Five questions for Valentina Colella

Valentina Colella è nata il 29 ottobre 1984 nell’antica città di Sulmona. Dopo il corso di studi in Beni Storico Artistici nell’Accademia di Belle Arti di L’Aquila si specializza in Progettazione Museale presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze. Artista aperta all’utilizzo di svariati media, sviluppa un approccio originale nei confronti del rapporto che intercorre fra immagini reali e immagini digitali. Un fare arte, il suo, che invade la sua sfera privata trasformandola in linguaggio universale, in viatico per un discorso collettivo che dal particolare si fa universale, aperto e luminoso.


Da quanto tempo fai lartista e quali differenze noti fra i tuoi esordi e oggi?

La definizione di artista non l’ho ancora capita. Artisti si nasce o artisti si diventa? Per me creare, metabolizzare la realtà e le esperienze, sono processi insiti. Si nasce con delle attitudini e poi, con la perseveranza e la sincerità verso se stessi, ci si evolve. Adesso mi sento in piena agitazione e ho le chiavi per traslare le mie idee e i miei desideri.

Quali tematiche trattano i tuoi lavori e che progetti hai in programma?

Copio e incollo la Genesi: Il 29 agosto del 2013 ho appreso da Facebook la morte del mio compagno. Pochi minuti dopo ero dentro Google Maps alla ricerca del percorso più veloce per raggiungere il luogo dove mi aveva lasciato per sempre. Ma il computer si è bloccato sulla schermata dell’indirizzo della mia abitazione, inquadrando una porzione di cielo con un uccello in volo che si avvicinava alla mia finestra, un’immagine sfuocata, un segno prepotente.
Ho digitato i 3 tasti per salvare quel frame, pensavo per sempre.
Per un anno l’ho tenuto celato in una cartella con una “nostra” password ma non sono mai partita, avevo troppa paura. Per un anno l’ho aperto senza fare niente, solo per guardare il volo.
All’inizio del 2014 ho sentito la necessità di ricostruire il passato.
Mi sono avvicinata zoomando sul volo, cercandone i dettagli, volevo capire, ma più cercavo chiarezza più l’immagine si dissolveva nello spazio, tutt’uno con lo sfondo del cielo.
Per cercare l’essenza del volo era necessario dargli una forma precisa, trasformare quella parte appena visibile di contorno, tra il pieno sfuocato e il suo possibile confine.
La traccia rilevata è diventata forma, la forma una icona. L’icona del volo.Ho scavato nei fogli quella forma essenziale fino al suo totale riempimento, visibile nell’ultima pagina. Avevo scritto un libro di vuoti. Nelle mie mani, di ogni passaggio restava la parte piena che si staccava, mentre scrivevo un libro fatto d’immagini vuote.La ricerca e il tempo hanno dato vita in me altre necessità:  ricostruire il pieno, recuperare l’equilibrio attraverso una pittura in dissolvenza, fatta di stratificazioni e ripetizioni dell’icona. L’esaltazione della forma assieme al mio colore identificativo mi hanno accompagnata in una crescita.
Il volo magenta è stato trasformato nei passaggi blu / verde, finchè il volo si è rituffato nel mare, dove tutto era iniziato con l’arrivo della morte.
Nel 2017, credevo di star bene, ma quel viaggio non l’avevo ancora affrontato.
Pretendevo di avere una visione finale.
Era arrivato il momento di inziare di nuovo ma prima la fine con un’immagine nitida che ricreava antiche e nuove trame, dove i fogli scavati diventano parti di una lapide ed il volo, divenuto nero, è il suo epitaffio.
2018, il tempo ha preparato il nostro addio, quello che non ci hanno permesso come avrei voluto, ma […] è preferibile che quelli che si amano se ne vadano, quando ci è ancora concesso di piangerli […] non ho più lacrime, urlerò sulle tue ceneri. R.I.P. La pace che mi hai dato. La pace che mi hai tolto. E poi Quello che resta.



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Come ti rapporti con la città in cui vivi?

Molti scrivono vivo e lavoro fra/tra; a me non piace perché se dovessi raccontarvi che vivo nell’entroterra Abruzzese e in altri luoghi, dovrei chiedere a Google Maps di localizzarmi a metà strada tra Introdacqua (AQ) e Milano. Amo viaggiare, sono inquieta, preferisco la natura incontaminata e il silenzio, ma ho anche la necessità di energie che arrivano da New York come dalla stessa Milano. Una parte di me è in Oriente, una in Sud Africa, una in Sud America. La risposta è: mi rapporto con i luoghi come la mia Poiana che va e torna sempre a casa fedele.


Cosa pensi del sistema dellarte contemporanea?

Penso che già rispondendo a questa 5Q sono dentro un sistema, in quello dell’arte ci sono cose che apprezzo e tante che rifiuto.

Di quale argomento, oggi, vorresti parlare?

Memories are not memories, life was life will be. La mia prima personale a Milano presso la galleria con cui collaboro da un anno Amy-d Arte Spazio, a cura di Valerio Dehò. In mostra una sintesi del mio percorso dal 2013 al 2018. Presento il lavoro inedito R.I.P. La pace che mi hai dato. La pace che mi hai tolto. (2017), installazione composta da 15 gruppi di carte fine art intagliate a mano. L’ opera ha anticipato la grande installazione Quello che resta presentata nelle sale di Palazzo Reale a ottobre per il 19° Premio Cairo, dove sono stata finalista. Il percorso espositivo ha inizio con la pittura, Filling the sky_(pink45) un monocromo del 2017, rosa shock, di 370 cm x 250 cm realizzato con un pennello n.2, stratificazioni di pigmento con acqua e nuovi lavori del 2018 dopo aver ricevuto in dono il Perlux 8300, una vernice dotata di riflessi tipici della madreperla. Sempre utilizzando il Perlux mi sono cimentata con la scultura, 145 stelle realizzate per il 4° capitolo del mio progetto installativo internazionale Where the stars sleep precedentemente ambientato in Uruguay e Sud Africa.

a cura di Marco Roberto Marelli


Instagram: v_colella

www.valentinacolella.com


Caption

Valentina Colella – Ph Pierlugi Pacella

Valentina Colella – RIP La pace che mi hai dato. La pace che mi hai tolto – cm 90×190, intaglio su 900 carte fine art, 2018 – Courtesy Amy-d Arte Spazio

Valentina Colella – From left filling the sky pink – Quello che resta – Fly backwards – Courtesy Amy-d Arte Spazio, Milano



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