Intervista a Stefano Giuri, fondatore di TOAST Project Space a Firenze

TOAST Project Space è un progetto nato, agli inizi del 2019, da un’idea di Stefano Giuri – artista leccese formatosi all’Accademia di Belle Arti di Firenze -, un luogo dedicato alla sperimentazione e alle connessioni sito all’interno di Manifattura Tabacchi, ambiziosa iniziativa di riqualificazione di un ex complesso industriale nella periferia fiorentina.
Il 22 novembre inaugurerà la quinta mostra, HURACÁN, personale di Lek M. Gjeloshi.


Cominciamo con le presentazioni: chi è Stefano Giuri e come nasce TOAST Project Space?

Sono un’artista pugliese e vivo da ormai nove anni a Firenze, città in cui ho frequentato l’Accademia di Belle Arti diplomandomi prima in Pittura e poi in Scultura; il mio lavoro indaga quest’ultima assieme alla performance.
Mentre ero ospite del programma di residenze artistiche curato da Sergio Risaliti presso Manifattura Tabacchi a Firenze, rimasi affascinato dal vecchio casotto della portineria, così piccolo rispetto alle dimensioni immense del luogo che lo ospita. Chiesi a Risaliti se potevo realizzare qualcosa al suo interno, un desiderio che era in incubazione da tempo: creare un luogo di riferimento per gli artisti a Firenze. Ho sempre creduto nell’importanza di spazi di questo genere, specialmente negli ultimi anni in cui il dibattito pubblico su cosa volesse dire essere “indipendente” era caldo: TOAST è nato anche per necessità di definire una direzione “comune”. In questo senso, il progetto è stato pensato per condividere una visione: l’indipendenza culturale scardinata dalle tendenze e dai canoni è necessaria e fondamentale ma deve essere, senza dubbio, ampliata verso il tema della sostenibilità del lavoro dell’artista, supportandolo economicamente.

Ideato durante una residenza, consideri TOAST Project Space la tua opera e tu il suo curatore?

Solo in parte. Non mi piace definirmi un curatore perché, semplicemente, non lo sono; TOAST è più un artist-run space, da questo punto di vista. So che il progetto finirà, inevitabilmente, per rappresentarmi in quanto sono io il suo creatore; l’intenzione non era creare una mia opera ma aprire uno spazio che generasse dialogo, confronto, opportunità e occasioni. Quando ho terminato la residenza presso Manifattura il mio lavoro finale era un’opera personale che rispecchiava la mia ricerca, TOAST è decisamente qualcos’altro, direi un extra: è l’espressione del mio bisogno di avere un luogo virtuale e fisico dove lavorare con altri artisti.

Come è strutturato TOAST Project Space?

Assieme a me collabora l’artista Matteo Coluccia che, oltre a intervenire, a volte, nella scelta degli artisti, mi aiuta a far sì che il progetto possa proseguire e autosostenersi. L’ultima mostra, Facciatosta Records di Enne Boi, è, invece, nata assieme a Luigi Presicce. Questa scelta rispecchia bene la mia visione di TOAST: un luogo che vive con gli artisti e degli artisti, in un’idea di condivisione.
Dietro ogni mostra, organizzata con cadenza bimestrale, si nasconde un lungo processo che parte dalla ricerca degli artisti, basato strettamente sul loro lavoro. Tra coloro che hanno esposto, con alcuni avevo già lavorato in passato, di altri invece conoscevo solo il lavoro, come nel caso di Rebecca Moccia e Guendalina Cerruti. Si percepisce una continuità nei lavori degli artisti invitati che si esplica nel momento stesso in cui il progetto si sta facendo, in quanto il focus di TOAST è proprio la ricerca pura e senza preconcetti.
Tutti gli artisti invitati sono introdotti alle realtà esistenti sul territorio fiorentino per costruire una rete sempre più fitta che sia utile e funzionale per i giovani artisti, per gli studenti dell’Accademia di Belle Arti e, in generale, per gli attori dell’arte contemporanea.



TOAST Project
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Il contesto cittadino ha influito sicuramente nella creazione di TOAST, quali sono le tue impressioni su Firenze?

Firenze è una città dalle dinamiche insolite, un luogo impermeabile, e proprio per questa sua peculiarità le persone, che scelgono di viverci e di costruirvi qualcosa, sentono di dover dare il massimo. Infatti, non sono mai mancate realtà indipendenti dedicate all’arte, ciò che è venuto meno è stato un percorso duraturo, a eccezione di Base/Progetti per l’arte. Il bisogno di network, di contesti, di ponti è sempre stato grande; mi ricordo che durante i miei anni di formazione in Accademia, assieme a Matteo Coluccia, lavoravamo alla costruzione di progetti “a modo nostro”, senza un nome preciso. Eravamo ancora studenti e non avevamo una sede ufficiale ma cercavamo, continuamente, di creare situazioni che fossero interessanti e ampliassero la rete di conoscenze tra giovani artisti.
Negli ultimi anni le cose stanno cambiando in città e anche le istituzioni si interessano non solo ai lavori dei giovani artisti ma anche alla creazione di piani a lungo termine che si occupino di contemporaneo: Manifattura Tabacchi ne è un esempio, così come Museo Novecento e le accademie americane Studio Arts College International (SACI) e Santa Reparata International School of Art (SRISA).

Che rapporto ha TOAST con il contesto in cui è insediato?

Quando si apre uno spazio è necessario riflettere su alcuni punti: in che direzione andare, a chi parlare e dove ci si trova. Nel caso di TOAST Project Space gli interlocutori principali sono gli studenti dell’Accademia e gli artisti che vivono e lavorano a Firenze, e la posizione non è nel centro storico, ma in Manifattura Tabacchi, in una zona periferica. Questa scelta è stata ponderata e mi sono trovato a lavorare con gli operatori dell’arte e con il quartiere stesso di Novoli. Questa è una zona molto viva e vibrante, che riesce ad avere una vita propria lontana dalle luci del centro; su questa dinamica si è concentrato TOAST, puntando sul coinvolgimento. Mi occupo sempre di invitare gli abitanti della zona alle nostre iniziative parlando con loro, raccontando cosa accade a TOAST e perché è importante anche la loro partecipazione. Un bell’esempio, che mi fa capire che il progetto funziona, riguarda una signora della zona che due giorni prima del vernissage, mentre la mostra era in allestimento, venne a curiosare e a fare domande all’artista. Quel che si instaura è un dialogo semplice ma efficace, che funziona: alle inaugurazioni gli avventori sono variegati, per me non c’è cosa più bella perché lavorare con fruitori eterogenei permette di pensare in modo diverso e di muoversi su terreni differenti, e ciò è fondamentale per la ricerca.

Alle soglie del primo anno di attività hai voglia di tirare delle somme?

Sicuramente, il primo anno di vita di TOAST è stato segnato dalla possibilità di partecipare alla decima edizione di i10 ad ArtVerona, format dedicato ai project space italiani. Anche in questo caso l’accento è stato posto sull’importanza di creare connessioni e sono stati invitati Francesco Lauretta e Luigi Presicce con la loro iniziativa La Scuola di Santa Rosa a Firenze, un movimento spontaneo dedicato al semplice e gioioso gesto del disegno e a una diversa idea del fare arte. Questa scelta ha segnato l’importanza di stabilire un dialogo con realtà attive sul nostro territorio.
In generale, la risposta alle iniziative è stata molto positiva sia da parte degli addetti ai lavori sia da parte degli abitanti del quartiere ma credo che sarà il tempo a permettermi di valutare, in maniera efficace, il valore di quel che è stato fatto e di poter comprendere se e quali cambiamenti andranno operati. Per ora il mio obiettivo è dare continuità al progetto e costruire un percorso.

Martina Aiazzi Mancini


Lek M. Gjeloshi

HURACÁN

a cura di Stefano Giuri

22 novembre 2019 – 12 gennaio 2020

TOAST Project Space – Via delle Cascine, 33-35 – Firenze

www.manifatturatabacchi.com/toast-project/

Instagram: toastprojectspace

Instagram: stefano_giuri


Caption

Marco Ceroni, Horizon – Installation view, TOAST Project Space, Firenze, 2019 – Courtesy Toast Project Space, ph. Leonardo Morfini

Enne Boi, Facciatosta Records – Installation view, TOAST Project Space, Firenze, 2019 – Courtesy Toast Project Space, ph. Leonardo Morfini

Guendalina Cerruti, Swan Lake – Installation view, TOAST Project Space, Firenze, 2019 – Courtesy Toast Project Space, ph. Leonardo Morfini

Rebecca Moccia, Cuore – Installation view, TOAST Project Space, Firenze, 2019 – Courtesy Toast Project Space, ph. Niccolò Vonci



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