Five Questions for Vinci Cadorna

Vinci Cadorna (Vincenzo Cardona Albini) nasce a Roma nel 1995 e oggi vive e lavora fra Genova e Milano. Dopo aver frequentato la Scuola Chiavarese del Fumetto, si diploma in pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Brera e nel 2016 vince il Lucca Project Contest di Lucca Comics & Games. Nel 2017 pubblica, con Edizioni BD, il fumetto Black Gospel – un vangelo western. Nel 2018 vince la “pallottola d’argento”, come ama definirla lui, nella categoria Migliori Nuovi Talenti al Romics e il Premio Bartoli come nuova promessa del fumetto italiano ad ARF! Festival.

Da quanto tempo fai l’artista e quali differenze noti tra i tuoi esordi e oggi?

Disegno da sempre, e da quel che ricordo anche lo scrivere è arrivato presto: le mie prime storie sono un’accozzaglia di sketch comici e demenziali che risalgono a quando avevo otto o nove anni. I primi fumetti sono venuti fuori nello stesso periodo: disegnavo spillati seriali con la bic e li facevo girare al centro estivo. Poi c’è stato un momento in cui mi è presa la fissa delle marionette, una sbandata brevissima che ora però riconosco in una parte essenziale dello scrivere: la sensazione, quando metto su un dialogo, è la stessa di quando infilavo la mano nel muppet, la stessa di quando da bambini si dà la voce ai giocattoli. Ho proseguito a disegnare e scrivere  fumetti per tutto  il periodo delle medie, quando mi sono iscritto a una scuola di comics, e poi al liceo, dove per cinque anni ho redatto una rubrica di fumetto sul Dragut, il giornalino scolastico, e pubblicato la mia prima autoproduzione di sessanta pagine: una parodia di batman con i professori della scuola al posto dei cattivi. Facemmo il tutto esaurito, in pochi giorni vendemmo trecento copie. Il giornalino era una delle poche cose belle del liceo. Mi ha insegnato a lavorare in una piccola realtà editoriale (partecipavamo a convention e incontri e gestivamo un cash flow abbastanza rispettabile) e a relazionarmi con un pubblico ristretto ma responsivo. Poi mi sono iscritto all’Accademia di Belle Arti e al secondo anno ho avuto la mia prima chance nel mondo del fumetto.

Quali tematiche trattano i tuoi lavori e che progetti hai in programma?

Il mio primo fumetto con un editore vero è stato Black Gospel, un progetto che avevo presentato al Lucca Project Contest 2016: la giuria ha scelto la mia proposta per una versione western del Vangelo e mi ha fatto fare il libro con Edizioni BD, uscito poi l’anno successivo. È stata una sfida ma sono molto contento dell’accoglienza che ha ricevuto perché non penso sia un libro semplice da digerire, l’aspettativa è che il pubblico abbia un po’ di “orticaria” per questo genere di cose. Ho usato il Vangelo come soggetto perché amavo il materiale di partenza e perché volevo essere preso sul serio; sono contento che questa scommessa alla fine abbia pagato. Il prossimo libro chiuderà una riflessione iniziata con Black Gospel ma usando regole diverse e un setting più tradizionale. Voglio che le mie storie risuonino con qualcosa che esiste già, tirandone fuori un lato nascosto, riconoscibile ma inesplorato. Mi piace giocare con i personaggi storici, le religioni e i gli stereotipi narrativi, che vengono tanto bistrattati ma che in realtà sono lo specchio delle semplificazioni che tutti utilizziamo per capire il mondo. Mi piace raccontare storie. Più che disegnare, più di qualsiasi altra cosa. L’ho ereditato da un gusto per il racconto che corre in tutta la mia famiglia, e il fumetto era il modo più efficace per tirarlo fuori.



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Come ti rapporti con la città in cui vivi?

Sono nato a Roma, ho vissuto fino ai diciotto a Genova e ora vivo a Milano. Milano è una manna per il lavoro: posso chiudermi in casa a scrivere e disegnare per settimane senza perdere tempo e tirando fuori il meglio. Genova va bene per le pause, per i ritagli di tempo con la mia famiglia, i miei amici e quel briciolo di vita sociale: Milano è l’Officina, Genova la Siesta. Roma in realtà la vivo poco, è una specie di luogo un po’ mitico un po’ infernale che ho costruito nella mia immaginazione quando ero piccolo. Ci passo le feste e pezzettini d’estate, che bastano per apprezzarne le cose belle e mi evitano i tanti, troppi problemi tragicomici che ha la città sta accumulando in questi ultimi anni.

Cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea?

Lo stesso che il sistema dell’arte contemporanea pensa di me: niente 🙂

A parte la frasetta simpatica, ho fatto l’Accademia di Brera per tre anni quindi qualcosa ho visto e continuo a vedere, ma sto pian piano perdendo quel senso di tolleranza che avevo prima di finire il triennio. A me interessa un approccio produttivo, dozzinale, forse non proprio popolare (fumetto è spesso nicchia) ma comunque legato a un mondo più vicino all’editoria e al cinema che al mondo dell’arte contemporanea. L’elitarietà studentesca di quei circoli tiene troppo a distanza di sicurezza il mondo esterno: e come ho già detto, per me è importante che il lavoro venga preso sul serio, non relegato in un’ambiente di mutua complicità come quello delle mostre e dei cataloghi. Tutto questo con il massimo rispetto per chi ci mette lavoro e cervello, perché sono tanti gli artisti che fanno l’impossibile per mantenere vero il proprio ambiente. Dico solo di preferire un approccio più commerciale, senza safe spaces, come mi sembra sia quello del fumetto.

Che domanda vorresti che ti facessi?

Dove sono finiti i soldi della Lega?

a cura di Marco Roberto Marelli


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Black Gospel – un vangelo western. (Copertina) – Courtesy Edizioni BD

Black Gospel – un vangelo western. (estratto) – Courtesy Edizioni BD

Ritratto di Vinci Cadorna – Courtesy Edizioni BD



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