IL NUOVO HYPERINASCIMENTO > Conversazione con Luca Pozzi

Luca Pozzi (Milano, 1983) è artista e mediatore interdisciplinare. Ispirato dai mondi dell’arte, della fisica, della cosmologia multi-messaggera e dell’informatica, dopo la Laurea in Pittura e le specializzazioni in Computer Graphics e Sistemi, collabora con visionarie comunità scientifiche tra cui la Loop Quantum Gravity (PI), il Compact Muon Solenoid (CERN) e il Fermi Large Area Telescope (INFN, NASA).
Studiando gravità quantistica, cosmologia e fisica delle particelle, la ricerca teorica è convertita in una serie di installazioni ibride caratterizzate da sculture magnetiche, oggetti in levitazione, disegni di luce e un uso performativo della fotografia basata su una strana sensazione di tempo congelato e multi-dimensionalità.
Il suo lavoro è stato esposto presso importanti musei e gallerie in Italia e all’estero e le sue opere sono parte di prestigiose collezioni pubbliche e private tra cui il Mart di Rovereto, il Mambo di Bologna, il MEF di Torino e L’Archive of Spatial Aesthetics and Praxis di New York.


Dark Collection è un progetto che riflette sulle distanze e sulle relazioni tra le opere per dare voce a una dimensione nascosta, un lato oscuro: quale?

Così, in effetti, sembra un capitolo di guerre stellari, tipo lato oscuro della forza 🙂

Non avevo pensato a questa chiave di lettura ma ci può stare. Sono cresciuto con la SAGA e subliminalmente può aver condizionato la mia ricerca, non sarebbe la prima volta che un film hollywoodiano si intromette nell’immaginario da HYPERINASCIMENTO che caratterizza il mio lavoro. Il punto di partenza della Dark Collection è la materia oscura, oggetto di studio presso i più importanti centri sperimentali in giro per il mondo, tra cui anche i nostri laboratori del Gran Sasso. Una materia invisibile, diversa da quella “elettromagnetica”, i cui effetti gravitazionali indiretti ci dicono dovrebbe costituire l’86% dell’intero universo. La Dark Collection nasce dall’esigenza di teletrasportare da remoto un’intera collezione di opere “diversamente materiali”, oscure nel senso di apparentemente invisibili che emergono solo grazie alle specifiche caratteristiche del contesto.

Hai definito Dark Collection una mostra di guerriglia digitale, atta a trovare connessioni alternative. Ovvero?

L’approccio di Guerriglia nasce nella misura in cui geolocalizzo, con la tecnologia del target image dell’AR (Augmented Reality), una serie di sculture digitali senza chiedere alcun permesso. Lo faccio in completa autonomia dalla scrivania del mio studio, “semplicemente” programmando un’applicazione Android per Smartphone.

Bypasso tutto il sistema, salto ogni fase intermedia e propongo una collezione che diventa immediatamente pubblica / museale, open source, al di là di ogni interesse economico, politico e religioso. La differenza sostanziale è che non è una “cosa” classica o un’insieme di “cose” classiche: la Dark Collection non esiste a priori ma emerge come epifenomeno di una concatenazione di eventi ben precisi. Quando più variabili si allineano le Third Eye Prophecy, che la compongono, appaiono tra opere “classiche” già esistenti, influenzandone la percezione e trovando collegamenti alternativi. Sono la materializzazione del TRA le cose e sono il prodotto dell’informazione circostante, si comportano come dei nodi connettivi di una rete di informazione che unisce tempi e spazi diversi in maniera non-lineare.

Il progetto ha avuto inizio a dicembre con la Pinacoteca di Brera e da aprile si è trasferito alla Cappella Sistina. Come si è evoluto?

La Dark Collection è composta da opere Entangled, ovvero correlate a distanza in luoghi diversi, accomunati da una forte connessione umanistica / rinascimentale. Ha un inizio, data del rilascio dell’applicazione direttamente sul mio sito internet*, ma non ha una fine, perché funzionerà fintanto che le relazioni architettoniche e le distanze tra le opere resteranno invariate, quindi, tecnologia permettendo, per molto tempo.

La prima collezione è stata donata la notte di natale, quando nessuno poteva partecipare fisicamente all’inaugurazione perché la Pinacoteca di Brera era chiusa. Dal 25 dicembre, dodici sculture a forma di palline da tennis ovalizzate dalla velocità con una pupilla esplosiva al centro sono in attesa di essere rivelate dai visitatori armati di cellulari. Le immagino come dei profeti quantistici tra i capolavori del Bellini, di Mantegna, di Piero Della Francesca, di Veronese, di Lotto e di Caravaggio, sono li latenti pronti a assere invocati.

Ho invece aspettato la resurrezione per inaugurare The Dark Collection – Sistine Chapel, il 12 aprile 2020, ma mai avrei pensato che il mondo sarebbe stato in quarantena. L’evoluzione principale è che ho ragionato su un altro concetto di “Vuoto”. Alla pinacoteca di Brera le distanze erano calcolate dai confini delle cornici dei quadri, ma la Cappella Sistina non ha cornici, lo spazio è interamente ricoperto di pittura, e le pitture rappresentano degli eventi. È il tempo tra i tempi che diventa nuova “forma” di vuoto più che di spazio. Le tredici Third Eye Prophecies teletrasportate alla Cappella Sistina appaiono tra i silenzi della narrazione, come fatti omessi dalla storia riconosciuta, come ciò che non è stato detto o spiegato. Inoltre, a differenza di Brera, in questo caso non è fondamentale essere presenti fisicamente nella Cappella Sistina perché è possibile vedere la mostra in modalità Dark Collection da casa, semplicemente navigando il tour 360° ufficiale sul sito dei Musei Vaticani.



previous arrow
next arrow
Slider


Nell’ultimo capitolo di The Dark Collection sovrapponi tre campi di ricerca: la fisica teorica, la teologia e la fisica sperimentale: in che modo?

La Cappella Sistina è una specie di teoria del tutto realizzata con gli strumenti propri del Rinascimento: con la prospettiva del Leon Battista Alberti e la sezione aurea (1,618) tramandata da Babilonesi ed Egizi ai Pitagorici fino ai nostri giorni. A più di cinquecento anni resta immutata l’importanza della fisica e della matematica come struttura interna all’opera. Anziché concentrarsi sui solidi Platonici e una geometria di tipo cartesiano, entrano in gioco spazi a più dimensioni, geometrie non commutative e reti topologiche. Le storie della Genesi raccontano l’origine dell’universo, tanto quanto la fisica oggi ci parla del Big Bang, dei Buchi neri e delle onde gravitazionali. Sono un appassionato di Gravità Quantistica e Cosmologia Multi-messaggera e la Dark Collection rappresenta un processo meta-narrativo per interconnettere tre grandi anelli, tre loop temporali: l’anello della genesi (infinito passato / Soffitto), l’anello dell’antico e del nuovo testamento (Infinito presente / Parete Nord, Sud, Est) e l’anello del Giudizio Universale (Infinito Futuro / Parete Ovest). Tre sono anche i linguaggi iconografici che si mescolano affinché questo si possa tradurre in esperienza.

Hai trasformato la sacralità della Cappella Sistina in un ambiente immersivo dove il visitatore non è più un semplice osservatore ma un “rivelatore” grazie al quale le sculture immateriali emergono nello spettro visivo. Una vera rivoluzione!

Di fatto credo lo sia sempre stata. Un luogo immersivo intendo. Anche la centralità dello spettatore è sempre esistita; alla fine il fedele è invitato a farsi un esame di coscienza, nel vero senso della parola cioè di prendere coscienza di sé e delle forze invisibili che regolano i fenomeni al di là dei propri sensi. Quello che cambia è l’approccio a una nuova spiritualità scientifica dove al mistero si sostituisce aleatorietà probabilistica. Ricordo che c’è una scena di West World (serie TV) dove fanno vedere che il mantello di Dio, dipinto da Michelangelo, ha la forma di un cervello: non ho inventato niente, ho semplicemente tentato di riattivare delle sinapsi.

L’arte allena l’immaginazione e permette di scoprire scenari incredibili partendo da cose estremamente banali”: come commenti questa tua dichiarazione? (Fonte Libreriamo.it)

Che l’arte è una pratica, proprio come lo yoga o la meditazione.

Cosa hanno in comune arte e scienza?

La capacità di dubitare di tutto senza deprimersi.

Da artista, come vedi lo sviluppo dell’arte, da un punto di produzione e fruizione, nell’era post Coronavirus?

L’arte esiste per aumentare i gradi di libertà del sistema e sorprendere sempre. Meglio non fare pronostici. Ti dico quello che ho visto in questi mesi. Ho visto una grande necessità di idee, di immaginazione e di speranza, e questo ha riportato al centro del sistema dell’arte gli artisti e la loro fratellanza a discapito di un sistema speculativo corrotto, guidato da un’idea convenzionale di “successo” aziendale, che spero questa pandemia abbia sepolto per sempre.

Su cosa stai lavorando al momento? Ci sarà un capitolo tre del progetto?

Il programma è piuttosto strutturato e prevede altre fasi, sì! La sfida adesso è fare in modo che le profezie digitali delle Dark Collection dislocate da remoto possano viaggiare, trasferendo con se tutta l’informazione accumulata al momento della loro origine. Ti allego un primo test: Third Eye Prophecy, tra Andrea Mantegna (Madonna col bambino) e Giovanni Bellini (Madonna Greca).

A cura di Valentina Piuma

www.lucapozzi.com

Instagram: lucapozzilp


Caption

The Dark Collection – Sistine Chapel, 2020 – Third Eye Prophecy scultura digitale tra le (storie della Genesi) di Michelangelo, applicazione di realtà aumentata – Courtesy l’artista

The Dark Collection – Sistine Chapel, 2020 – Third Eye Prophecy scultura digitale tra Perugino (Mosè che lascia l’Egitto) e Botticelli (Le prove di Mosé),applicazione di realtà aumentata – Courtesy l’artista

The Dark Collection – Sistine Chapel, 2020 – Third Eye Prophecy scultura digitale tra Perugino (Battesimo di Cristo) e Botticelli (Tentazioni di Cristo), applicazione di realtà aumentata – Courtesy l’artista

The Dark Collection – Sistine Chapel, 2020 – Vista della mostra Third Eye Prophecy scultura digitale tra Michelangelo (Giudizio Universale), applicazione di realtà aumentata – Courtesy l’artista

Dark Collection – Brera, 2019 – Vista della mostra Third Eye Prophecy, scultura digitale tra Andrea Mantegna (Madonna col bambino) e Giovanni Bellini (Madonna Greca), applicazione di realtà aumentata – Courtesy l’artista



Please follow and like us: