Il corpo di Attis non decadrà: il mito come affermazione del dittico uomo-natura e il corpo vegetale per denunciare le politiche di sfruttamento agricolo

Una delle versioni del mito di Cibele, trascritta da Pausania, narra che Zeus, durante incubi angosciosi in cui sognava ardentemente Cibele, eiaculò su una pietra generando l’ermafrodito Agdistis. Questi, malvagio e violento, era avverso a Dioniso, il quale, giunto all’esasperazione, volle vendicarsi e architettò un imbroglio atroce: lo condusse a bere del vino in cima a un albero di melograno e, approfittando dell’ebbrezza di Agdistis, legò i suoi testicoli a un ramo. Nel brusco risveglio il malcapitato precipitò e tagliandosi in un colpo i genitali morì dissanguato, mentre quel rosso fluido irrigò il melograno e lo rese rigoglioso di frutti succosi. Una mattina Nana, La ninfa del Sangario – il fiume che scorreva nelle vicinanze dell’albero -, sfiorò con la sua pelle uno di quei frutti e rimase incinta di Attis, che crescendo divenne un bellissimo pastore di cui Cibele si innamorò.

Il mito si fa principio della collettiva Il corpo di Attis non decadrà realizzata presso Laura Bulian Gallery a Milano. La mostra ha inizio proprio con l’opera Phrygian obelisk (Obelisco Frigio) di Nikita Kadan (1982, Kiev), l’incarnazione scultorea delle viscere di Attis. Una struttura metallica conficcata in un piccolo orto di insalata sorregge un libro fotografico (1978) che racconta il contesto socio-culturale e urbano della città di Doneck (attualmente in Ucraina).

La scelta specifica dell’ortaggio allude sicuramente a Untitled. Eating Sculpture di Giovanni Anselmo; ma dove l’artista povero aveva privato l’insalata di cure per mostrare il decadimento biologico della materia organica, Nikita si preoccupa di nutrire l’esile appezzamento e proteggere la verdura. La premura dell’uomo verso la natura e la sua associazione al contesto socio-culturale circostante, si colorano di erotismo nella seconda sala, che vede protagonista anche Anastasia Potemkina (1984, Mosca). Frutto di una collaborazione tra i due artisti sono le opere The Black Sun (2018) e Untitled (2018), due bandiere che suggeriscono, in modo piuttosto esplicito, ano e pene; mentre un disegno su muro (Untitled, 2018) è una metafora dell’ovaia. Il trittico uomo-arte-natura esplora una dimensione sessuale ancora più accentuata nei cinque video di Anastasia (Untitled, 2018), in cui sono riprodotte in loop azioni erotiche svolte da volgari arti umane su delicati componenti della natura come minerali, piante e fiori. Nonostante questo contrasto, le attività sessuali non feticizzano gli elementi naturali proiettando su di essi una forzata lettura sessuale, ma sembrano assecondare un aspetto poetico ed erotico già presente nei bordi sinuosi dei vegetali e nei tagli netti delle rocce. Il carattere intimo dei filmati è enfatizzato anche dal misero formato dei cortometraggi, che, proiettati su schermi di tablet, rimangono a metà tra il tepore dell’erotismo e la visione di pornografie amatoriali.



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La mostra prosegue con una serie di opere che si avvalgono del legame uomo-natura per dichiarare il dissenso da parte degli artisti rispetto allo sfruttamento delle risorse naturali messo in atto dal capitale, che, per trarre più profitto possibile dalla vendita delle stesse, usufruisce di strategie come l’agricoltura intensiva e il disboscamento. Nella serie di acquarelli Attis, ad esempio, diventa complesso discernere l’immaginario anatomico degli organi maschili vivisezionati, dalla dimensione vegetale conferitagli attraverso una colorazione verde e marrone. Questo lavoro di Nikita trova un suo alleato nella sequenza di incisioni su vetro ellittico presentate da Anastasia (Untitled, 2018), che raffigurano alcune specie di piante la cui assunzione causa effetti psichedelici, come fosse un’ulteriore prova della connessione tra intelletto umano e vitalità della vegetazione. Un kimono dal motivo erbaceo, appeso al soffitto, (Untitled, 2018) si fa portale dell’ultima sala di Il corpo di Attis non decadrà, dove traspare l’aspetto socio-politico della terra di Nikita. Protection of Plants (2018) riflette sulla transizione urbana dell’Ucraina e in particolare sulla distruzione di cui è vittima dallo scoppio della Guerra del Dombass (6 aprile 2014). Alcune fotografie, su cui l’artista ha dipinto delle piante che nella concezione popolare possiedono proprietà antinfiammatorie, raffigurano gli edifici bombardati della zona orientale del paese. Il gesto di Nikita, la volontà di curare le ferite di guerre attraverso potenzialità naturali, appare un tentativo ingenuo e infruttuoso di porre fine a un conflitto che da anni vede i cittadini ucraini in una morsa tra gli obiettivi imperialisti russi e l’oppressione di un governo nascente di estrema destra appoggiato dagli organi politici europei.

Arianna Cavigioli


Nikita Kadan, Anastasia Potemkina

The body of Attis will not decay

critical essay by Andrey Shental

04 dicembre 2018 – 01 marzo 2019

Laura Bulian Gallery – Via G.B Piranesi, 10 – Milano

www.laurabuliangallery.com

Instagram: laurabuliangallery


Caption

Anastasia Potemkina, 2018 – Courtesy Laura Bulian Gallery

Nikita Kadan, Phrygian Obelisk (Winter garden), 2018 – Metal, wood, book and soil, 270 × 100 × 100 cm – Courtesy Laura Bulian Gallery

The body of Attis will not decay – exhibition view, Laura Bulian Gallery, Milano, 2018 – Courtesy Laura Bulian Gallery



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