Guido Segni tra arte, tecnologia e tempo presso lo spazio Adiacenze di Bologna

Il panorama artistico contemporaneo vede sempre più spesso gli artisti cimentarsi con il più potente ed efficace strumento di comunicazione: il web. Ciò comporta infinite riflessioni sulla creazione artistica e sulla componente tecnica di realizzazione dell’opera d’arte che coinvolge i mezzi tecnologici. La tecnologia, infatti, è pensata come dispositivo estremamente efficace e sostegno per la mente e le azioni dell’uomo, tanto da portare la nostra società all’ossessione sul possibile raggiungimento di una piena automazione che ci liberi dal tempo che dedichiamo al lavoro. Il rapporto tra uomo e macchine è pensato come infinito, ma il dato che pone conflitto tra i due elementi è il fattore temporale.

L’artista Guido Segni ha sempre fatto coincidere la sua tecnica artistica con la programmazione di software, con lo studio e la rielaborazione di materiali archiviati quotidianamente sul web, sviluppando una ricerca che conduce a una riflessione sul rapporto tra creazione artistica e temporalità, sull’obsolescenza tecnologica e sulla vita dell’opera d’arte.

Nella mostra personale Fino alla fine, realizzata a cura di Alessandra Ioalé e Marco Mancuso, visitabile fino al 16 marzo presso lo spazio Adiacenze, l’artista propone un percorso in cui ogni opera riflette sul fattore temporale portando così a “sfidare” in qualche misura la tecnologia, a “provocare” i fruitori inducendo in loro riflessioni che toccano comportamenti quotidiani, relazioni e pensieri.

Entrando nello spazio espositivo, il visitatore è accolto da alcune tra le più comuni piattaforme web presentate in forme e declinazioni temporali insolite, come lo schermo che accoglie immediatamente i visitatori e propone immagini che sovrastano la vista e lo spazio. L’opera, che da il titolo all’intera esposizione, è generata da un algoritmo che tutti i giorni seleziona il primo secondo di ogni video caricato su YouTube. A differenza dell’interazione comune che possiamo avere con la più famosa piattaforma di condivisione, qui non abbiamo la possibilità di scegliere l’opzione ‘interrompi’ o di cambiare visione. L’occhio del fruitore è sovrastato da immagini continue che portano a riflettere sul flusso infinito di informazioni che tutti i giorni ci sovrastano.
Abbandonata questa visione ipnotica, lo sguardo si volge al secondo schermo esposto nel medesimo spazio. Vi è uno stravolgimento della condizione percettiva; il tempo, da accelerato, diviene un ‘tempo di attesa’: sullo schermo possiamo leggere ‘The artist is typing…’. La forma di scrittura è quella con cui ci confrontiamo quotidianamente durante le comunicazioni tramite applicazioni di messaggistica. Leggendo il testo siamo come davanti al nostro computer o cellulare, interlocutori di un messaggio che potremmo ricevere in qualsiasi momento e visionare sul monitor che meccanicamente, in questo caso, identifichiamo come l’artista stesso.

Alla tecnologia affidiamo le nostre comunicazioni, i nostri dati e i nostri pensieri perdendo, di conseguenza, la capacità e la concezione della memoria. Pensiamo che la registrazione dei nostri dati su supporti di archiviazione ci permetta di custodirli in eterno, rileggiamo i post condivisi per ricordarci fatti o pensieri e sfogliamo le cartelle di immagini per ricordarci i momenti vissuti, ignorando come la tecnologia sia sottoposta a continue trasformazioni di codici, protocolli ed interfacce che possono causare la perdita dei nostri dati, contenuti che non potremo più tramandare.



previous arrow
next arrow
Slider


Ciò non è accaduto in passato e non accadrebbe se i messaggi fossero conservati su supporti duraturi come, ad esempio, il marmo. In un’unione tra classico e moderno, Guido Segni immortala un post condiviso su Twitter, citante la locuzione latina ‘Verba volant, Scripta manent’, (letteralmente “le parole volano, gli scritti rimangono”), su una lastra di marmo di Carrara dove le condivisioni e i tweet saranno, seppur non visibili, eterni.
L’artista non solo provoca la tecnologia ma la “sfida”. Attraverso una suggestiva visione satellitare del deserto del Sahara, Guido Segni si pone come obiettivo quello di mappare, entro cinquant’anni, l’intera area geografica. L’opera dal titolo A quiet Desert failure, iniziata nel 2013, si presenta come una performance algoritmica che prevede l’archiviazione su un profilo Tumblr delle immagini realizzate da Google ogni 30 minuti. L’opera si basa sull’incognita temporale delle piattaforme di server, dei processi di archiviazione e della stessa rete Internet, realtà che pongono una sfida e determinano, di conseguenza, i possibili cambiamenti del lavoro.
Guido Segni presenta, nell’intera esposizione, la possibilità di concedere un futuro alle sue opere attraverso la creazione di algoritmi che consentono di separare il lavoro di creazione artistica dal fattore temporale.
Così facendo, l’artista ha cercato anche di emancipare l’algoritmo scollegandolo da lui, il suo creatore, liberandosi così dal lavoro di produzione materiale.
In un elogio alla pigrizia e all’esaltazione del diritto all’ozio, Segni presenta, nella sua ultima opera, il lavoro di una macchina per ritrarre la realtà che la circonda.
L’atto performativo compiuto dalla macchina ricorda mappature create per studiare ciò che non si conosce, ma esse, almeno per il momento, non rappresentano una chiara ed evidente realtà.
Oggi, nonostante il continuo evolversi della tecnologia e la costante convivenza con essa, non abbiamo una lineare certezza di come questa potrà modellarsi nel tempo e sostituirsi o meno alla figura umana ed emularne la creazione.

Mara Vittoria Tagliati


Guido Segni

FINO ALLA FINE

a cura di Alessandra Ioalé e Marco Mancuso

1 febbraio – 16 marzo 2019

Adiacenze – Vicolo Spirito Santo, 1/B – Bologna

www.adiacenze.it

Instagram: guidosegni


Caption

Fino alla fine (a suo modo una tempo – linea infinita), 2019 – Ongoing, performative and generative video, duration variable, Music by Luca Leggero – Courtesy Adiacenze

Untitled desert #2, 2017 – Digital print on fujiflex paper mounted on dibond, 100 x 70 cm – Courtesy Accaventiquattro casa galleria

The artist is typing, 2016 – Ongoing, real time website – Courtesy Adiacenze

Verba volant, scripta manent, 2017 – Ongoing, Marble slab with inscrption, 80x40cm, performative twitter-bot, tablet & website – Courtesy Adiacenze



Please follow and like us: