Fra pochi giorni inaugura 439754, mostra monografica che racconta, in maniera ampia, il lavoro del discusso artista russo Pyotr Pavlensky. Perché hai scelto di collaborare con lui?

Questa mostra può apparire come una cosa strana. Io vengo dal mondo del risparmio gestito e decido di presentare a Milano il lavoro di Pyotr Pavlensky, un artista che ha dato recentemente fuoco alla sede centrale della Banque de France, edificio che sorge nello stesso luogo in cui fu eretta la Bastiglia. Un gesto, quello dell’artista russo, dal simbolismo palese, non serve essere Ernst Gombrich per comprenedere cosa vuole dirci.
Realizzerò questo evento espositivo perchè in Pyotr Pavlensky ho sentito una grande sincerità e un’onestà assoluta, mi sono trovato di fronte a una volontà di coerenza che non avevo mai visto prima.
Lui nega completamente il mercato. Io non posso comprare né posso vendere le sue opere, mi è solo concesso diffonderle grazie ai file di stampa che mi invia direttamente. Dal punto di vista commerciale può apparire come una scelta sbagliata ma credo sarà un evento importante di cui resterà memoria.

Un evento che punta sulla cultura in una Milano che torna a crescere in molti settori.

Spero Milano sia davvero in crescita. Di offerta culturale ce n’è una quantità enorme, non è mai stata così tanta. Qui abbiamo la fiera d’arte numero uno in Italia. Dove ci sono i soldi, i finanziamenti, c’è l’arte migliore. A Firenze i Medici erano dei banchieri, ci siamo detti tutto.
A Milano troviamo oggi importanti fondazioni che sono un fatto privato, esprimono un tipo di cultura non democratica che è quella dei propri finanziatori. È l’espressione di un potere economico. L’esistenza di queste importanti realtà non deve però far venir meno la volontà di realizzare, a Milano, un grande museo pubblico d’arte contemporanea attraverso cui poter raccontare i diversi universi culturali che animano la nostra città e questa nostra epoca.

Gimpaolo Abbonidio

Ritratto di Giampaolo Abbondio con Federico Luger – Courtesy Galleria Pack, ph Michele Sereni

Restando sul piano economico, è importante investire in arte oggi?

Quando mi occupo di arte, l’unico investimento a cui penso è un investimento di tipo emotivo. L’arte ti deve interrogare. Bisogna spendere per accrescere il livello culturale di un paese, bisogna puntare sulla crescita di un popolo, di una nazione. Fondamentale è anche il percorso formativo dei nostri giovani, il livello qualitativo delle nostre scuole. Se una persona ha avuto un’ottima formazione e ha la possibilità di vedere una decina di mostre in un anno poi ci pensa due volte prima di danneggiare il patrimonio storico artistico.

Torniamo ora a Pyotr Pavlensky. Cosa può raccontarci su di lui?

Esiste una bellissima intervista, pubblicata su The Guardian, in cui viene chiesto all’artista il motivo per il quale non mette in vendita le sue opere. Facendo riferimento a una sua celebre azione, Pavlensky risponde chiedendo a sua volta al giornalista se, secondo lui, una persona può decidere di inchiodarsi i testicoli sulla piazza Rossa a pagamento. Questa frase è l’assoluto, ti sta dicendo che l’arte ha un valore superiore. Pavlensky, a soli 34 anni, sta mettendo a repentaglio la sua vita per ciò in cui crede fermamente.
A livello estetico, il gesto è molto presente nelle suo fare, le composizioni delle immagini sono meravigliose, non compromissorie, non consolatorie, l’unica consolazione che si può trovare è nel sapere che esiste ancora qualcuno che ha voglia di mettersi davvero in gioco. Io non sono d’accordo con lui su tutto, io vengo dalla banca, non credo che dare fuoco agli edifici in cui circola il denaro sia la risposta, però credo nell’integrità del suo gesto. Dissento ma riconosco il valore morale e intellettuale del suo fare.

Mi concedo un provocazione. Se dobbiamo trovare un recente “gesto di protesta” realizzato qui da noi in Italia mi viene alla mente la scultura L.O.V.E. di Maurizio Cattelan posizionata di fronte a Palazzo Mezzanotte. Regge il confronto con Pavlensky?

Credo la borsa sia un sistema assolutamente democratico, ti permette di fare e disfare una fortuna. Il gesto di Cattelan è riferito a certe aberrazioni come lo scandalo dei subprime. Lui prende questo dito di marmo di Carrara e lo mette in una piazza deserta di fronte a un palazzo dove la borsa non vive più da molti anni, oggi è più che altro un centro congressi. Sarebbe stato meglio lo avesse girato verso gli uffici della Telecom che sono presenti in quello stesso luogo.
Lui fa il “fuck you” alla borsa mentre tutta la borsa lo applaude. Pavlensky arriva in Francia come rifugiato politico e continua la sua lotta contro le ingiustizie andando a dare fuoco alla sede centrale della Banque de France. Sono circa quattro mesi che è in carcere per colpa del suo gesto, il livello qui è ben diverso.

Pyotr Pavlensky

Courtesy Galleria Pack

Cosa dovrà aspettarsi il visitatore che mercoledì 11 aprile prenderà parte all’inaugurazione della mostra 439754

I visitatori troveranno lavori fotografici, la documentazione di alcune performance e dei video, né più né meno.
La mia è una galleria commerciale, il giorno dopo l’inaugurazione siamo a Miart. Realizzo questa mostra perché credo nell’artista. Una galleria non è i quadri che vende, è il messaggio che passa e io voglio che i miei artisti si misurino con Pavlensky, devono chiedersi se sono capaci di dire una cosa così importante e forte, se sono capaci di stringere la cintura al punto da farmi fare una mostra che non posso vendere pur di dire la cosa più importante che c’è da dire. Io investo sul pensiero in questa maniera.

Marco Roberto Marelli

 

PYOTR PAVLENSKY

439754

12 Aprile – 26 Maggio 2018

GALLERIA PACK – Viale Sabotino, 22 – Milano

Immagine di copertina: Courtesy Galleria Pack

 

Marco Roberto Marelli

Storico e critico d’arte si laurea in Arti Visive nel 2012 a Bologna. Nato a Monza nel 1986 lavora come autore e curatore indipendente dopo aver collaborato con prestigiose realtà culturali in Italia e all’estero.