Ian Tweedy – Arrangement of forgotten stories

For english version, translated by Mario Gatti, scroll down

L’ultima mostra di Ian Tweedy (Hahn, 1982), prevista nella galleria Monitor di Lisbona e attualmente ‘visitabile’ in una viewing room online a causa dell’emergenza sanitaria, è la riflessione su un passato esistente ma parzialmente oscurato, che l’artista vuole recuperare tramite un repertorio visivo dimenticato. Un intento mai così attuale come in questo periodo in cui la nostra società è forzatamente costretta a un ripensamento della propria storia. La volontà di riorganizzare e ordinare un archivio di narrazioni passate, evidente già nel titolo Arrangement of forgotten stories, è l’ossessione di Tweedy, ex street artist che interviene sempre su supporti già esistenti e ricchi di storia.

Dopo aver dipinto su mura, fotografie e mappe geografiche, in questa mostra l’artista lascia il proprio segno anche su vecchi libri, che più di altri oggetti risultano evocativi, in quanto custodi della memoria collettiva di racconti già letti. Nuova espressione di una serie iniziata nel 2005, le undici opere esposte consistono in dipinti a olio realizzati su copertine di libri in lino che Tweedy recupera in mercatini di seconda mano. Data l’impenetrabilità di questi volumi, privati delle pagine, le opere mostrano la catalogazione di un passato non conoscibile e privo di coordinate, un po’ come l’infanzia senza radici dell’artista, sempre in movimento tra Stati Uniti e Germania. Attraverso gli interventi di Tweedy, una normale narrazione di storie diventa l’allestimento di un archivio pieno di interferenze, visto che emerge un cortocircuito tra la messa in ordine delle immagini tramite cornici cromatiche e l’offuscamento delle stesse, dovuto sia alla modalità di stesura del colore sia alle caratteristiche intrinseche dei soggetti rappresentati.

Questa modalità di oscuramento si percepisce nella natura dei personaggi riprodotti che spesso non rivelano completamente la propria visione: ne sono un esempio la ragazza voltata di spalle che nega il proprio volto in Comrade red, o le due mani inserite in una regolare campitura viola a cui è stato tagliato il corpo in Purple map. Ciò è evidente anche nei personaggi coperti da cespugli di gramigna in The green sleeve e in quelli celati da ambigui specchi in Prussian dress with mirror, anch’essi circondati da una pittura bianca. Analoga strategia di occultamento interno all’immagine è presente anche in Acid red, dove un acceso fondo rosso inquadra delle donne arabe col volto nascosto dietro un velo, e in Yellow border dove tre ragazzi sono parzialmente celati dietro una recinzione metallica e incorniciati da un denso fondo giallo. La scelta dei titoli in relazione alle varie gamme cromatiche dimostra nei recenti lavori dell’artista uno studio più attento sull’interazione tra forme e colori.

Il secondo modo con cui Tweedy occulta l’immagine è tramite la stesura del colore che invade parzialmente i soggetti dipinti: sebbene per rendere l’idea di sistemazione in archivio ogni rappresentazione è circondata dalla pittura colorata, in molti casi le dense pennellate vengono impiegate anche per coprire parte delle figure. A volte le coprono per metà come in Blue blue chin, dove un inserto grigio nasconde un uomo situato dietro una serie di cornici, e in The red bathin cui la stesura bianca cela una parte di terreno roccioso. In altre opere l’occultamento tramite il colore avviene invece in maniera asimmetrica, come nel cielo coperto da una chiazza bianca a forma di nuvola in Ochre flame e nel personaggio che raccoglie il foraggio in terra, invaso da una ‘colata’ arancione, in Orange forage. A rievocare l’idea di un passato esistente ma dimenticato concorre il fatto che l’artista, da un lato ambisce a riprodurre fedelmente fotografie esistenti, dall’altro inserisce offuscamenti mediante un tratto pittorico quasi a matita, come una sorta di rete posta davanti al quadro.

Queste opere risultano ancor più misteriose in quanto, se nella sua produzione precedente Tweedy affiancava la sua biografia alla storia europea (tra memoria personale e collettiva), ora quei pochi elementi biografici sono mescolati a racconti di altre vite ignote senza che sia esplicito il loro confine, in una stratificazione tra ricordi e immaginazione più che tra passato e presente. Emblematica in tal senso la ragazza pensierosa con lo sguardo assente in Melanchy Hue: oltre a non immaginare il motivo della sua malinconia non sappiamo se si tratta di un ricordo dell’artista o di un soggetto sconosciuto, trovandoci disorientati come vuole Tweedy.

Invece di rielaborare un repertorio visivo conosciuto, l’artista si muove tra i buchi neri e i momenti ignoti del passato, stravolgendo e riorganizzando informazioni esistenti, giunte però da libri e foto anonime. Si tratta di muoversi in un territorio misterioso e sospeso al di là della memoria: non un problema per Tweedy ma, anzi, un vantaggio visto l’obiettivo di comporre una storia e una biografia nuove e immaginarie, probabilmente per sostituire un passato personale precario e una storia collettiva troppo tragica per potersi riconoscere in essa.



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Ian Tweedy’s latest exhibition, scheduled at the Monitor gallery in Lisbon and currently ‘visible’ in an online viewing room due to the sanitary emergency, is the reflection on an existing but partially obscured past, which the artist wants to retrieve through a forgotten visual repertoire. An intent never more current than in this period in which our society is forced to rethink its own history. The will to reorganize and order an archive of past narratives, already evident in the title Arrangement of forgotten stories, is the obsession of Tweedy, a former street artist who always intervenes on already existing and rich in history media.

After having painted in fact on walls, photographs and geographic maps, in this exhibition the artist also leaves his mark on old books, which more than other objects are evocative, as custodians of the collective memory of stories already read. A new expression of a series that began in 2005, the eleven works on display consist of oil paintings made on linen book covers that Tweedy finds in second-hand markets. However, given the impenetrability of these volumes, deprived of the pages, the works show the cataloging of an unknowable and uncoordinated past, a bit like the artist’s rootless childhood, always on the move between the United States and Germany. In addition, it is also for Tweedy’s interventions that a normal storytelling becomes the setting up of an archive full of interferences, since a short circuit emerges between the ordering of the images through chromatic frames and the blurring of the same ones, due to both the color application method and the intrinsic characteristics of the subjects represented.

In fact, this darkening mode is perceived in the same nature as the characters reproduced who often do not completely reveal their vision: an example is the girl with her back turned away who denies her face in Comrade red, or the two hands inserted in a regular pattern violet whose body was cut in Purple map. This is also evident in the characters covered with weed bushes in The green sleeve and in those hidden by ambiguous mirrors in Prussian dress with mirror, also surrounded by white paint. A similar concealment strategy inside the image is also present in Acid red, where a bright red background frames Arab women with their faces hidden behind a veil, and in Yellow border where three boys are partially hidden behind a metal fence and framed by a dense yellow background. The choice of titles in relation to the various color ranges demonstrates in the artist’s recent works a more careful study on the interaction between shapes and colors.

Among other things, the second way in which Tweedy hides the image is precisely through the drafting of the color that partially invades the painted subjects: although to make the idea of ​​accommodation in the archive each representation is surrounded by colored painting, in many cases the thick brush strokes are also used to cover part of the figures. Sometimes they cover them half as in Blue blue chin, where a gray insert hides a man located behind a series of frames, and in The red

bath in which the white draft conceals a part of rocky terrain. In other works, the concealment through the color takes place asymmetrically, as in the sky covered by a white cloud-shaped patch in Ocher flame and in the character who collects the fodder on the ground, invaded by an orange ‘pour’, in Orange forage. To recall the idea of ​​an existing but forgotten past concurs the fact that the artist, on one side aspires to faithfully reproduce existing photographs, on the other inserts obfuscations through a pictorial stroke almost in pencil, like a sort of net placed in front of the painting.

These works are even more mysterious since, if in his previous production Tweedy placed side by side his biography to European history (between personal and collective memory), now those very few biographical elements are mixed with tales of other unknown lives without their explicit border, in a stratification between memories and imagination more than between past and present. In this sense, the thoughtful girl with the absent gaze in Melanchy Hue is emblematic: besides not imagining the reason for her melancholy, we do not know if it is a memory of the artist or an unknown subject, finding ourselves disoriented as Tweedy wants.

On the other hand, instead of reworking a known visual repertoire, the artist moves between the black holes and the unknown moments of the past, upsetting and reorganizing existing information, which however came from books and anonymous photos. It is about moving in a mysterious and suspended territory beyond memory: not a problem for Tweedy, but rather an advantage, given the aim of composing a new and imaginary history and biography, probably to replace a precarious personal past and a collective story too tragic to recognize itself in it.

Mario Gatti


Ian Tweedy

Arrangement of forgotten stories

3 aprile 2020 – data da definire

Monitor – Rua D. Joa͂o V, 17 A – Lisbona

www.monitoronline.org

Instagram: monitorgallery


Caption

Ian Tweedy, Comrade Red, 2020 – Oil on book cover, 26,5 x 20,5 cm – Courtesy Monitor Lisbon e l’artista.

Ian Tweedy, Acid Red, 2020 – Oil on book cover, 29,5 x 21 cm – Courtesy Monitor Lisbon e l’artista

Ian Tweedy, Blue Blue Chin, 2020 – Oil on book cover, 24,7 x 20 cm – Courtesy Monitor Lisbon e l’artista

Ian Tweedy, Melanchy Hue, 2020 – Oil on book cover, 32 x 22,5 cm – Courtesy Monitor Lisbon e l’artista