Remoto come il futuro. L’osservatorio artistico digitale di Futuro Arcaico

“Si può dire che finora il folclore sia stato studiato prevalentemente come elemento pittoresco (…). Occorrerebbe studiarlo invece come concezione del mondo e della vita”. Con quest’affermazione di Antonio Gramsci ci si imbatte nei precisi intenti di Futuro arcaico. Il progetto è un osservatorio artistico digitale che mira a raccogliere contributi multimediali da parte di artisti che svolgono la loro ricerca inerente al patrimonio cultuale e rituale di tutta Italia. Ideato e curato da Folklore elettrico, costituito da Marco Malasomma e Jime Ghirlandi, è interessato a valorizzare i luoghi e le tradizioni dei territori, e a fornire una innovativa mappatura realizzata non da semplice rilevazioni residuali di ritualità sopravvissute nei luoghi ma da una riscrittura secondo i linguaggi contemporanei.

Se la visione di un futuro tende a essere questione sfuggente, si profila naturalmente un’unica occasione, quella di pensarlo come venisse fuori dal passato. Lo scenario che ne consegue è del tutto inedito: pensando di trovarsi di fronte a un monumentale database virtuale di festività altrimenti perse, di ritualità ancestrali e rimaste ancorate alle ultime generazioni disperse in province remote del territorio, ci si trova, invece, a osservare lo sviluppo di un vero e proprio storytelling, dove la divulgazione non si svincola dalla simultaneità espressiva dei singoli artisti che partecipano.

Il ricco archivio virtuale consta di oltre sessanta opere di artisti che lavorano indagando le identità territoriali secondo visioni che epurano il linguaggio dei luoghi dai clichè fuorvianti di un certo marketing turistico. Il lavoro di raccolta delle opere è stato realizzato grazie a call aperte, la prima rivolta esclusivamente ad artisti pugliesi, la seconda – appena conclusasi – rivolta al panorama artistico di tutto il territorio nazionale. Rituali e feste, tradizioni popolari, territorio, sono le tre grandi macro aree contenutistiche dell’archivio dove confluiscono i contributi artistici che spaziano dalla fotografia ai video, dalla ricerca sonora all’illustrazione fino alla mixed media art, navigabili secondo un indicizzazione che porta alle schede personali degli artisti, corredate di biografia, ricerca e una sezione dedicata al lavoro presentato. Il segno distintivo è la rivitalizzazione congiunta a una riscrittura del contenuto etnografico.

Rintracciare il sacro nella vita contemporanea, costruendo delle rappresentazioni concrete, rivela la necessità di conoscere il remoto per comprendere al meglio l’esperienza moderna e contemporanea. Già l’etnologo Van Der Leeuw, che determinò anche gli studi di Mircea Eliade, definiva “ la ‘mentalità primitiva’ come “una determinata struttura dello spirito umano, che noi chiamiamo primitiva perché nei popoli primitivi è molto chiara, ma di cui anche noi siamo partecipi, in contrasto con un’altra struttura che chiamiamo moderna”. La struttura è la partecipazione, il riconoscimento e la riformulazione. All’interno di queste linee guida molti artisti contemporanei muovono la loro ricerca e molti sono i nomi all’interno dell’archivio, provenienti da tutto il territorio, come Kalura, Go Dugong, Flee Project, DEM.



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Dal nome programmatico Radici, l’ultima open call ha posto come fulcro una ricerca incentrata sul valore del sapere popolare come radice genetica di identità. Da poco conclusasi, attende la selezione dei finalisti che saranno valutati da sei esperti e professionisti di differenti ambiti artistici: Edoardo Winspeare, regista e sceneggiatore, Pamela Diamante, artista, Maria Teresa Salvati, curatrice e fondatrice di Slideluck Editorial, DEM, artista multidisciplinare, Mai Mai Mai, musicista, Gomez, street artist.

Attingendo al substrato arcaico e archetipico il lavoro di Futuro arcaico sollecita il concetto di partecipazione ad una comunità che riscriva nuove linee antropologico-culturali. Infatti, gli artisti finalisti saranno coinvolti nella realizzazione del festival di Futuro Arcaico, previsto per la primavera del 2021 a Bari poi dirottato presso altre città italiane fino a concludersi con un evento artistico internazionale realizzato in Albania, in collaborazione con l’Istituto di Cultura di Tirana. Auspicandosi nuove possibilità in base alle future disposizioni, il progetto mantiene un’attenzione fondamentale sulle tematiche urgenti della contemporaneità, sviluppando il suo database digitale come un universo espressivo collettivo in risposta a domande su un certo “fare comune”, divenendo, al contempo, anche divulgativo.

Qual è la ripercussione sul presente ontologico, sul modo di esistere rispetto al paesaggio in netta trasformazione, quale la rimanente significanza antropica nei luoghi? Domande che trovano corrispondenza nell’esigenza di rivolgersi a un patrimonio “materiale e immateriale” per costruirne uno nuovo, ibridato, contaminato, riscritto, utile, con buona probabilità, a essere riutilizzato in futuro. Ha qualcosa a che fare con l’hauntologia di cui parlava Mark Fisher, quest’attitudine, determinandola più che in funzione con gli spettri del passato con quello che “non è o non è ancora”.

Lara Gigante


www.futuroarcaico.it

Instagram: futuro_arcaico_archivio


Caption

Desolata, fotografia di Giuliana Massaro, 2016 – Courtesy l’artista e Futuro Arcaico

Gomez, foto di Natalino Russo – Courtesy l’artista e Futuro Arcaico

DEM, Omonero, 2019 – Courtesy l’artista e Futuro Arcaico, ph Filippo Grecchi

SENZA TITOLO, installazione di Pamela Diamante, 2019 – All’interno di ‘Tarantismo, Odissey of an italian ritual’, produzione di Flee Project – Courtesy l’artista e Futuro Arcaico