo Monti”, come è poi avvenuto nel marzo 2017. Per quasi due anni tornavo ogni mese per seguire e conoscere di persona gli artisti che da tutto il mondo venivano in residenza, fino a quando ho scelto di tornare definitivamente in Italia, nell’autunno 2018, e restare a Brescia. Da allora, il progetto si è evoluto in un vero e proprio centro culturale che ospita non solo il programma di residenza ma anche la collezione privata di arte contemporanea e uno spazio espositivo dove ho curato oltre venticinque mostre in tre anni. La residenza ha accolto oltre centocinquanta artisti dal 2017. Il progetto è completamente indipendente e finanziato da me. Gli artisti sono selezionati in modo anonimo dal consiglio con sede a New York, Londra, Parigi, Seul e in Italia. Il programma è aperto ad artisti nazionali e internazionali e offre l’opportunità di esplorare diversi mezzi. Abbiamo ospitato non solo artisti ‘tradizionali’ (pittori, scultori, fotografi) ma anche designer, poeti, chef e performer.

Palazzo Monti Degree Show è invece una recentissima iniziativa, alla sua prima edizione, inaugurata a ottobre, che prevede il coinvolgimento di artisti che studiano ancora in accademia. Di cosa si tratta?

Si tratta di una mostra dedicata ad artisti che studiano ancora nelle accademie italiane. Un’idea che nasce proprio dalle mie visite in accademie e scuole d’arte nel corso del 2019. A differenza delle loro mostre di fine anno, che sono più una specie di saggio finale riservato a pochi, la possibilità offerta a Palazzo Monti diventa un momento per presentare il proprio lavoro. Ma è soprattutto l’opportunità di collaborare con le professionalità del settore, di parlare della propria ricerca e incontrare un pubblico specializzato di curatori, galleristi, collezionisti. Questo perchè Palazzo Monti è già una residenza per artisti e, quindi, territorio di scambi, condivisioni, incursioni e mostre che si inseriscono in un contesto internazionale.

Anche in questo caso è previsto un comitato di selezione internazionale. Da chi è formato?

Dal Board di Palazzo Monti, ovvero Erin Kim (Direttore a Mana Contemporary), Anne-Claire Morel (Art Collections Manager – Artiq) e io, con tre ospiti italiani: Giuseppe Casarotto (Collezionista e Presidente del Club Gamec), l’artista Ettore Favini e la curatrice Rossella Farinotti. È fantastico vedere come i vincitori siano così ben distribuiti uniformemente sul territorio nazionale e lavorino con pittura, scultura, performance e fotografia.



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Come sono stati selezionati gli artisti e quali parteciperanno alla prima edizione?

L’invito è stato mandato a tutte le scuole e accademie d’arte, coinvolgendo studenti dal primo all’ultimo anno. Sono oltre cento gli studenti che hanno fatto richiesta e tra questi i diciassette selezionati – tutti nati negli anni Novanta – sono: Clarissa Baldassarri, Ambra Castagnetti, Ludovico Colombo, Stefano De Paolis, Alessandro Di Lorenzo, Giacomo Giannantonio, Andrea Mauti, Jimmy Milani, Viola Morini, Andrea Noviello, Simon Pellegrini, Roberto Picchi, Cristina Pozzan, Samuel Rosi, Giovanni Rossi, Alan Silvestri, Orsola Zane.

Dal punto di vista curatoriale, invece, com’è organizzata la mostra? Gli artisti porteranno opere site specific oppure lavori già prodotti nel loro percorso di ricerca? Saranno in dialogo con la collezione?

Ogni artista porta un lavoro e l’approccio a ognuno di essi è a suo modo sempre diverso. Ambra (Castagnetti) ha realizzato la sua opera in residenza a Palazzo Monti, completata nel luglio 2020; Clarissa (Baldassarri), Ludovico (Colombo), Simon (Pellegrini) e Giovanni (Rossi) portano dei lavori che avevo visto nel 2019 durante delle lezioni presso le loro accademie, rispettivamente Napoli, Bergamo e Brescia. Alessandro (Di Lorenzo) e Andrea (Noviello) hanno realizzato due enormi installazioni site-specific, apposta per lo show, come anche Viola (Morini), Giacomo (Giannantonio) e Jimmy (Milani) che hanno creato opere affini alla propria pratica ma pensando agli spazi del Palazzo. Alan (Silvestri), Andrea (Mauti), Roberto (Picchi), Cristina (Pozzan), Samuel (Rosi), Stefano (De Paolis) e Orsola (Zane) portano dei lavori in cui mi sono imbattuto durante i mesi del lockdown, ma che poi ho avuto modo di vedere di persona per la selezione finale.

Considerando la tua esperienza e il contatto con le generazioni più giovani, cogli delle “urgenze”espressive, tematiche comuni o la scelta di linguaggi specifici?

Sia i lavori condivisi nel processo di application da oltre cento artisti, sia la selezione finale mostra una fantastica uniformità di mezzi, materiali e tematiche. Andando a invitare artisti da tutte le scuole e accademie d’arte italiane, abbiamo avuto il piacere di osservare un’omogenea distribuzione non solo dei talenti ma anche di ciò che essi vogliono comunicare.

Prendendo in prestito il titolo di un format televisivo, ti domando: Idee per il dopo? Ovvero, progetti futuri?E in maniera più generica, quale credi sarà o dovrebbe essere il new normal, o cosa ti auspichi per le diverse realtà che si occupano di contemporaneo e, soprattutto, degli artisti più giovani?

Il 18 ottobre aprirà a Mana Contemporary (New York) Transatlantico, la prima retrospettiva che vede crescere il nostro viaggio curatoriale all’interno di un centro culturale internazionale. La mostra vuole onorare gli oltre centocinquanta artisti che sono stati ospitati e accolti da ogni angolo del mondo, rispecchiando questo spirito di inclusività all’interno di una comunità creativa globale. Seguirà il 31 ottobre la mostra Complesso della Mummia, progetto curatoriale di Matteo Pollini coi lavori di Gabriele Beveridge, Paul Chapellier, Gabriella Hirst, Oliver Laric e Giusy Pirrotta. Completeremo il programma del 2020 con una mostra a dicembre che presenti tutti gli artisti italiani ospitati da maggio: Thomas Braida, Valerio Nicolai, Linda Carrara, Leonardo Pellicanò, Ambra Castagnetti, Ludovica Anversa, Giulio Scalisi, Alan Silvestri, Roberto Patella, Francesco Cima, Roberto Picchi, Andrea Bocca e Giuseppe di Liberto. Stiamo definendo il programma del 2021 ma abbiamo già moltissimi artisti internazionali selezionati e invitati. Infine, spero che tutti coloro che possono davvero cambiare le sorti di un artista, ovvero curatori, collezionisti, galleristi e musei, capiscano l’importanza, ora più che mai assoluta, di costituire e supportare un sistema a favore di artisti giovani. Questo non vuol dire non fare selezione e aiutare tutti equamente, col rischio di disperdere fondi preziosi e illudere tanti, ma di credere nella forza dei giovani emergenti e dedicare loro tanto supporto quanto lo si dedicherebbe a un artista affermato.

A cura di Elena Solito


Palazzo Monti Degree Show

A cura di Edoardo Monti

3 ottobre – 24 ottobre 2020 (su appuntamento)

Pallazzo Monti – Piazza Tebaldo Brusato 22 – Brescia

www.palazzomonti.org

Instagram: palazzomonti


Caption

Palazzo Monti Degree Show, Installation View, Alan Silvestri Angelo delle nevi 2020, Roberto Picchi“46 ° 31 ‘42.96”N 10 ° 27’ 09.72”E , 2020, Giovanni Rossi Errore di Prospettiva 2019, Clarissa Baldassarri Promise Land, Gambe n ° 3-4 2019, Andrea Mauti Senza titolo (Hera Borghese) 2020, MUZ Gemellare 2020 – Courtesy Palazzo Monti, Photo Petrò Gilberti

Palazzo Monti Degree Show, Installation View, Alessandro Di Lorenzo Senza titolo (altare) 2020, Andrea Noviello Testa di un Pensatore 2020 – Courtesy Palazzo Monti, Photo Petrò Gilberti

Palazzo Monti Degree Show, Installation View, Viola Morini Die Seidenmotte und die stolze Rosamun 2020, Jimmy Milani La conquista dello spazio 2020, Orsola Zane Quella volta stavamo giocando a Badmi, Giacomo Giannantonio Per Tutti e Per Sempre 2020 – Courtesy Palazzo Monti, Photo Petrò Gilberti

Edoardo Monti – Courtesy Federica Simoni