Five Questions for Michele Spanghero

Michele Spanghero è nato a Gorizia nel 1979. Artista sonoro e visivo, si laurea in Lettere Moderne all’Università di Trieste e frequenta seminari di musica, sound design e video making. Il suo fare si muove sull’interno panorama estetico. Dalla pubblicazione di dischi alla realizzazione di sculture e scatti fotografici, la sua ricerca analizza le caratteristiche minime dello spazio, la sua relazione con il suono e il fruitore. Gesti ampi ma minimi, materiali eleganti e precisi rivelano l’ambiente attivando l’attenzione di un pubblico, mai passivo, su ciò che solitamente è trascurato ma che è la reale colonna sonora e visiva del nostro essere nel mondo.


Da quanto tempo fai l’artista e quali differenze noti fra i tuoi esordi e oggi?

All’università ho studiato Lettere e per molto tempo mi sono dedicato al teatro e alla musica sperimentale, il passaggio all’arte visiva è avvenuto in un secondo momento: mi dedico dal 2007 con costanza all’attività espositiva. Il nucleo tematico del mio lavoro è rimasto sostanzialmente inalterato dagli esordi. Ovviamente le cose sono molto cambiate rispetto agli inizi, soprattutto ho maturato una maggiore consapevolezza metodologica, ma sostanzialmente continuo a indagare le medesime tematiche da allora.

Quali tematiche trattano i tuoi lavori e che progetti hai in programma?

In sintesi: il mio lavoro si concentra sul rapporto tra spazio e percezione attraverso suono, scultura e fotografia. Utilizzo diversi media, ma cerco di tenere un approccio estetico coerente in cui gli elementi formali sono sempre legati a un’esigenza concettuale.

I miei programmi si sono abbastanza intensificati negli ultimi anni. Quest’inverno ho lavorato alacremente per realizzare Again Anew, installazione site specific nel cantiere del Cinema Modernissimo di Bologna, presentata durante Art City. Per l’occasione ho avuto il privilegio di utilizzare alcune registrazioni inedite delle voci dei grandi maestri del cinema italiano (Antonioni, Bertolucci, Fellini, Pasolini, Rosi, Taviani), intervistati da Gideon Bachmann, che fanno parte dell’archivio di Cinemazero di Pordenone.

A fine marzo ho inaugurato la mostra Recent Works assieme a Christian Fogarolli presso la sede veneziana della Galerie Alberta Pane. Nella mostra sono presenti quattro lavori che rappresentano i principali filoni estetici a cui mi sono dedicato in questi ultimi anni.

Ora mi sto dedicando alla collaborazione con l’azienda Giovanardi spa. In occasione dei suoi cento anni, ha sviluppato un progetto di residenza, curato da Martina Cavallarin e Marco Tagliafierro, che coinvolge dieci artisti. Inoltre, sto studiando un intervento per fine estate nei magnifici spazi della Scuola Grande di San Rocco a Venezia.



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Come ti rapporti con la città in cui vivi?

Vivo a Monfalcone, una città industriale dominata dai cantieri navali nell’estremo Nordest. La sensazione è di vivere “alla periferia dell’impero”, per citare un grande conterraneo, il compositore Fausto Romitelli. Ma a me questa marginalità piace, non sono particolarmente attratto dalla forza centripeta delle grandi città.

Cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea?

Ogni sistema si adatta al contesto in cui si sviluppa, credo che sia abbastanza superfluo parlare di sistema, quando bisognerebbe intervenire innanzitutto sulle condizioni ambientali che ne costituiscono la premessa. Non credo tuttavia di essere in una posizione tale da poter dire qualcosa di interessante sul sistema, né di essere in qualche modo influente. I difetti e limiti del sistema dell’arte italiano sono evidenti e sotto gli occhi di tutti, a cominciare dalla mancanza di un sostegno istituzionale e dalla carenza di un sistema museale (espositivo o di acquisizione) legato al contemporaneo. Eppure, il mondo dell’arte ha molte sfaccettature e ognuno può trovare un posto e un’occasione. Io penso ad approfondire la mia ricerca, questa è la sola cosa importante che possa fare.

Di quale argomento, oggi, vorresti parlare?

“Non domandarci la formula che mondi possa aprirti

sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.

Codesto solo oggi possiamo dirti,

ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.”

a cura di Marco Roberto Marelli


www.michelespanghero.com

Instagram: michelespanghero


Caption

Michele Spanghero – Again Anew (2019) – Vista dell’installazione al Cinema Modernissimo, Bologna, 2019 – Courtesy dell’artista, registrazioni audio courtesy Cinemazero Pordenone, ph. credit Lorenzo Burlando

Ad lib. (2018) scultura sonora – Ventilatore polmonare automatico, carrello, canne d’organo, legno, ventilatore per organo,(dim. organo 280x110x45cm, carrello dim. 130x55x55cm – durata ad libitum) – Vista della mostra “Recent Works” alla Galerie Alberta Pane, Venezia – Courtesy dell’artista, Galerie Alberta Pane, Parigi e Venezia, Galleria Mazzoli, Modena e Berlino

Again Anew (2019) installazione sonora – Microfoni modificati, mediaplayer, audio system, videoproiettore, (dimensioni ambientali – durata 9 minuti loop) – Vista dell’installazione al Cinema Modernissimo, Bologna, 2019 – Courtesy dell’artista, registrazioni audio courtesy Cinemazero Pordenone



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