Intervista a Honami Higuchi e Raphael Leray, fondatori di MIRA 新伝統

For english version, edited by Giulia Guarienti, scroll down

MIRA 新伝統 è un progetto performativo nato a Tokyo dalla convergenza tra Honami Higuchi e Raphael Leray. Abbiamo dialogato con loro, in occasione della prossima apertura della nuova sede di ULTRASTUDIO in Giappone, per scoprire il loro background, MIRA e i progetti che coinvolgeranno il nascente spazio di Tokyo.
Nota: Honami non parla Inglese, l’intervista che segue si basa quindi sulla conversazione avuta dall’autore con Raphael alla presenza di Honami stessa.


Avete background differenti, tu Raphael vieni dalla musica, mentre Honami dal teatro/performing arts. Come vi siete conosciuti? Perché avete deciso di lavorare assieme?

Fummo presentati da amici in comune e decidemmo di fare uno show assieme. La sinergia tra di noi fu molto buona, così decidemmo di continuare a lavorare su un progetto congiunto che prese inizialmente il nome di MIRA, e successivamente MIRA 新伝統; nel giro di due anni si è evoluto nell’unico progetto a cui effettivamente stiamo lavorando, estendendosi a film, performance nei club e animazioni 3D.
Honami stava già lavorando con dei musicisti. Di solito accade che i ballerini scelgono la traccia e ci lavorano sopra, ma questa non è pensata per loro. Lei era una delle poche ballerine nella scena di Tokyo che voleva lavorare partendo dagli scratch, senza tracce separate già pronte, collaborando con il musicista, costruendo qualcosa assieme. Una musica che valorizzasse e si relazionasse coi movimenti.
Io, d’altra parte, stavo già lavorando con un ballerino, ma era una collaborazione più legata alla promozione del mio precedente disco. Uno dei miei problemi con la musica creata al computer è che c’è così tanto lavoro precedente che diventa molto difficile improvvisare sul palco, mantenendo la qualità della composizione che cerco e sviluppa anche molto poco potenziale scenico derivante dal musicista.
Quindi, per me lavorare con qualcuno il cui focus è incentrato sulla drammaturgia e il lavoro sul palco è un modo per cercare il pezzo mancante del puzzle.
Non sono un grande fan di Wagner, ma mi piace l’idea di Gesamtkunstwerk, opera d’arte totale. È quello che stavamo entrambi cercando, portare alle persone che vanno allo show qualcosa di simile a un’esperienza catartica, come se fosse una tragedia greca post internet.

Come mai avete deciso di realizzare un film come Torque?

Pochi mesi dopo la prima esibizione diventammo anche partner nella vita. Pensammo di presentare un progetto al T-PAM Festival (festival di performance art a Yokohama) ma, nel frattempo, scoprii che Honami aveva da qualche anno una seconda vita come prostituta. Quindi, una volta confrontati, decidemmo di mettere la parola fine a tutto ciò e mi raccontò apertamente tutta la sua storia.
A quel punto potevamo tenere per noi il tutto e provare ad andare avanti, continuando a lavorare a ciò che stavamo preparando per il T-PAM Festival, ma decidemmo che avremmo dovuto lavorare su ciò che Honami aveva passato. Troppo spesso le prostitute sono disprezzate come essere umani, sempre vittime di insulti, battutacce, con davvero poca compassione per ciò che passano. In qualche altro caso, la loro storia viene romanzata dalla borghese intellighenzia come qualcosa di sovversivo e come un’attività emancipatoria; tuttavia queste persone scelgono solo le storie che si adattano alla loro fantasia. Noi sentivamo profondamente questo tema, questa esperienza di vita necessitava di una luce differente su cui appoggiarsi.
La performance per T-PAM era lunga un’ora, coreografia e copione interamente scritti da Honami, mentre io mi sono occupato della colonna sonora, le scene oscillavano tra momenti di grande intensità e calma profonda. Provammo ad archiviare il massimo che riuscimmo.
Molte parti rimasero nel film che completammo un anno dopo, aggiungendo alla performance materiale che scavava maggiormente nel contesto del red light district di Tokyo e una scena finale in cui veniva mostrata la crescita in divenire della consapevolezza di Honami dopo il suo ritiro dall’industria del sesso.

Raphael, perché hai deciso di andare a Tokyo? Che genere di contesto culturale hai trovato in Giappone?

Durante la mia adolescenza a Parigi curai molti concerti di Noise/avant-guarde music e dei programmi radio con un’enfasi sulla scena giapponese, iniziai anche a produrre musica in quel periodo, collaborando con musicisti come Goth-Trad, Makoto Kawabata, Aki Onda, e in particolare Kouhei Matsunaga (NHK yx koyxen), che produsse un paio di tracce con me e mi introdusse a una musica completamente fatta a computer, cosa che mi aprì un nuovo mondo.
La mossa successiva fu visitare il Giappone, dove arrivai 12 anni fa, con molte fantasie riguardo Tokyo e l’essere in un qualche sorta di noise/avant guard Mecca. Chiaramente, la realtà non combaciava con la mia fantasia, ma mi piacque il modo di vivere, le persone, la calma, le tradizioni, etc. Si sposava bene con il me di allora. Quindi rimasi e non sono più tornato.

Come avete incontrato Ultrastudio?

Ultrastudio mi contattò nel 2017, mi avevano trovato grazie a Phinery Tape, casa discografica Danese con cui avevo realizzato il mio secondo disco. Ero un degli otto artisti selezionati per essere parte di Endless Backup, una mostra di gruppo che si tenne presso FuturDome a Milano. Quello show era parte di MIArt Official OFF Events. Era la prima volta che facevo una traccia su commissione.
Composi a una traccia di cinque minuti con un discorso simil ASMR fatto dal cantante indie Franco-Giapponese Ukico, basato su uno scritto che Maurizio Viceré aveva redatto come testo di accompagnamento allo show. La musica era suonata nella stessa sala dove esponeva Synchrodogs, duo artistico ucraino.
Divenni un grande fan di Ultrastudio e delle loro mostre; subito dopo l’apertura del loro ufficio a Los Angeles, i ragazzi di Ultrastudio proposero a me e a Honami di creare uno spazio in Giappone: accettammo immediatamente.

Come le attività dello spazio di Tokyo saranno legate a quelle degli uffici di Los Angeles e Pescara?

Mentre a Pescara e L.A. la ricerca ha un’enfasi sull’installazione e sui lavori d’arte di natura più plastica, la nostra sede si concentrerà maggiormente sull’audiovideo e sulla performing art; intendiamo lavorare con vari artisti emergenti che vivono in Giappone, Taiwan, Hong Kong, Cina, etc.
Il piano, per ora, è di fare un grande ciclo di mostre tra il 2020 e il 2021, concentrate attorno all’idea di “corpo”, iniziando da Pescara quest’estate, poi L.A. e infine a Tokyo.
Nel frattempo certamente gli spazi saranno sempre connessi, lavoriamo indipendentemente ma non siamo separati e interverremo sia a livello logistico sia (qualche volta) artisticamente nei progetti altrui.
Come inaugurazione e inizio delle attività a Tokyo abbiamo prodotto un teaser online, il 3D è stato realizzato da Ivan Divanto (il ‘capo’ della sede di L.A) con Gioia di Girolamo, e la colonna sonora da MIRA 新伝統: Honami dice in Giapponese “non c’è ritorno alla normalità, la tua normalità è il problema”.

Che piani avete a lungo termini per lo spazio?

Nel medio periodo vorremmo instaurare un rapporto consolidato con gallerie e club, prima a Tokyo, poi in Cina e Taiwan – dove abbiamo già dei contatti con posti e artisti con cui vogliamo lavorare.
Idealmente inizieremo con un evento introduttivo il prossimo anno, abbiamo già alcuni spazi in mente e siamo alla ricerca di sponsor. Nel lungo periodo vorremo avere uno spazio nostro dove preparare le mostre e lavorare, ma questo è molto più difficile a Tokyo rispetto che in Europa.



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MIRA 新伝統 is a performance unit created in Tokyo by Honami Higuchi and Raphael Leray, we have interviewed them to talk about their background, their joint project, and the next opening of a new office of ULTRASTUDIO based in Tokyo.
Disclaimer: Honami doesn’t speak English, so the interview is based on the conversation between the author and Raphael.


You have different backgrounds, Raphael from music, and Honami from theater/performing arts. How did you meet? and why did you decide to work together?

We were presented by common friends, we did a show together and the synergy between us was very good, so we kept on working together on a joint project that first took the name of MIRA, then later MIRA 新伝統, over the last two years it evolved into the only art project we respectively work on, extending it to movies, club-oriented performances, and 3D animations.
Honami was already working with musicians. Usually, dancers choose a track and then work on it, but the track is not originally made for them. She was one of those rare dancers in the Tokyo scene, who wanted to work from scratch, with no tracks already prepared, and collaborate directly with the musicians, building something with them. She was expecting to work with music truly in symbiosis with her choreography.
On my part, I had worked previously with another dancer for the promotion video of my previous album. One of my concerns with computer-based music was that, there is so much process to it, that it becomes very difficult to improvise on stage while keeping the quality of composition I seek, and, it also has very little potential for scenic acts coming from the musicians. So, for me, working with someone whose focus is on dramaturgy and stage art, was like finding the missing piece to the puzzle.
I am not a big fan of Wagner, but I like his concept of “Gesamtkunstwerk” (total work of art). It was the approach we were both looking for, people go to the show and experience something similar to a cathartic experience, like some kind of post-internet athenian tragedy.

Why did you decide to make a film like “Torque” ?

We became partners in life a few months after our first show, and while we were working to present a show to the TPAM festival (a performance art festival in Yokohama) I discovered that Honami was secretly prostituting herself for a living for a few years. So, once confronted with this situation we decided to put an end to it and discussed openly on what she went through so far.
We could keep this story for us and try to move on and work on what we had planned for T-PAM festival, but we both decided that we should work on the struggle Honami went through. Too often “prostitute” are disrespected as human beings, always subject to insults, gross jokes, with very little compassion for what they endure. In some other cases, it is romanticized by some upper-class intelligentsia as some kind of subversive and emancipatory activity, except that those peoples, of course, select only the stories that fit their fantasy agenda. We strongly felt this topic, this life-experience, needed a different, more authentic light on it.
The performance for T-PAM was one hour long, choreography and script entirely planned by Honami while I did the soundtrack, the scenes were oscillating between moments of great intensity and profound calm, we tried to archive has much as we could.
Most parts of it remained in the movie that we completed a year later adding to the performance material some new scenes diving more into the context of Tokyo’s red-light districts and at last a final scene showing the on-going resilience developed by Honami since her retirement from the sex-industry.

Raphael, why did you decide to move to Tokyo? What kind of cultural environment did you find in Japan?

During my teenage years in Paris I curated a lot of noise/avant-guarde concerts and radio shows with an emphasis on the japanese scene, I also started music in those days, collaborating with musicians such as Goth-Trad, Makoto Kawabata, Aki Onda, and notably Kouhei Matsunaga (NHK yx koyxen) who produced a couple of tracks with me and introduced me to purely computer-based music which opened a new world for me.
So of the logical next move was visiting Japan and I arrived here 12 years ago, with a lot of fantasy about Tokyo being some kind of noise/avant-guarde Mecqa… Of course, the reality didn’t match my fantasy, but I liked the way of living, the peoples, the calm, the traditions, etc. It fitted well with me at the time. So, I settled here and never came back.

How have you met Ultrastudio?

Ultrastudio contacted me in 2017, he found me through “Phinery Tapes” a Denmark based label where I released my second album. I was one of the eight artists selected to be part of “Endless Backup”, a group exhibition that took part at the FuturDome in Milan. That show was part of the MIArt Official OFF Events, this was the first time I was making a commissioned soundtrack.
I composed a five minutes track with ASMR like spoken words by French-Japanese indie singer Ukico based on a prose poem Maurizio wrote as the accompanying text of the show. The music was played on repeat with photography of Ukrainian photographers Synchrodogs, part of the show too.
Then I always remained a big fan of Ultrastudio curated shows and soon after the opening of the Los-Angeles office, the Ultrastudio guys proposed to me and Honami to open an office in Japan and we immediately accepted.

How will the activities of the Tokyo headquarters be linked to those of the Los Angeles and Pescara offices?

While Pescara and L.A office has an emphasis on installation and plastic artworks, our office will be mostly focusing on audiovisual and performance art in East-Asia, we intend to work with various emerging artists living in Japan, Taiwan, Hong Kong, China, etc.
The plan, for now, will be a big exhibition cycle 2020/2021, centered on the notion of “Body”, starting from Pescara this summer, then L.A, and finally ending in Tokyo.
Meanwhile of course the spaces stay always connected, we work independently but we are not separated and we will intervene logistically and sometimes artistically in each other curation.
As an inauguration to the start of Tokyo office we produced a short online teaser, the 3D was realized by Ivan Divanto who is the head of L.A office with Gioia Di Girolamo and the track by MIRA 新伝統 where Honami is saying in japanese “There is no going back to normal, your normal was the problem“.

What long-term plans do you have for the office?

The mid-term would be making a strong partnership with local galleries and clubs, first in Tokyo, then in China, and Taiwan – where we already spotted some venue and artists we want to work with.
Ideally, we will start with one first big event next year, we already have some places in mind and will be soon looking for sponsorship. In the very long term, however, we would like to have our place for working and preparing shows, but this is something more difficult in Tokyo than in Europe.

A cura di Marco Bianchessi


Instagram: m_i_r_a_

www.ultrastudio.sexy


Caption

MIRA 新伝統 – Courtesy MIRA 新伝統 , ph credit EYESCREAM

MIRA 新伝統 – Courtesy MIRA 新伝統

MIRA 新伝統 – Courtesy MIRA 新伝統

MIRA 新伝統 – Courtesy MIRA 新伝統



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