Una elegante e immersiva galleria d’arte nel cuore neoclassico di Milano. Intervista a Tommaso Calabro.

Il piano nobile di Palazzo Marietti, residenza neoclassica di origini rinascimentali sita in Piazza San Sepolcro a Milano, ospita la galleria d’arte Tommaso Calabro. Inaugurata nel 2018 e specializzata in opere d’arte moderna e contemporanea internazionale, la sede espositiva è aperta al confronto con il design e adotta le più attuali modalità di produzione e diffusione di contenuti culturali.
In occasione di questo periodo di esplosione virtuale e riflessioni sul futuro abbiamo dialogato con Tommaso Calabro, giovane fondatore della galleria.


Un elegante e imponetene scalone ottocentesco conduce a sale espositive fortemente caratterizzate da pavimenti in legno intarsiato, decorazioni dorate e affreschi. Quali motivazioni ti hanno spinto a scegliere questo spazio e come artisti e curatori dialogano con la storia di questo luogo?

Nel 2018, quando sono tornato da Londra, volevo trovare uno spazio che fosse molto diverso da quello in cui avevo lavorato precedentemente. Volevo uno spazio ricco di storia, caratterizzante, come giustamente hai fatto notare. La programmazione che avevo in mente di sviluppare era più consona a uno spazio storico che a classico white cube. Volevo un luogo elegante e non asettico, capace di esaltare le opere d’arte senza però ‘”soffocarle”. Credo che questa scelta sia stata premiata dal riscontro positivo che ho ricevuto da artisti con cui ho lavorato e sto lavorando (Toby Ziegler e Francesco Vezzoli, per esempio), così come da curatori e collezionisti.

Le mostre realizzate nella tua sede milanese esulano dalle normali pratiche espositive di una galleria commerciale e conducono lo spettatore verso un’immersiva esperienza che ricorda modalità di proposta culturale adottate da fondazioni e realtà museali. Come nasce questo approccio e come è accolto dal pubblico?

Tutti i progetti che decido di presentare in galleria, siano essi mostre d’arte o progetti interdisciplinari, nascono da una ricerca approfondita sugli artisti, sulla loro storia e sui media con cui hanno sperimentato nel corso della loro carriera. Questo momento di ricerca è fondamentale per creare progetti che possano rivelare un lato meno conosciuto, e spesso inaspettato, di artisti già affermati come, ad esempio, Jean Dubuffet; favorire un dialogo tra artisti di diverse epoche storiche, come in Soft Power: Rosso-Morandi-Ziegler; oppure ancora favorire la riscoperta di artisti meno noti attraverso tagli insoliti, come nella mostra dedicata a Rodolfo Aricò, le cui opere dialogavano con le creazioni della designer Anna Castelli Ferrieri. Nascendo non come mere operazioni commerciali ma come vere e proprie mostre, questi progetti offrono ai visitatori un’esperienza immersiva da cui, credo, ne possano uscire in qualche modo arricchiti. O almeno questo è il riscontro che abbiamo ricevuto da chi è venuto a trovarci in galleria in questi quasi due anni di attività.

Forme Uniche si occupa di artisti e curatori tuoi coetanei, operatori culturali ventenni e trentenni. In futuro vorrai realizzare mostre ed eventi che coinvolgano queste recenti generazioni o credi siano altri i luoghi in cui si muove magmatica la ricerca culturale contemporanea?

Sia a livello di attività espositiva sia a livello commerciale, da sempre mi dedico principalmente ad artisti storicizzati e in alcune occasioni ho lavorato con artisti contemporanei “mid-career”, che sono già presenti sul mercato da anni come Ziegler. Non ho in programma al momento di lavorare con giovani artisti emergenti, perché non è questo il mio ambito di competenza, ma non escludo che in futuro ci potranno essere collaborazioni con artisti contemporanei magari già rappresentati da gallerie internazionali, oppure con giovani curatori e galleristi.



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Siamo oggi pienamente immersi in un rinascimento digitale nato spesso per necessità. Il sito della tua galleria offre supporti avanzati come tour virtuali e una sezione shop. Credi l’attuale situazione modificherà il mondo delle gallerie e stai già lavorando a nuovi progetti digitali?

Sicuramente nel breve e medio periodo le aziende e le realtà culturali dovranno continuare a rinforzare le proprie piattaforme digitali e la propria presenza sui social media con contenuti intelligenti. Sarà l’unico modo per avvicinare visitatori e collezionisti in un momento in cui viaggiare e spostarsi sarà molto più difficile. Esperimenti digitali come le viewing rooms di Basel e Frieze o i tour virtuali saranno sempre più frequenti, anche se, a mio parere, non potranno mai sostituire il piacere di fruire un’opera dal vivo.
In galleria continueremo a realizzare tour 3d delle nostre mostre come facevamo già prima dell’emergenza e implementeremo il nostro e-shop. A breve troverete disponibili il volume dedicato alle Tipe Umane di Andrea Incontri, pubblicato insieme a Skira, e il catalogo della mostra Rodolfo Aricò/Anna Castelli Ferrieri. L’ amore per il progetto, che sarà invece un’autoproduzione della galleria.

Prima di questo strano lockdown avevi in calendario l’apertura di un’interessantissima mostra – Casa Iolas. Citofonare Vezzoli – che attraverso lo sguardo di Francesco Vezzoli ridava vita alla leggendaria Villa Iolas. Puoi raccontarci questo progetto in attesa di poterlo tutti visitare di persona?

Casa Iolas. Citofonare Vezzoli è un progetto a cui lavoriamo con Francesco ormai da un anno e che si inserisce nel programma di mostre che ho deciso di dedicare alla riscoperta dei grandi galleristi del Novecento. Alexander Iolas è stato un personaggio a dir poco straordinario: ballerino professionista fino ai quarant’anni e poi art dealer e gallerista, introdusse i Surrealisti negli Stati uniti e fu uno dei primi a creare una rete di gallerie satelliti in America ed Europa. Sotto la curatela di Francesco, la mostra rievocherà l’atmosfera perduta della leggendaria Villa Iolas di Atene – dove Iolas teneva la sua inestimabile collezione d’arte – con un allestimento che dispone opere di De Chirico, Max Ernst, Magritte (e molti altri artisti che lavorarono con in gallerista) tra mobili e suppellettili antiche e opere di Vezzoli stesso, molte delle quali inedite. L’idea di accostare Francesco a un personaggio come Iolas è nata in virtù dell’eclettismo artistico che li caratterizza entrambi e da una comune concezione di mostra come teatro puro. Non vado oltre e vi aspetto tutti in galleria.

A cura di Marco Roberto Marelli


www.tommasocalabro.com

Instagram: tommasocalabrogallery

Instagram: tommasocalabro


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Galleria d’Arte Tommaso Calabro – Couresy Galleria d’Arte Tommaso Calabro, ph Riccardo Gasparoni

Galleria d’Arte Tommaso Calabro – Couresy Galleria d’Arte Tommaso Calabro, ph Riccardo Gasparoni

Ritratto di Tommaso Calabro – Couresy Galleria d’Arte Tommaso Calabro, ph Riccardo Gasparoni

Alexandre Iolas alla mostra personale di Eliseo Mattiacci, Iolas-Jackson Gallery di New York, 1983. Opera capta rumori (Proliferazione perpetua), 1982-83 – Courtesy Studio Eliseo Mattiacci, ph Luca Mancini

William E. Jones (1962) – Villa Iolas (Matta, Les Lalannes, Yves Klein), 1982/2017, stampa a getto d’inchiostro rifinita a mano, 40.6 x 50.8 cm. Edizione di 6 con 2 prove d’artista (Inv# WJ 17.019.2) – Courtesy of David Kordansky Gallery, Los Angeles and The Modern Institute, Glasgow, Scotland, ph Lee Thompson



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