ZimmerFrei è uno dei collettivi artistici italiani più interessanti in assoluto. Il “gruppo operativo” è composto da tre teste di serie: Anna Rispoli (performer, nata a Bassano del Grappa, 20/08/74) Anna de Manincor (videomaker, nata a Trento, 18/08/72) e Massimo Carozzi (sound designer, nato a Massa, 04/08/67). Il trio si è unito a Bologna nel 2000 e lavora sia in Italia sia all’estero (Belgio, Germania, Grecia, Gran Bretagna, Stati Uniti). ZimmerFrei riesce a coniugare, nell’ambito delle arti visive, esperienze che provengono dal cinema, dalla musica, dal teatro, realizzando così: video, installazioni sonore, performance teatrali, serie fotografiche e progetti di arte pubblica. Uno degli ultimi progetti, Family Affair, può definirsi come un archivio vivente, un ricerca, un documentario live che ha lavorato su “storie di persone e di oggetti che raccontano di intermittenze, avvicinamenti e lontananze, scomposizioni e ricomposizioni, trasferimenti, viaggi, cambi di rotta, peregrinazioni, fughe, partenze e ritorni e altrettante storie di radicamento, assestamento, inclusione, adozione di un luogo che ora si può chiamare casa, per scelta o per caso”.

Da quanto tempo fate gli artisti e quali differenze notate fra i vostri esordi e oggi?

Lavoriamo insieme da 18 anni, ZimmerFrei è maggiorenne e quasi quasi non ha più bisogno di noi. Possiamo fare cose in tre, in quattro, in due, da soli, o anche assentarci, fare altre cose, fare un disco, andare in campeggio coi bambini. Poi si torna e ZimmerFrei c’è ancora, e sta covando qualche cosa di nuovo.

ZimmerFrei

Temporary Cities, Atene, 2010-2016 – courtesy ZimmerFrei

Quali tematiche trattano i vostri lavori e che progetti avete in programma?

Non lo decidiamo a priori, a volte nascono da un’occasione, da un sogno, da una domanda a cui non sappiamo rispondere. Spesso hanno a che fare con i confini tra spazi pubblici e territori privati. Cittadine in corso di trasformazione, piccoli luoghi specifici in grandi tessuti metropolitani (un bar tra il porto e il mercato di Noailles a Marsiglia, un cortile che diventa una collina con dentro un campo da basket, un villaggio di vecchi cyber punk, un lotto demolito senza destinazione d’uso), oppure si tratta di modi di abitare, modi di vivere insieme, nuove famiglie (famiglie intermittenti, famiglie temporanee, cespugli relazionali, gruppi abitativi, fratelli e figli elettivi).

Abbiamo appena realizzando la decima tappa europea della performance Family Affair a Cagliari e ora stiamo terminando il montaggio del nostro film sulla cittadella degli scienziati al CERN di Ginevra, AlmostNothing – CERN Experimental City, ci lavoriamo da due anni e mezzo!

Come vi rapportate con la città in cui vivete?

Dove viviamo? Al Palesio di Castel San Pietro Terme? A Bruxelles? A Milano? Mutonia? Budapest? Marsiglia? Abbiamo appena iniziato a lavorare a un film a episodi a Bologna, vista con occhi stranieri. È la prima volta che ci dedichiamo a questa nostra città adottiva.

ZimmerFrei

Family Affair, Silvia mano sulla bocca, 2017 – courtesy ZimmerFrei

Cosa pensate del sistema dell’arte contemporanea?

Non è per noi, al momento facciamo film. A volte performance. Una volta abbiamo fatto un lampadario enorme, come quelli della Moschea Blu di Istanbul. Era nato per Piazza Verdi, che a Bologna significa spiaggia dell’Università, salotto della lirica, piazza storica dello spaccio e della controcultra. Quando abbiamo fatto la personale di ZimmerFrei al MAMbo abbiamo investito tutto per realizzare un’opera permanente, e ci abbiamo messo più di due anni. Quasi nessuno sa che l’abbiamo realizzato noi e l’associazione ON, ma quel lampadario largo otto metri adesso è appeso fuori dalla Cineteca di Bologna. Ogni volta che passo sotto quella luce (a volte vedo l’astronave di Solaris, a volte vedo un circo di Fellini) penso che fare l’artista qualche volta ha senso.

Che domanda vorreste che vi facessi?

Ce l’hai un piano B?

www.zimmerfrei.co.it

Immagine di copertina: ZimmerFrei, ph Dora Meierhans


Intervista a cura di Federica Fiumelli per FormeUniche

 

Federica Fiumelli

(1990) Laureata al DAMS di Bologna in Arti Visive con una tesi sul rapporto e i paradossi che intercorrono tra fotografia e moda, da Cecil Beaton a Cindy Sherman, si specializza all’Accademia di Belle Arti di Bologna nel biennio in didattica dell’arte, comunicazione e mediazione culturale del patrimonio artistico con un tesi sul percorso storico-critico di Francesca Alinovi, una critica postmoderna. Dal 2012 inizia a collaborare con spazi espositivi svolgendo varie attività, dall’allestimento, alla redazione di testi critici o comunicati stampa, a laboratori didattici con bambini ; fino al 2015 con Spazio San Giorgio di Bologna, ora Whitelight Art Gallery di Milano, dal 2015 ad oggi si occupa di comunicazione e social alla P420 Arte Contemporanea di Bologna. Collabora dal 2011 con varie testate: Vogue online, The Artship, Frattura Scomposta, Wall Street International Magazine, Juliet Art Magazine e raccoglie tutti gli scritti pubblicati sul suo blog.