Il silenzio sovrasta ogni rumore, irrompe isolando dal frastuono della città, cancella per un momento quel vorticoso avanzare delle immagini quotidiane che un attimo dopo sono già dimenticate. Un’inversione di rotta obbliga a uno sguardo forzatamente attento verso le apparizioni abbozzate sulla tela, in un’esperienza intima e privata che conduce lentamente nel luminoso, analitico e disciplinato paesaggio delle cose.

UNO+UNO | Ieva Petersone + Dimitri Agnello è il titolo della doppia personale realizzata presso la M77 Gallery. Visitabile fino al 21 aprile, l’evento è corredato da un curatissimo ed elegante catalogo edito dalla galleria, per l’occasione, con testi di Michele Buonomo.

Sinistro, titolo della personale di Agnello, accoglie lo spettatore al piano terra in un’alcova mistica e monacale per condurlo ai monumenti cromatici di Allegoritmica di Petersone, illuminati dalle grandi vetrate al piano superiore. Un certo rigore è il filo che si districa lentamente nel percorso pittorico della mostra, matematico, nel titolo UNO+UNO, evocato nella sfera educativa, ludica e religiosa di Agnello e in maniera simbiotica, dalla logica severa e geometrica degli oggetti policromi, nelle vedute di Petersone.

Ieva Petersone

UNO+UNO | Ieva Petersone + Dimitri Agnello – exhibition views, 2018, M77 Gallery, Milano – Courtesy M77 Gallery, ph Lorenzo Palmieri

L’educazione, in tutte le sue forme, è il tema della ricerca del giovane Dimitri Agnello (Carrara, 1995), artista capace di indagini profonde. Le sue rappresentazioni evanescenti appaiono su cotoni di varie tipologie, un materiale pover(ista) che rievoca il sudario, gli arazzi e gli stendardi. Classicamente intelaiati o appesi direttamente a parete, alternano una certa austerità a una libertà fisica in dialogo con l’unico disegno Collapse (carboncino e inchiostro su carta), raffigurante un uomo colto nel momento di una sconfitta o di stanchezza, che ci introduce nella storia.

Un racconto filtrato dal tessuto, che assorbe il purismo coloristico dell’olio per divenire segno imperituro, seppur nel suo essere leggero e delicato. La materia è rivelatrice di un simbolismo narrativo che va dai ricordi di infanzia alle memorie storiche, sacre e profane, che trovano testimonianza nell’isolamento di due opere: Eucharistic moment, collocato in una piccola nicchia a suggellare la spiritualità di quell’azione e The reading a chiusura di questo primo itinerario, posta in un angolo che durante il giorno è irradiato dalla luce naturale.

Lavori come rivelazioni, in cui le figure appaiono nella loro apparente provvisorietà. Scene divine abbozzate come in Untitled (San Ludovico di Tolosa), Christ, Untitled (Hands), quest’ultima una mano indicante verso l’alto e il cielo a rafforzare l’adesione a certi temi. Iconografia recuperata dalla storia dell’arte in The punishment (Marx Ernts, La Madonna che sculaccia il bambino Gesù) o Expulsion (Masaccio, Adamo ed Eva cacciati dal paradiso terrestre), cacciato ironicamente dall’artista con Untitled (Hands), l’altra mano che segnala, in questo caso, l’uscita dalla galleria. Gymnast ricorda un addestramento tipico di un certo periodo del Novecento come nelle “architetture fisiche” di Architecture e Choir, presenze schierate come soldati. Se in uno sono intenti a compiere esercizi fisici, nell’altro un coro di bambini in divisa è reso sempre più etereo e impalpabile.

La certezza del reale è, invece, definita dal paesaggio di Ieva Petersone (Jelgava, Lettonia, 1984), connotato da una forte oggettività intesa nel suo significato più intrinseco. Conoscenza e osservazione dell’esistente da cui ha origine il suo fare artistico, da un lato e nella sua raffigurazione oggettuale come cosa, dall’altro. Gli oggetti di design come sedie e tavoli diventano, in quel procedere minuzioso, soggetti manifesti. Trasferiti sulla superficie della tela sono in grado di formare combinazioni che ne annullano l’identità primaria. Cancellano la loro esistenza come materia per assumere la parvenza di elementi altri, innestati nell’ordinato e lineare territorio urbano che si apre alle possibilità della percezione.

L’oggetto recuperato dalla quotidianità tesse la trama dei suoi quadri, singolari nell’immaginario ma tradizionalisti nella tecnica, la pittura a olio, lontano da ogni sentimentalismo. Ambienti stranianti sono ottenuti con il colore, energetico e brillante, e con la costruzione di impianti compositivi in un dinamismo ritmico e calibrato che costringe il pubblico a una ricognizione visiva continua.

La caratteristica tipica dell’oggetto contemporaneo, la produzione seriale, acquista qui una dignità per mezzo di un’operazione di ricomposizione spaziale. Lucido e disciplinato il metodo dell’artista nell’essenzialità delle sue reiterazioni, negli effetti di ingrandimento e estrazioni formali che modellano corpi-manufatti elaborando un variegato e vivace universo.

Ieva Petersone

UNO+UNO | Ieva Petersone + Dimitri Agnello – exhibition views, 2018, M77 Gallery, Milano – Courtesy M77 Gallery, ph Lorenzo Palmieri

Scenari allegorici “urbani” e umanizzati si affacciano tra le opere, così Allegoritmica8 è rappresentazione di un battito del cuore, Allegoritmica9 un prato con i fiori, Allegoritmica1 un paesaggio industriale mentre effetti di moltiplicazioni generano il proliferare di organismi viventi in Allegoritmica2 e in Allegoritmica3.

Distanti per contenuti e tecnica, Petersone e Agnello ritrovano nel gesto pittorico la rappresentazione fisica che riflette il loro agire autentico, accomunati dalla volontà di suggerire inedite prospettive allo spettatore. La svolta iconica e la supremazia dell’immagine dei nostri tempi si placa, almeno per il tempo della mostra, concede una tregua restituendo il potere alla fantasia in un contenitore perfetto, lontano anch’esso dal rumore sordo della città.

Elena Solito

IEVA PETERSONE – DIMITRI AGNELLO

UNO+UNO | Ieva Petersone + Dimitri Agnello

27 Febbraio – 21 Aprile 2018

M77 – Via Mecenate, 77 – Milano

www.m77gallery.com

Immagine di copertina: Dimitri Agnello, Choir (2018) – olio su cotone cm 217×290 – Courtesy M77 Gallery, ph Lorenzo Palmieri

 

Elena Solito

Ha studiato moda e fotografia. Ha collaborato come contributor con alcune riviste. Studia Beni Culturali all’Università degli Studi di Milano, si occupa di storytelling e collezionismo privato. È interessata alle nuove istanze artistiche che si sviluppano in quelli che sono i “non luoghi” dell’arte.