Intervista al Collettivo FAC

Il Collettivo FAC è una giovane realtà composta da Caterina Quarta, Alice Caracciolo e Giuseppe Amedeo Arnesano; si occupa di curatela e allestimenti di mostre nel campo dell’arte contemporanea e segue un programma di residenze d’artista nella zona industriale di Lecce.
In occasione dell’edizione 2019 di Industrial Therapy abbiamo realizzato una piacevole e vivace chiacchierata con loro per poter meglio conoscere le loro idee e questo progetto.


Da quali esigenze nasce FAC e quali obiettivi vi ponete per il futuro?!

FAC nasce all’alba della terza edizione di Industrial Therapy – programma di residenza che lavora sulla dimensione spaziale della zona industriale di Lecce – dall’incontro tra Caterina e Alice, veterane del programma, e Giuseppe invitato a dar un supporto critico e valutativo per la selezione dell’artista in residenza di IT#3. L’unione, poi formalizzata in collettivo a ottobre dello stesso anno, ha portato a un ampliamento di orizzonti creando un gruppo eterogeneo che, grazie alla sua conformazione multidisciplinare e ai molteplici interessi professionali di ciascun membro, porta avanti diversi progetti: a fianco della ricerca architettonico-urbanistica, che prosegue con il programma Industrial Therapy, il collettivo si propone come realtà attiva nel settore di allestimenti, curatela, progettazione e organizzazione di mostre. Inoltre, lavora e supporta giovani artisti italiani di cui condividono ricerche e linguaggio espressivo, realizzando mostre personali e collettive delle quali cura allestimenti, promozione e realizzazione dei cataloghi, l’ultimo dei quali è stato selezionato anche da Replica. Archivio italiano del libro d’artista, ricevendo numerosi consensi.

Per il futuro, l’obbiettivo del collettivo è continuare a svolgere, al meglio, il proprio lavoro accrescendo il bagaglio professionale e umano sia nei progetti che promuove in prima persona sia nelle occasioni di lavoro congiunto con gli artisti con cui percorre un frangente di vita e di ricerca artistica, con l’idea di portare, nella città di Lecce, operazioni di giovamento collettivo e condiviso.

Si sta sempre più diffondendo la necessità di una modalità nomade e condivisa di presentazione, ricerca e analisi sull’arte a noi strettamente contemporanea. Siete d’accordo? Nel vostro collettivo ogni membro ricopre dei ruoli ben precisi?

Questa domanda è tendenziosa (ridono e si guardano). Parlando di ricerca e analisi sull’arte contemporanea, legata principalmente agli artist run space e agli spazi indipendenti, si potrebbe dire, oggi, che questa può essere considerata come una pratica all’interno della quale è molto difficile distinguere le professionalità caratteristiche del sistema dell’arte. Un approccio condiviso al lavoro non può che aggiungere valore a un gruppo che si cimenta nella ricerca sulla relazione tra architettura e arte, intesa come strumento di indagine dello spazio, e che promuove mostre di arte contemporanea cercando sempre di seguire il faro, contenuto anche nell’acronimo, delle “faq” che ci poniamo: che cosa stiamo facendo? come l’arte si sia trasformata? a chi serve? che ruolo nel binomio socio-antropologico ricopre?. Il nostro collettivo è formato da figure che lavorano in ambiti professionali distinti: Caterina è di formazione architetto, laureata in Architettura e Ingegneria Edile a Roma e libero professionista; Alice è una fotografa e artista visuale, laureata in storia dell’arte a Pisa e diplomata in NABA, a Milano, in fotografia e visual design; Giuseppe è storico dell’arte, curatore indipendente e giornalista pubblicista, laureato in conservazione dei beni culturali a Lecce e in storia dell’arte moderna a Roma, diplomato poi alla LUISS Masters of Art. Questa conformazione multidisciplinare del gruppo permette di approcciare i progetti con le conoscenze e le ricerche professionali personali di ognuno, che spaziano dall’architettura all’arte, permettendo di aspirare a una visione complessiva di un’operazione che accresca un dialogo critico, progettuale e compositivo comune.



Collettivo FAC
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L’Associazione culturale FAC lavora da tre anni sulla natura spaziale dei territori industriali di Lecce: perché la scelta di questa città e quali possibilità offre?

La ricerca portata avanti con Industrial Therapy indaga una porzione del territorio della città di Lecce, la zona industriale, attraverso contributi architettonici, artistici, sociologici, che rientrano nelle discipline artistiche più in generale, individuati come metodo di studio urbano e antropologico delle condizioni e delle possibili evoluzioni di questo spazio.
Per capire un luogo e compenetrarsi con esso è imprescindibile viverlo; essendo Lecce la nostra città di appartenenza, la volontà di partecipare alla sua evoluzione (urbana e artistica) come cittadini attivi spiega la localizzazione geografica del progetto. Ci sentiamo di dire che il progetto crei più possibilità: da un lato ci permette di lavorare su uno spazio pubblico attraverso strumenti svincolati da normative tecnico-buracratiche, creando un rapporto tra opera e fruitore spontaneo e non convenzionale, avulso dalle dinamiche di uno spazio espositivo; la reazione che si genera in uno spettatore “forzato” che osserva l’opera costruita durante il programma, inerente la tematica di riflessione individuata dal collettivo, è parte del processo che aiuta a capire le dinamiche sociali e urbane dell’area in questione. D’altro canto, il progetto localizzato permette di creare sempre più connessioni con aziende ed enti locali, che supportano il collettivo in questa ricerca e nella creazione di opere che diventano “tracce”e riflessioni materiche, lavorando comunemente per una riappropriazione collettiva dello spazio.

Anche le residenza d’artista sono in fase esplosiva: sono davvero così necessarie o spesso mascherano una vacanza pagata?

Ci teniamo a dire che si tratta di una residenza urbana più che artistica. La restituzione materica della residenza, che sia essa un opera artistica o un saggio antropologico, è un lavoro che confluisce in una ricerca più ampia. Questo implica tempi serrati e un duro lavoro sia per i partecipanti sia per il collettivo stesso che si mette a completa disposizione durante tutto il periodo di residenza. Fino a oggi, le opere prodotte sono di natura urbana, implicano una complessità sia per le dimensioni delle stesse sia per la effettiva realizzazione e posa in essere. Non possiamo parlare a nome di tutte le residenze; nel nostro caso possiamo affermare, con certezza, che non è affatto una vacanza. Sicuramente, durante la residenza si creano legami umani che permettono note di complicità e ilarità ma, sia nella residenza sia nelle produzioni artistiche che abbiamo curato, ognuno ha sempre dato e reciprocamente chiesto il massimo ai fini di un lavoro professionale e, si spera, di qualità.

Potete darci qualche anticipazione sulla quarta edizione di Industrial Therapy?

Possiamo dirvi che la residenza di Industrial therapy#4 si rifletterà sul concetto “escape velocity”. FAC, quest’anno, invita a ragionare sul concetto di lentezza e relazione, immaginando un’opera che permetta di vivere lo spazio in un’accezione più umana, slegata dalla natura esclusivamente produttiva del luogo. Un’opera che ponga l’uomo e le interconnessioni personali come perno gravitazionale del movimento che si genera nella zona industriale. L’obiettivo è sviluppare un’operazione che, per un frangente temporale, cambi l’approccio che si ha verso questo luogo da quantitativo, ossia legato a una funzione di utilità, a qualitativo, cioè legato alle sensazioni che suscita la forma dei luoghi e le relazioni umane che si possono generare. Attraverso l’opera chiediamo di non considerare il territorio come un groviglio di interessi produttivi ma come uno spazio dove sia possibile una dimensione umana. Possiamo anche dirvi che, a breve, comunicheremo il progetto vincitore.

A cura di Marco Roberto Marelli


IT#4 – ESCAPE VELOCITY

A cura di Collettivo FAC

Quarta edizione del programma di residenza Industrial Therapy

10 ottobre – 20 ottobre 2019

Lecce

www.collettivofac.it

Instagram: collettivofac


Caption

Collettivo FAC – Courtesy Collettivo FAC, ph Alice Caracciolo

Marco Schiavone, Uno spazio banale e inutile, che come tanti non avrebbe veramente nessuna ragione di esistere – Dettaglio dell’installazione – Courtesy Collettivo FAC

Da cosa nasce cosa. Appunti per una metodologia progettuale – Dettaglio opera g. olmo stuppia – Courtesy Collettivo FAC, ph Alice Caracciolo

Da cosa nasce cosa. Appunti per una metodologia progettuale – Dettaglio opera Aurora Paolillo – Courtesy Collettivo FAC, ph Alice Caracciolo



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