L’insostenibile leggerezza dell’organo caldo – Intervista a Nicola Nitido

Nicola Nitido è un curatore indipendente. Ha studiato Storia dell’arte (BA) al DAMS di Bologna e Museologia (MA) all’Universidad Complutense a Madrid. L’anno scorso ha intrapreso un master in Management delle Risorse Artistiche e Culturali presso l’Università IULM, sede di Roma.


Raccontaci del tuo percorso educativo.

Il mio percorso educativo è stato caratterizzato da una grande passione, declinata in tutte le sue sfaccettature: la storia dell’arte.
La prima parte del mio percorso universitario si è svolta al DAMS a Bologna, dove ho avuto modo di studiare questa disciplina anche da “altre prospettive”, punto di vista che porto avanti nella mia ricerca creativa. Dalla psicologia dell’arte alla semiotica dell’arte, ho avuto modo di dissezionare e ricomporre le opere, sviluppando così una visione più ampia del discorso artistico. Nella mia prima tesi triennale ho trattato delle Poesiedi Tiziano, vero e proprio ciclo pittorico, definito dal pittore stesso poesia visiva, dedicandolo al Re di Spagna Filippo II.
Questo ricerca mi ha poi portato a trasferirmi a Madrid, dove ho studiato Museologia all’Universidad Complutense – mi interessava capire e approfondire il museo e le collezioni d’arte come se fossero a loro volta opere d’arte, in un contesto più grande. Ho concluso il master realizzando la mia tesi in Museologia sulla Casa Museo di Rubens ad Anversa, questo mi ha permesso di effettuare un tirocinio nell’istituto dedicato al grande maestro fiammingo, il Rubenianum.

Invece, quello lavorativo?

Ho avuto due esperienze lavorative in Germania, a Dresda e Berlino, dove ho finalmente realizzato che si può essere storici anche nel futuristico mondo dell’arte contemporanea. Nella prima, a Dresda, ho lavorato presso il Dipartimento di Arte Nederlandese del XVII secolo, assistendo la curatrice nella redazione e l’aggiornamento del nuovo catalogo per la riapertura della Gemäldegalerie Alte Meister. Subito dopo, a Berlino, sono stato catapultato di getto a collaborare presso un project space da poco aperto, PS120. Questo cambio repentino è stata per me una vera e propria svolta decisiva nella mia carriera. Per assimilare competenze tecniche e manageriali, l’anno scorso ho cominciato a Roma un master in Management delle Risorse Artistiche e culturali, che ho quasi concluso.
Confrontandomi con il mondo lavorativo, credo che la professione del “curatore” sia quella che da più corrispondenze tra il mio percorso formativo e le varie esperienze effettuate. Adesso sono un curatore freelance e mi occupo anche di progetti culturali in senso più ampio. Collaboro con artisti e collezionisti per alcuni dei loro progetti personali. Vorrei menzionare due mostre da me curate: Mistici Sensuali Contemplativi, realizzata a Metodo Milano lo scorso settembre e To Be Both realizzata in VR su Relevo e incentrata sull’iconografia dell’Ermafrodito. Faccio anche parte del team curatoriale di In-ruins, con cui ho co-curato un’altra mostra in VR.

Mi sono immediatamente innamorata delle tue fotografie. Si nota la geniale attenzione al dettaglio, la particolare sensibilità sia alle forme sia alle atmosfere, e anche un goccio di ironia. Si vede che hai visitato un bel pezzo del mondo. Sei nato a Napoli, dove vive la tua famiglia e dove oggi vivi anche tu, ma hai viaggiato tantissimo. Quali luoghi ti hanno influenzato di più?

Vivere in diversi paesi europei – e spostarmi grazie alle compagnie low cost – mi ha permesso di esplorare le trame intrecciate dell’Europa. Sicuramente, sono più affezionato alla Grecia e all’Islanda, paesi che geograficamente sono lontani ma che hanno moltissime cose in comune. Conoscere uno storico del linguaggio protoindoeuropeo me ne ha dato la conferma. La natura e l’esperienza vulcanica di questi due paesi ha suscitato in me emozioni talmente forti che a malapena riesco a descrivere qui. In Grecia ci sono state molte esperienze personali che sicuramente mi hanno segnato e colpito. Le tre città più lontane che ho visitato – San Pietroburgo, Istanbul, e New York – mi ricordano le mie tre migliori amiche del mio paese: nonostante rappresentino tre realtà diverse, antropologicamente hanno un’importanza nell’immaginario collettivo, da cui attingere per comprendere il mondo moderno. Volendo o nolendo, c’è sempre un legame che ricorda Napoli, e non solo: Istanbul, Madrid e New York hanno la stessa latitudine, mi piace pensare che ci siano delle storie che camminano sui binari delle latitudini. Poi ci sono città iconiche che per me rappresentano tasselli di un puzzle ancora da completare: Vienna e Lisbona, passando per Atene.

Il fotografare questi posti ti permette di congelare dei momenti emozionanti? Ho letto da qualche parte che l’80% delle emozioni le viviamo grazie agli occhi.

Bellissima domanda, ti ringrazio. Io credo che congelare non sia proprio possibile, poiché l’occhio è un organo caldo – non a caso si dice “lontano dagli occhi, lontano dal cuore”. Quello che però è possibile, secondo me, è giocare sui cortocircuiti generati dalle sinestesie tra la vista e gli altri sensi. Anche i grandi pittori del passato lo sapevano, a partire da Antonello da Messina, passando per Tiziano, Rubens, Velazquez e Vermeer. Il drappo, le tende, le lenzuola, ti inducono al senso del tatto, i fiori e le piante ti inducono all’olfatto, il mare e la natura all’udito (che per me è un senso ancora più universale della vista) e tutto il resto al gusto, che non solo è affine alla bocca ma anche a tutto ciò che è estetico, da cui ci sentiamo provocati e attratti. La vista regola gli altri sensi, ed è maggiormente in contatto con il “sesto” senso, che io chiamo memoria, che un po’ si ricollega a quello che mi hai detto tu riguardo l’80% delle emozioni.



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Su cosa si concentrano, principalmente, tutte le tue ricerche (scrittura, curatela e fotografia)? C’è una linea guida?

Avendo avuto la possibilità di viaggiare, ho subito sulla mia pelle il divampare del turismo di massa. Ti racconto un episodio: anni fa al Louvre, passando nella sala della celebre Monna Lisa (per vedere un altro quadro altrettanto famoso) mi sono girato di spalle e ho fotografato non solo le persone che si fermavano lì davanti in posa ma anche gli altri quadri in quella sala, poco o per nulla presi in considerazione: la mia ricerca è nata per caso, fotografando cose che ci sono sempre state – e che dunque sempre saranno – ma che non vengono prese in considerazione. Se in un panorama fotografano tutti il sole, o il mare, molto probabilmente fotograferò quello che vede il sole, o quello che vede il mare. Mi piace pensare – e dunque poter catturare – attimi e dettagli che rappresentano una perennità anche in contesti effimeri e precari, aggettivi da vocabolario per descrivere il contemporaneo – intendo il contemporaneo come qualcosa che non è fisso, né definibile, che è fluido e precario.

Vorresti fare l’artista, intendendo il termine in senso stretto?

Per adesso non mi vedo ancora come un artista tout court, immagino questa esperienza artistica come una serie di epifanie che mi succedono durante un dato momento, adesso queste epifanie non sono ancora così nitide, durano ancora poco. Probabilmente dureranno di più, probabilmente si fermeranno, e adesso non so se rimarranno sulla stessa frequenza in modo tale che io possa considerarmi “artista”.

Secondo te, quale il futuro per la curatela? Si riprenderà esattamente come prima o cambierà dopo un anno di pausa? Pensi che la modalità virtual reality abbia il potenziale per restare?

Credo ci vorrà del tempo in ogni caso per comprendere il futuro della curatela, e dubito che tornerà a essere esattamente come prima. La modalità VR può aprire moltissime porte e cammini di riflessione, ma allo stesso modo ostacola e blocca un confronto, essenziale per l’allestimento di una mostra e per ciò che ne consegue dopo. La novità è sempre succulenta, ma quando diventa routine è facilmente sostituibile. Penso la VR abbia un alto potenziale e possa svilupparsi come modalità di fruizione, più per la curatela che per gli artisti stessi (le pratiche curatoriali in VR sono poche rispetto alle molte pratiche artistiche che sono già ontologicamente concepite come on-line). Poi, certamente, tutto dipende anche dal contesto nel quale è calata, soprattutto dal tema di una mostra, poi dagli artisti presentati, e infine dalle opere che vengono esposte.

Quali sono i tuoi piani per il futuro?

Adesso sto partecipando a varie call e application, sperando si possa delineare e costruire un futuro “prossimo”. In parallelo alla situazione che tutti conosciamo, sto meditando molto e sto riflettendo sulla vita delle “afterimages” (permettimi il termine), in un momento in cui percepisco una quantità innumerevole di immagini, che possono avere un futuro anche dopo essere state scattate, analizzate e processate.

A cura di Dobrosława Nowak


Instagram: neetido


Caption

experiment on self – Courtesy Nicola Nitido

ti cerco – Courtesy Nicola Nitido

Mémoires – Courtesy Nicola Nitido

to cope – Courtesy Nicola Nitido

eau de bouches oubliées – Courtesy Nicola Nitido

hello from the faded side – Courtesy Nicola Nitido