Five Questions for Patrizia Pfenninger

Patrizia Pfenninger è nata a Zurigo nel 1984. Studi ed esperienze professionali convergono, fin dall’inizio, alla creatività. Dal 2006, con il suo progetto indipendente Indica, lavora nel campo visivo, interattivo e dell’espressione artistica. Laureata in arti applicate e designer in comunicazione visiva possiede un Diploma Federale come Specialista di Marketing. Tutte queste diverse sensibilità le consentono di unire il rigore delle scienze alla capacità di creare nuovi mondi. Applica queste abilità alle creazioni artistiche, alternando progetti creativi per marchi, strutture multimediali e opere tradizionali, in Svizzera e in altri paesi europei.


Da quanto tempo fai l’artista e quali differenze noti fra i tuoi esordi e oggi?

Vengo dalle arti applicate e dagli esordi son cambiate molte cose. Ho sempre lavorato in maniera spontanea e il mio percorso di formazione in ambito artistico è iniziato all’età di quindici anni con delle sperimentazioni a scuola. Oggi sono una persona totalmente cambiata, la vera differenza è che ora focalizzo il mio impegno in modo più mirato, con una coscienza e una consapevolezza del mondo più profonda.

Quali tematiche trattano i tuoi lavori e che progetti hai in programma?

Lavoro molto sui temi che mi accompagnano nell’oggi, la contemporaneità è un elemento fondamentale per me: ho bisogno di riflettere (e quindi lavorare) su argomenti che mi toccano e che mi obbligano a confrontarmi con me stessa e la società che abito. Sono interrogativi che stimolano riflessioni (non per forza risposte) sulla nostra società. Mi interessa la relazione, in senso ampio, che c’è tra il singolo e le realtà che lo accompagna. Parlo di relazioni, e non a caso uso il termine “parlare”; non son brava con le parole, plasmare la materia è il mio linguaggio. Mi affascina il tema delle relazioni, parlo di distanze tra persone, tra temi, tra realtà.

Come ti rapporti con la città in cui vivi?

Vivo in modo naturale e intimo molte città. Zurigo è la mia città natale, sono spesso in quel luogo e mi sento di appartenerle per certi tratti culturali; Lugano è la città in cui ho fatto gli studi di base e mi rispecchio in alcune sue caratteristiche; la vicinanza viscerale che ho con l’acqua me la avvicina a Zurigo. Milano è la città in cui spesso mi confronto professionalmente; Londra è il luogo del confronto multiculturale in cui mi sono formata; gli Stati Uniti, l’isola dei lunghi viaggi. Credo che un’artista non abbia una città, vive luoghi ed emozioni, persone e culture. Un termine fondamentale per il mio lavoro è “contaminazione”. Porta riflessioni, porta ricchezza. Contaminazione tra culture, contaminazione tra mondi (settori) apparentemente distanti. Per questo non ho una città, mi nutro di tutte.



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Cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea?

Credo che, in quanto sistema, abbia un ruolo fondamentale. Mi rallegra vedere che inizia a esserci più apertura nei confronti di artisti emergenti, spero solo ci sia sempre il giusto livello critico.

Di quale argomento, oggi, vorresti parlare?

Arte come azione e reazione, idee ed emozioni che muovono le persone. Negli ultimi anni ho lavorato su filoni che producono riflessioni ed emozioni, oggi sto lavorando affinché la mia arte produca azione e movimento.
Una prima traccia era presente in IDEA, scultura che ha prodotto un’azione social (IDEA è infatti diventata simbolo per l’azione #leideesipagano, a difesa della cultura del progetto e delle professioni intellettuali).
Oggi sto lavorando su Medusa, un lavoro a favore della libertà, contro haters e odiatori sia online che offline. Per questo tema ho lavorato a due livelli, e sto continuando, plasmando medusa in scultura come atto di indagine (molto anche per me stessa, per comprendere e modellare il problema da un altro punto di vista) e come atto visual, come emoticon grafico, come tool di difesa e attacco. Mi spiego meglio: Medusa, scultura, nasce mettendo in scena le parole negative; essendo velenose si traducono nei serpenti (ovvero nei suoi capelli), mentre la sua espressione e il suo sguardo vengono azzerati. L’ho poi tradotta in visual per la difesa online: l’emoticon medusa anti haters.

A cura di Federica Fiumelli


www.pfenninger.myportfolio.com

Instagram: patrizia.pfenninger


Caption

Patrizia Pfenninger, Macchina fotografica Nikon, 2019 – Cemento bianco, sabbia al quarzo, 14,3 x 9 x 14 cm Ed. di 6 + 2AP, serie Pompei today – Courtesy l’artista

Patrizia Pfenninger, medusa icon emoticon antihaters – Courtesy l’artista

Patrizia Pfenninger, portrait – Courtesy l’artista



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