Five Questions for Stefano Mario Zatti

Stefano Mario Zatti (Padova, 1983) è un artista d’altri tempi. Non fa parte dal consueto sistema dell’arte ed è difficilmente inquadrabile in una specifica categoria di ricerca, oltre che essere quasi estraneo alla “vita social”. Queste, allo stesso tempo, sono anche le sue più grandi qualità. Il bisogno della lentezza, il saper attendere senza alcuna imposizione, la meticolosa ricerca, insieme alla creazione manuale (sia costruttiva, sia di scrittura) e la sistematica ripetizione, gli permettono di creare opere estremamente poetiche.
Recentemente è stato in mostra alla Biennale Latitudini di Palazzo Ducale a Genova con l’installazione “Lago di Stelle”, mentre il 13 settembre ha inaugurato la sua prima personale ad Atipografia di Arzignano (VI). Le opere di Stefano sono metafore di un tempo lento, di un tempo di conoscenza e di comprensione, di un tempo che forse dovremmo sforzarci a riscoprire.


Da quanto tempo fai l’artista e quali differenze noti tra i tuoi esordi e oggi?

Qualche tempo fa, ho trovato un quaderno di quando avevo 8 anni. Era una specie di rivista sugli alpini che avevo ideato e dove, nell’ultima pagina, avevo disegno una spettacolare esplosione nucleare, alla quale avevo dedicato anche una poesia. Credo che in quelle quattro pagine si possano intuire molte delle cose che fanno parte, oggi, della mia ricerca artistica. Le cose certamente sono cambiate, ma ritrovare quel libricino, mi ha permesso di ricordare come, in realtà, il mio immaginario si sia sviluppato sin dall’infanzia, in una continua scoperta di me e del mondo.

Quali tematiche trattano i tuoi lavori e che progetti hai in programma?

Mi è un po’ difficile incasellare i miei lavori in delle tematiche specifiche, anche se posso individuare il mio processo come la necessità di riportare aspetti del mondo che mi coinvolgono direttamente in una proporzione fruibile allo sguardo dell’uomo, il mio in primis. Da anni, per esempio, mi accompagnano i miei esercizi di disegno-psichico a biro e la trascrittura dei sogni, ma il mio primo vero lavoro è stato Soldati, un’opera omaggio a Ungaretti. Nel 2004, in Alta Val Tagliamento, ho legato con del filo rosso le foglie di un faggio ai propri rami, in maniera che in autunno queste rimanessero sospese dal filo. Un albero che non ha potuto separarsi dalla sua chioma.

In Esodo Celeste, ricordando un’antica tradizione siriana secondo la quale i morti salgono in cielo diventando stelle, ho deciso di rappresentare le vittime del conflitto in Siria, iniziato il 15 marzo 2011, forando dei pannelli di cartoncino nero con una sottile lama. I pannelli, dove si contano per ognuno centomila fori, vengono successivamente retro-illuminati; l’illusione per chi li vede è una galassia di stelle, cangiante allo spostarsi dell’osservatore. Per creare questi piccoli buchi, come sostegno alla carta, utilizzo i miei stessi polpastrelli, che inevitabilmente si feriscono e si tatuano temporaneamente di colore nero. L’idea della morte mi ha portato a indagare anche l’aspetto geografico, cartografico, e a sviluppare gli studi per Inferno, Purgatorio e Paradiso dove, come un amanuense, ho riscritto tutta la Divina Commedia. Le tre cantiche vengono riproposte ciascuna in una spirale di 70 cm di diametro che procede, concentricamente, dall’esterno verso l’interno, rispettando il movimento di Dante.



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Come ti rapporti con la città in cui vivi?

Ho tre luoghi d’adozione: Padova città natale, Venezia come scuola, le montagne del Cadore come culla materna ereditaria. Dalle mie montagne e dal viverne il loro ambiente sono nate le Sindoni: teli bianchi che avvolgono delle pietre e che abbandono, per mesi e anni, negli angoli più remoti delle Dolomiti. La lenta impressione del tempo permette, a questi teli, di assorbire l’impronta del luogo. Recuperarli è un esercizio di memoria, legato necessariamente al ritorno.

Cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea?

Più che darti un’opinione sul sistema in generale, ti posso dire che Il Palazzo Enciclopedico alla Biennale di Venezia del 2013 è stato per me un modello culturale di riferimento, oltre che un luogo familiare nei contenuti.

Di quale argomento, oggi, vorresti parlare?

Dei miei figli.

A cura di Marco Tondello


www.stefanomariozatti.com


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Stefano Mario Zatti, Lago di stelle – Courtesy l’artista, ph Luca Peruzzi

Stefano Mario Zatti, Sindoni Mani – Courtesy l’artista, ph Luca Peruzzi

Stefano Mario Zatti, Sindoni – Courtesy l’artista, ph Luca Peruzzi

Stefano Mario Zatti, Soldati – Courtesy l’artista, ph Luca Peruzzi



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