Hadal Zone: dalla mostra al catalogo. Un’antologia per liberare l’immagine

Per parlare del catalogo Hadal Zone forse ci vorrebbe un altro catalogo o, meglio, un’altra raccolta di testi e contributi, in un’infinita reazione a catena di suggestioni e narrazioni. Nato dalla costola dell’omonima mostra del duo bn+BRINANOVARA tenutasi nel romano Spazio in Situ, Hadal Zone è una creatura dai lineamenti oscuri – metafora che incontreremo spesso in questo racconto -, tra catalogo e antologia. La pubblicazione è stata ideata da Iacopo Prinetti che risponde al desiderio degli artisti di testare il lavoro e di liberarlo nel proprio habitat immaginario ecosistemico.
Come anticipato dalla copertina del catalogo la zona adale, la parte del dominio pelagico compresa tra i seimila metri di profondità e il fondale dell’oceano, è abitata dalle poche specie che sono riuscite ad adattarsi alla mancanza di luce e all’elevata pressione. Mentre la solitudine e la cieca coabitazione che distinguono quest’ultima sono gli elementi a cui si appella la mostra curata da Valentina Muzi, il catalogo sembra voler emulare la neve marina, una cascata di piccolissimi detriti organici e non che dalla superficie fioccano verso le profondità dell’oceano in un viaggio che dura intere settimane, divenendo una delle principali forme di nutrimento di creature isolate. Come fotoni, sostanze e immagini lontane discendono verso la zona adale; similmente le immagini di bn+BRINANOVARA viaggiano frammentandosi nelle parole e nelle suggestioni degli otto autori.
Il primo contributo rompe il silenzio come una visione luminosa nella notte, la stessa che spinge l’autore, Francesco Beneggi, a redigere una lista. Per lui un elenco endorfinico, salvifico contro lo sputo della vita; per chi legge un’angosciante eco, rauco e distorto, che dipinge l’oscuro, tremendo “regno dei morti” della zona adale, non mancando di appellarsi alle voci dei grandi della letteratura.
La ricerca di bn+BRINANOVARA approfondisce “archetipi ecologici e culturali”, per dirlo con le parole della curatrice, creando delle tele di un nero profondo scavato dalla pittura a olio e dall’erosione di colori stratificati che rigettano celebri porzioni di storia dell’arte. In particolare, il duo guarda ai grandi nomi del Manierismo facendo di quest’ultimo una zona franca, come racconta Giuseppe Frangi nel suo testo. Incursioni, sperimentazioni e pop: questi secondo l’autore sono gli elementi contraddittori e di contraddizione delle tele “nero-onice” del duo milanese. Poche pagine più avanti prosegue la riflessione di Kristian Sturi sul passato e il rapporto che gli artisti hanno con questo, individuando nella ricerca di bn+ una tendenza sì personale ma indissolubilmente legata al periodo storico che stiamo vivendo. Tuttavia, avvisa Sturi, siamo ben lungi dal revival o dal citazionismo fantasy, piuttosto siamo vicini alle nostre radici dove il fare artistico contemporaneo altro non è che uno sguardo all’infanzia comune.



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Dello stesso sapore è il contributo di Federica Fiumelli che celebra la doppia autonomia guadagnata dalle opere di bn+: come creature “adali”, libere dalla visione e perciò dall’apparenza e dall’appartenenza, brillano di energia.
Perno di tutto l’apparato è il breve saggio del curatore dell’edizione, Iacopo Prinetti, che affrontando il tema caldo dei dati grezzi e delle informazioni aggregate, ci accompagna in una sofistica considerazione sul singolo soggetto e sul valore dell’individualità in un mondo sempre più super-soggettuale. Cogliendo le sfumature di alcuni dei più recenti contributi in materia, Prinetti costruisce la sua tesi per sostenere in primo luogo il suo stesso operato, la pubblicazione Hadal Zone, individuando proprio nell’individualità il “luogo dove la critica può effettivamente fiorire”.
Il testo di Simone Cametti si presenta come uno iato, una frattura, si torna a pensare “ad alta voce”: il fotone, il gas e l’azione, il suono che accompagna la luce e la fascinazione per il grigio della fossa oceanica e la tela bianca. Parole che crepitano come la sua opera Progetto Bivacchi, fruibile grazie a un link giustapposto alla fine del testo.
Il penultimo contributo riporta il lettore a casa dopo tanto vagare: Valentina Muzi torna a parlare delle tele di bn+ approfondendo un dettaglio molto interessante delle opere, la presenza di elementi fluorescenti al loro interno che di notte si animano di luce propria. Muzi si domanda come queste possano sopravvivere al tempo se non grazie allo spettatore e alle sue emozioni. Un invito, dunque, a far tesoro del tempo – parafrasando Shakespeare – e della visione per poter capire cosa l’opera ha da dirci e allo stesso tempo per conferirle immortalità.
Conclude Hadal Zone un dialogo tra Saverio Verini e Giorgio Brina e Simone Novara che sembra azzerare e al contempo sublimare le lunghe riflessioni e ricerche condotte finora. Gli artisti descrivono la mostra come banco di prova per le opere, un punto di partenza e non di arrivo in cui applicare un personalissimo metodo scientifico per “scoprire delle cose, farle reagire e vedere come si comportano”. E ancora: “il quadro è lo spazio delle possibilità in cui il risultato è sempre in fieri e mai un punto fermo e dove il fallimento seppur parziale è fondamentale”.
Sfogliando le ultime pagine del catalogo, una domanda fugace ci congeda: how many places can an image live? Mi piacerebbe rispondere con un’altra domanda nel tentativo ingenuo di riassumere il lavoro finora presentato: how many thoughts can an image evoke?

A cura di Martina Aiazzi Mancini


Il catalogo: www.bnpiubrinanovara.com/hadal-zone

Instagram: spazioinsitu

Instagram:brinanovara


Caption

bn+BRINANOVARA, Hadal Zone – Installation view, 2020, Roma – Courtesy gli artisti e Spazio In Situ, ph Marco De Rosa

bn+BRINANOVARA, Hadal Zone – Installation view (Unpredictable Ecosystem 41 + Unpredictable Ecosystem 17), 2020, Roma – Courtesy gli artisti e Spazio In Situ, ph Marco De Rosa

bn+BRINANOVARA, Hadal Zone – Installation view (Echo Fiction 5), 2020, Roma – Courtesy gli artisti e Spazio In Situ, ph Marco De Rosa

bn+BRINANOVARA, Hadal Zone – Installation view, 2020, Roma – Courtesy gli artisti e Spazio In Situ, ph Marco De Rosa

bn+BRINANOVARA, Hadal Zone – Installation view (notturno), 2020, Roma – Courtesy gli artisti e Spazio In Situ, ph Marco De Rosa