Intervista a Davide La Montagna

Le opere di Davide La Montagna (Rivoli, 1992) si compongono di gesti comuni, semplici, interventi spaziali o delicati disegni. La banalità di vestiti lavati e ripiegati o l’atto di ricoprire con delle coperte degli objet-trouvé o, ancora, la profumazioni di alcuni quadri monocromatici, ci rivelano una dirompente potenza metaforica. Così, nella quotidianità, riscopriamo la straordinarietà. Dopo la personale Lascio il nulla a nessuno da Almanac Inn di Torino (2018) e la sua partecipazione a Wopart Lugano 2019 sarà presente – invitato dal collettivo curatoriale CampoBase – ad ArtVerona 2019 nella sezione degli spazi indipendenti (VeronaFiere, 11-13 ottobre).


Giacomo Puccini diceva “L’ispirazione è un risveglio, una fuga da tutte le facoltà umane, e si manifesta in tutte le grandi conquiste artistiche”. A che cosa ti ispiri e in quale forma si manifesta l’ispirazione?

L’ispirazione è un piccolo essere che vive di vita propria e che si nasconde da qualche parte. Ho imparato a mettere assieme i pezzi che pian piano raccolgo ogni giorno, infatti, posso dire di avere due modus operandi diversi, simili, ma che partono da punti diversi. Alle volte mi ritrovo con un’immagine ben definita in mente, altre, con una forte ossessione nei confronti di un oggetto, di un gesto o di una tecnica che pian piano sviscero e alla quale vado ad aggiungere livelli di lettura diversi. Il lavoro poi si formalizza da sé, quando il contenuto e l’immagine si uniscono. Nonostante il marasma iniziale, posso anche dire di avere le idee chiare in termini allestitivi: non trascorro molto tempo in studio, anzi, spesso raccolgo materiali che all’occorrenza installo piuttosto velocemente. La letteratura e, in particolar modo, la poesia sono le mie fonti inesauribili di ispirazione. Trovo esista un forte nesso tra il mio modo di lavorare e la poesia in generale, soprattutto per quanto riguarda l’esaltazione dei gesti comuni, spesso ripetitivi (quindi sottovalutati) che raccolgo per creare una specie di mitologia del quotidiano. L’importanza che il linguaggio acquisisce nella forma sintetica della poesia lascia spazio ai sentimenti, punto su cui mi soffermo maggiormente nella mia pratica.

Nonostante l’assenza, nei tuoi lavori è rilevante la presenza umana. Anche nella tua performance Kaya che presenterai ad ArtVerona è così? me ne puoi parlare?

L’assenza e la sparizione fisica o metaforica sono dei punti importanti del mio lavoro, probabilmente per via dei miei studi nel campo del restauro. Il concetto di rovina si amplia e si avvalora nel momento in cui i dettagli scompaiono o si deteriorano. In Talk To Me (Like Lovers Do), per esempio,il gesto materno del rimboccare le coperte ai propri figli è estrapolato da un ricordo condiviso e applicato a un oggetto abbandonato, rotto, inutile. Un modo per curarli dalla loro condizione di indesiderabilità. Nel caso di Kiss them for me, la pratica quotidiana del bucato è ripresa e utilizzata per dei vestiti appartenuti a qualcun altro. Lavarli per l’ultima volta mi permette di eliminare le tracce accumulate nelle trame del tessuto, per essere poi sostituite da delle perle. Nelle tele monocrome, come nel caso di B8C3, gli oli essenziali, liberati, diventano parte integrante dello spazio stesso, portando alla mente immagini evocative e personali.

Kaya è una performance che presenterò ad ArtVerona, nella sezione degli spazi indipendenti, che farà parte del progetto Rivolta, dialogo tra me e l’artista Giulia Crispiani, a cura di CampoBase. È la prima di una serie di performance che sto sviluppando dove invito a collaborare drag performers di varia natura: drag queens, drag kings, gender benders, aliens, etc..

In questo primo atto, ho deciso di invitare Gianmarco Marabini, in arte Kaya Mignonne, che pubblicamente effettuerà la sua trasformazione. Il momento del trucco, che solitamente è circoscritto a una dimensione intima e privata, spesso risolta all’interno di un camerino, viene messo sotto i riflettori. Quello che rimarrà saranno le tracce delle trasformazione, i trucchi, i vestiti.



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Ricorrenti nella tua ricerca sono il tempo e la trasformazione. Il tempo che cura le ferite, che rassicura e abbandona. La trasformazione che cambia e ricompone. Nel tuo libro d’artista intitolato La Sirenetta si possono vedere una serie di disegni a matita rossa su carta rosa raffiguranti la celebre protagonista della fiaba di Hans Christian Andersen. Perché hai scelto questa affascinante protagonista, metà donna e metà pesce?

La sirena, come anche tu dici, è una creatura molto affascinante, e lo è per diversi motivi. Nella fiaba, per esempio, la Sirenetta non ha nome (come anche tutti gli altri personaggi della storia), in quanto creatura marina non può piangere perché priva di lacrime (motivo per cui le sirenette soffrono molto di più degli esseri umani), non hanno un’anima e vivono fino a trecento anni. Al posto di morire come un qualsiasi essere si inabissano per non lasciar tracce.

La scelta di questa fiaba è stata molto naturale, non solo perché mia ossessione fin da quando ho memoria, ma anche per tutto il background che porta con sé. Andersen dà vita a questa creatura in quanto simbolo di amore non corrisposto che, a costo di vincere l’amore della persona desiderata, è disposta a cambiare la sua natura e, infine, a sacrificarsi. La sirenetta diventa quindi un’eroina che vive in una condizione altalenante tra il patetismo e il romanticismo più sfrenato.

Opere omaggio a Derek Jarman e a Virginia Wolf; Kaya eLa Sirenetta si legano al mondo LGBTQIA+: perché e qual è il tuo interesse verso questo universo?

Derek Jarman è tutt’ora una grande fonte di ispirazione per me, come il mondo della poesia in generale. Virginia Woolf, Elizabeth Bishop, Edoardo Sanguineti, Marianne Moore, Sylvia Plath, Amelia Rosselli, Nina Cassian, Wislawa Szymborska – per citarne alcuni – fanno parte di quell’universo che mi affascina e che continua a darmi molto. Non sono nella posizione di dire che il mio interesse verte solo ed esclusivamente attorno alle tematiche LGBTQIA+, perché credo si inseriscono in modo sottile nel mio lavoro in quanto parte del suddetto gruppo. In completa onestà, posso anche dire di non essere particolarmente d’accordo con l’uso di questo acronimo. Non lo trovo così inclusivo. La sessualità e il genere sono degli spettri troppo ampi per essere inseriti e/o incasellati sotto un’unica lettera. Spesso i problemi inerenti l’inclusività e la comprensione da parte della stessa community risultano problematici. Per quanto riguarda lo sviluppo del mio lavoro, invece, posso dire che certi aspetti fuoriescono nelle vesti di critiche o di commenti silenziosi a un modo di pensare approssimativo. Per esempio, ho iniziato a utilizzare materiali che spesso vengono associati all’universo femminile: rossetti, glitter, vestiti da donna, scarpe col tacco, ma anche colori poco ‘’mascolini’’, come il rosa. Vorrei che pregiudizi legati al fare o all’essere si smuovessero un po’ dalle vecchie concezioni.

Un altro componente del tuo percorso creativo e artistico è la natura e, in particolare, i fiori. Materia che già moltissimi artisti hanno sperimentato, in quali ti riconosci?

I fiori, esattamente come la Sirenetta, sono ‘’materiali’’ che mi ossessionano da molto tempo. Questo rapporto ha radici nella mia infanzia. Ricordo di una crisi subito dopo essermi iscritto al corso di pittura dell’Accademia Albertina. In quel momento mi sono imbattuto ne Il Florario e ne L’Erbario di Alfredo Cattabiani. I fiori, quindi, da prima un semplice ideale sentimentale ereditato probabilmente da mia madre e mia nonna, si sono presi spazio in quanto messaggeri silenziosi, simboli carichi di dicotomie. Il linguaggio dei fiori è diventato per me un linguaggio ideale, che ritorna in altre vesti nel lavoro. Artisti che ho amato e che mi hanno dato molto sono sicuramente: Anya Gallaccio, Wolfgang Laib, Nils Udo, Ian Hamilton Finlay, Simon Starling, Bas Jan Ader, Yoshitaka Amano e Lothar Baumgarten.

A cura di Marco Tondello


Instagram: davidelamontagna


Caption

Davide La Montagna – B8C3, 2018 – Courtesy l’artista e Almanac, ph Sebastiano Pellion di Persano

Davide La Montagna – Kiss them for me, 2018 – Courtesy l’artista

Davide La Montagna – La Sirenetta, Artist book FMB, 2016 – Courtesy l’artista

Davide La Montagna – Talk To Me (Like Lovers Do), 2019 – Courtesy l’artista



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