Sono passati ormai dieci anni dall’uscita di Walkscapes, originalissimo testo che permette di guardare ad alcuni fondamentali passaggi della storia dell’arte contemporanea da un punto di vista inaspettato. Nato nel 1966, professore associato di Composizione Architettonica a Roma, Francesco Careri è membro fondatore del laboratorio di Arte Urbana Stalker Osservatorio Nomade, ed è proprio all’interno di questa importante esperienza che trova il motivo della sua genesi un saggio, o meglio un’opera a metà strada fra il manifesto e la verifica storica, che tratti la consuetudine del camminare come pratica estetica.

Il vagabondare per il mondo è attività antichissima, e ciò è noto, ma quello che potrebbe sorprendere è come sia possa attribuire ad esso la nascita delle prime forme di architettura. Secondo l’autore romano è proprio della necessità di muoversi, per procurarsi il cibo e un riparo, che gli esseri umani hanno iniziato ad attraversare il mondo, attribuendo un significato simbolico al paesaggio e trasformandolo così in luogo dell’abitare, in un campo fatto di vuoti da attraversare e pieni dove sostare.

Partito da questa constatazione, il testo passa poi alla prima fondamentale distinzione che si sviluppa fra erranza e nomadismo. Nel paleolitico le erranze compiute dai cacciatori-raccoglitori erano legate all’inseguimento della preda, i percorsi compiuti erano il risultato di un incedere casuale anche se finalizzato a uno scopo. Nell’era neolitica compare invece un nuovo modo di muoversi per il mondo, che segue gli spostamenti ciclici del bestiame e fa nascere quello che ancora oggi definiamo nomadismo. Da questa forma di vita sociale si svilupperà poi il primo esempio di oggetto situato artificialmente nel paesaggio umano: il menhir.

Careri

Con il passare dei secoli i nostri simili si sono sempre più evoluti e con essi la loro potenzialità di modificare il paesaggio per renderlo più sicuro, gestibile e abitabile. Da semplici pietre rese verticali infiggendole nel terreno, l’architettura, concepita come costruzione fisica dello spazio, anticipando la sedentarietà, ha illuso l’uomo di poter dominare il mondo.

Attraverso un volo di millenni il saggio di Careri restringe, poi, in parte, il suo campo di analisi per focalizzarsi su tre importanti momenti di passaggio verificatesi nel mondo dell’arte del secolo scorso. Il primo è quello avvenuto, negli anni venti, fra Dadaismo e Surrealismo. Il movimento nato a Zurigo nel 1916 proponeva di abbandonare la rappresentazione di una città del futuro per abitare la “città del banale”, cercando luoghi lontani dai più rinomati percorsi turistici. I compagni di Breton ritennero opportuno superare questa idea e dare attenzione solamente a quei luoghi o a quei percorsi che generassero una forte reazione emotiva, scoprendo così la “città inconscia e onirica”. Alla metà del secolo vi fu, poi, un altro fecondo cambiamento che porto, dalla concezione che di centro abitato avevano i membri dell’Internazionale Lettrista, alla “città ludica e nomade” proposta dai Situazionisti. Un decennio più tardi si sviluppo l’ultimo cambiamento di paradigma preso in analisi ed è quello che porta dalla concezione minimalista di spazio e costruzione alla “città entropica” introdotta da Robert Smithson.

Questo interessantissimo saggio ripercorre, quindi, una parte molto importante del pensiero dell’ultimo secolo e lo fa partendo da una pratica comune, quella del camminare, che si riscopre importante strumento nel campo dell’estetica e del vivere comune. Francesco Careri riesce nel doppio intento di farci scoprire un nuovo modo di vedere le cose e di proporre il pensiero del gruppo di ricerca da lui fondato, pensiero che apre verso quella pratica dell’andare a Zonzo, caratteristica nella fruizione della citta ad arcipelago odierna, dove le aree considerate vuote si rivelano non falle da riorganizzare con spirito modernista ma possibilità di attraversamenti e nuove connessioni sociali.

Marco Roberto Marelli

 

CARERI, Francesco

Walkscapes. Camminare come pratica estetica

Piccola Biblioteca Einaudi – 2006.

 

Marco Roberto Marelli

Storico e critico d’arte si laurea in Arti Visive nel 2012 a Bologna. Nato a Monza nel 1986 lavora come autore e curatore indipendente dopo aver collaborato con prestigiose realtà culturali in Italia e all’estero.