Intervista a Marco Eusepi

Marco Eusepi nasce ad Anzio, nel 1991, e dopo essersi diplomato in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Roma consegue il biennio in Grafica D’Arte.
La sua ricerca indaga il dato naturale, trascendendo il puro atto osservativo: è la profonda indagine dell’ignoto, dell’indeterminatezza che si cela dietro la natura delle cose ad affascinarlo. Spinto a enuclearne un personale racconto, si districa tra la dimensione figurativa e quella astratta, offrendo uno sguardo sull’altrove intriso di sfumature emotive.
Attualmente vive e lavora tra Anzio e Roma.


Come avviene il processo creativo delle tue opere? Parti da un’idea precisa del soggetto da ritrarre per poi avviare una progressiva decostruzione, oppure si tratta di un gesto perlopiù istintivo?

Il mio processo creativo non è univoco: a volte mi capita di iniziare da un’immagine del reale, ma molto spesso succede che durante la fase di esecuzione il soggetto che ho in mente cambi radicalmente, divenendo qualcos’altro.
Talvolta il processo origina da una sensazione o da un ricordo, dando vita a uno scontro con il supporto pittorico, una lotta contro la sua resistenza, cercando un avvicinamento a quel ricordo originario.
L’esito si avvicina talora a una identità più figurativa, altre volte si allontana da ogni sorta di riconoscibilità, ma in ogni caso il punto di partenza del mio atto creativo è sempre connesso a un elemento del reale.
Sicuramente l’istintualità gestuale ha un ruolo importante, ma non è totalmente esatto parlare di puro istinto: penso che il quadro “funzioni” nel momento in cui il gesto trova una sua armonia, mediando tra impulso e controllo. Non è un caso che i miei dipinti siano spesso il risultato di esecuzioni molto rapide, ma anche lungamente sedimentate, in cui si esprime non tanto una casualità ma la ricerca di una misura.

Riconosci in maniera concreta un limite, una linea di demarcazione che si frappone tra la tua immaginazione verso quello che desideri raffigurare e la scelta di negarne l’identità? C’è un momento preciso che sai riconoscere quando questo avviene?

La relazione con la forma è spesso influenzata da un dato emozionale: l’immagine sedimentata nella memoria può risultare più chiara e persistente o più sfuggente, così da non permettermi di raggiungere una visione concreta di quel ricordo.
Quando inizio a dipingere, parto da un frammento di realtà legato a elementi naturali, cerco quelle coordinate emozionali personali, legate a stati d’animo e a un profondo coinvolgimento esistenziale. Questo è il motivo per il quale, a volte, la figurazione appare in maniera più evidente. Ciò che rappresento viene ricavato da una vera e propria addizione di materia, strati su strati, che arriva a costruire e decostruire la forma.
Il risultato finale può arrivare a manifestarsi come una cancellatura, priva di elementi riconoscibili in senso stretto, ma che acquista però maggiore profondità. Quando dipingo riesco a visualizzare, attraverso l’addizione di strati di materia, la ricerca di una precisa tensione emotiva. Dunque, forse non esiste tanto una linea di demarcazione tra figurazione e astrazione, quanto l’idea che la loro interazione dialettica possa essere il risultato di un processo, di un andirivieni di stati materici che mi permettono di toccare un’emozione.



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Il dato naturale che importanza detiene nella tua poetica artistica? Si tratta solamente di un tramite attraverso cui volgere l’attenzione su ciò che c’è al di là di esso? Esistono dei modelli di riferimento che hanno influenzato in maniera significativa la tua ricerca artistica?

La natura costituisce un pretesto per dialogare con la pittura e la sua storia. Questo “al di là di esso” a cui ti riferisci è per me il fine stesso della pratica pittorica, che intendo come strumento per valicare i confini del visibile, traghettando in un’altra dimensione.
Non a caso, tra i miei modelli di riferimento è da citare Giorgio Morandi. La sua pittura non è mai legata soltanto a qualcosa di tangibile ma lo oltrepassa, evocando attraverso gli oggetti più ordinari delle vere e proprie “apparizioni della vita”.
Dell’opera d’arte mi ha sempre attratto la struttura non lineare, non logica, una sintassi che si compie nella pura immanenza, diversamente da come, ad esempio, avviene in un testo scritto.
Chi osserva la pittura può solo averne esperienza. Non mi è mai piaciuta la pittura esasperatamente descrittiva. Mi interessa ciò che evoca, suggerisce, ma che non nomina mai.

Memoria e astrazione: in che modo le due sfere si connettono in un’interazione intellegibile all’interno delle tue opere? Vige un rapporto dialettico tra le due, intrecciate da una latente interconnessione?

La memoria ha un ruolo determinante nella mia pratica artistica. Questo si può dedurre dalle opere stesse che talvolta risultano essere più ricche di dettagli e contenuti, altre invece più velate e ambigue. Non è esatto parlare di astrazione, quanto piuttosto di un processo di scomposizione e sintesi.
Nei miei lavori sembra spesso di trovarsi davanti ad uno “schermo” o “filtro” che modula una realtà retrostante al visibile. Non a caso attribuisco estrema importanza alla stratificazione pittorica, alla storia del dipinto e al riverbero di ciò che non si vede, ma si percepisce. Ho lavorato su questo tema nella serie pittorica Underpainting realizzata in Belgio nel 2019, in cui ho cercato di mediare e problematizzare i diversi piani pittorici.
La memoria già di per sé è un filtro, un distillato. Quando la mente ricorda, attua una selezione.
Quando si inizia a dipingere un’opera si passa attraverso stratificazioni sospese, che si sommano e negano, senza mai dimenticare totalmente il nucleo embrionale di partenza. Tutto quello che rimane occulto, celato dallo strato successivo, non muore veramente, non viene abolito, ma invece costituisce la pelle della pittura, restituendone un proprio corpo, un peso specifico, rendendola profonda, densa e ricca di vissuto.

I tuoi prossimi progetti?

Di recente, con un gruppo di artisti, abbiamo iniziato a lavorare al progetto SPAZIOMENSA, un artist-run space sito all’ex cartiera di Roma (oggi Citylab971), dove di recente si è inaugurata una mostra collettiva a cui ho preso parte. Per il resto, è un momento in cui voglio concentrarmi sulla ricerca pittorica, sperimentando e approfondendo temi e motivi che mi interessano.

A cura di Gilda Soriente


Instagram: marco__eusepi


Caption

Untitled (Flowers) – 55x45cm, acrilico su tela, 2020 – Courtesy l’artista

Untitled (Landscape), 50x45cm, olio su tela, 2020 – Courtesy l’artista

Untitled (Flowers), 20x22cm, acrilico su carta antica, 2020 – Courtesy l’artista

Marco Eusepi, ritratto – Courtesy l’artista