Intervista a Giovanni Paolin in occasione della mostra Immersione Libera

Come nasce il progetto Immersione Libera? In che modo si allaccia alle tue precedenti esperienze curatoriali?

Ciao Irene! Immersione Libera nasce da un’idea di Marina Nissim e dalla sua voglia di supportare i giovani artisti italiani (e internazionali!) emergenti. Idealmente, questo progetto può essere considerato il secondo appuntamento espositivo dopo Soy Cuba, in cui sono stati coinvolti otto artisti cubani.

Possiamo dire che è difficile che non si leghi alle esperienze precedenti perché sono sempre curate da me! (ride, come fa spesso). A parte tutte le risposte banali del mondo, direi che quello che cerco sempre di mantenere è l’atmosfera di lavoro giusta, penso sia veramente l’aspetto a cui tengo di più ma che riesco a spiegare meno. Di solito faccio riferimento a questa citazione di Philippe Parreno: “Guardavo all’arte parlandone con la gente. Per questo nei miei primi progetti ho collaborato con degli amici. Ed è per questo che lavoravo più all’idea di progetto che di oggetto. Si trattava di stare insieme per realizzare progetti insieme”.

Il percorso espositivo crea un esplicito dialogo tra le opere e la Palazzina dei Bagni Misteriosi. Come hai chiesto agli artisti di relazionarsi con la location e qual è stato il tuo ruolo a riguardo?

La Palazzina dei Bagni Misteriosi è stato il punto di partenza del progetto, ciò che ha catturato fin da subito sia me sia gli artisti. Mi ritengo molto fortunato ad avere vissuto un doppio ruolo di curatore e responsabile della produzione, questo mi ha permesso di lavorare a strettissimo contatto con gli artisti per la realizzazione dei progetti. Insomma, più che chiedere qualcosa agli artisti, ho costruito insieme a loro delle domande allo spazio.

Quali sono stati i riferimenti curatoriali, critici e teorici a cui ti sei ispirato per la creazione della mostra?

Questa è sempre una domanda difficile a cui rispondere, soprattutto in progetti come Immersione Libera che, per scelta, escono da un tracciato curatoriale e teorico imposto a priori. Facciamo così, indico la mostra che più mi è rimasta negli occhi durante la preparazione di Immersione Libera: Space Shifters alla Hayward Gallery a cura di Cliff Lauson.



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Giulia Colletti, Caterina Molteni e Treti Galaxie sono i curatori ospiti da te invitati. Com’è nata l’idea di invitare a tua volta altri curatori e che contributi hanno apportato allo sviluppo della mostra?

Tutti e tre i curatori sono stati fantastici, li ringrazio infinitamente per il lavoro svolto. All’inizio abbiamo fantasticato su tante modalità diverse di lavoro per poi definire l’invito mirato a un singolo artista. Gli inviti ai curatori mi sono sembrati necessari fin dall’inizio per garantire una molteplicità di sguardi sulla mostra; il lavoro in solitaria non mi è mai sembrato utile. Di questa collaborazione sono particolarmente contento perché la programmazione degli eventi collaterali è stata direzionata fortemente verso la performance, un tipo di linguaggio che considero importantissimo ma che per altre motivazioni non era stato priorizzato nella selezione iniziale degli artisti.

Immersione Libera ha previsto una serie di eventi collaterali: talk, performance, concerti, etc. Ci racconti quali sono stati e come questi interventi interagiscono con il progetto di Marina Nissim da te curato?

Prima di tutto vorrei ringraziare Threes che ha curato i due concerti che hanno animato l’inizio e la fine della mostra, il primo del duo Interlingua (fondato da Francesco Fonassi, artista invitato) e il secondo di Upperground Orchestra, tenutosi lo stesso giorno della presentazione del catalogo, ultimo evento in programma. Lungo il periodo di mostra, alle performance di Beatrice Marchi e Benni Bosetto si sono alternati dei talk focalizzati sulle opere degli artisti. Di Alla Luna hanno parlato i due creatori Antonello Ghezzi, in conversazione con Patrizia Caraveo, astrofisica nota a livello mondiale. Il secondo talk, sull’opera L’Animale Cerimoniale, ha visto come protagonisti di una live session il duo musicale Babau e Lisa Andreani, curatrice indipendente, proprio all’interno dell’installazione, cuore pulsante della mostra che ha ospitato la maggior parte degli eventi. Sull’opera di Lucia Cristiani, invitata speciale di Immersione Libera, hanno parlato il collettivo curatoriale Pierre Dupont e Claudia Zini, curatrice del Padiglione Bosnia Erzegovina della 58esima Biennale d’Arte di Venezia, intervenendo durante il terzo talk che ha seguito la sua performance in piscina.

A cura di Irene Angenica


Immersione Libera

un progetto di Marina Nissim
a cura di Giovanni Paolin
in collaborazione con Galleria Continua

curatori ospiti Giulia Colletti, Caterina Molteni, Treti Galaxie

02 Aprile – 18 Maggio 2019

Palazzina dei Bagni Misteriosi – Via Carlo Botta, 18 – Milano

www.galleriacontinua.com/special-projects

Instagram: immersione_libera


Caption

Raluca Andreea Hartea – Installation view, Immersione Libera, Palazzina dei Bagni Misteriosi, Milan, Italy, 2019. Ph by Melania Dalle Grave e Agnese Bedini per DSL Studio.

Calori & Maillard – Installation view, Immersione Libera, Palazzina dei Bagni Misteriosi, Milan, Italy, 2019. Ph by Melania Dalle Grave e Agnese Bedini per DSL Studio.

Installation view, Immersione Libera, Palazzina dei Bagni Misteriosi, Milan, Italy, 2019. Ph by Melania Dalle Grave e Agnese Bedini per DSL Studio.

Marta Spagnoli, Blu sinapsi, 2018 – Acrylic and oil on canvas, 200 x 174,5 cm – Installation view, Immersione Libera, Palazzina dei Bagni Misteriosi, Milan, Italy, 2019. Ph by Melania Dalle Grave e Agnese Bedini per DSL Studio.

Agreements to Zinedine – ATZ L’Animale Cerimoniale, 2019, mixed media, Environmental dimensions – Installation view, Immersione Libera, Palazzina dei Bagni Misteriosi, Milan, Italy, 2019. Ph by Melania Dalle Grave e Agnese Bedini per DSL Studio.



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