Five questions for Meri Tancredi

Meri Tancredi nasce a L’Aquila nel 1976 e oggi vive e lavora, irregolarmente, a Perugia. Si diploma come Maestro Orafo nell’I.S.A. di Avezzano, in Tecniche Pittoriche nell’I.S.A. di Perugia e in Pittura nell’Accademia di Belle Arti ‘Pietro Vannucci’ di Perugia. La sua ricerca si apre all’utilizzo di media differenti partendo dalle origini, dalla codificazione di un messaggio attraverso la scrittura. La storia si fa iniziare con essa, Meri Tancredi ne conserva l’energia mitica originaria, quello stare in bilico fra arte e codificazione del pensieri attraverso segni allo stesso momento logici e magici.

Da quanto tempo fai l’artista e quali differenze noti fra i tuoi esordi e oggi?

Nasciamo, questo mi dice che prima di ogni altra cosa siamo esseri viventi.
Respiro e svolgo qualsiasi altra funzione vitale come chiunque altro. Ascolto, annuso, osservo molto.
Cerco di essere un’antenna che cattura anche le più piccole onde.
Penso che questo sia un privilegio, uno stato di grazia che può renderci organismi sensibili, in grado di restituire le nostre osservazioni e visioni all’altro.

Quello che oggi sono lo devo anche a ciò che sono stata ieri.
Ogni momento è diverso da quello precedente, ma allo stesso tempo lo conserva e lo alimenta. Le scelte che facciamo in un preciso momento sono sempre vere, il tempo poi ne rivela gli aspetti più profondi, siano essi giusti o sbagliati.

Quali tematiche trattano i tuoi lavori e che progetti hai in programma?

Fin dall’inizio la mia ricerca si è mossa verso l’uso della scrittura.
Inizialmente in una maniera manifesta, poi mutando in varie analisi dove la superficie della parola tramuta nello spazio del suo contenuto, della pausa e dei silenzi, della sua traccia e della misura, delle possibilità e delle variabilità.
Inevitabilmente quando si vanno a smuovere le parole, non si può pensare di non esporsi verso concetti e contenuti che da esse si originano, e che si misurano con il tempo in cui sono esaminate.
Per esempio c’è una ricerca legata alla parola “limite”, che sto portando avanti da circa due anni, questa ha assunto la sua prima forma in un video Limite di una distanza prossemica in successione monotona, presentato al Centro di Ricerca Luigi di Sarro di Roma a marzo 2018, e che in agosto, con la residenza al MABOS Museo d’Arte del Bosco della Sila, è divenuto la scultura Limite, che in seguito sarà completata con una ricerca sonora.

In programma ci sono due progetti, una partecipazione al Nuvola
Creativa Festival delle Arti, il 12 ottobre, al Mattatoio Testaccio – Galleria delle Vasche de La Pelanda, con l’audiovisivo Tending to infinity, nato dall’interazione tra luce e suono attraverso la manipolazione manuale e digitale.
Poi, nelle prime due settimane di ottobre, la residenza Art in Studio // Meet the artists, con l’apertura dello Spazio Bedeschi a Verona, a cura di Urbs Picta che farà parte degli eventi collaterali di ArtVerona 2018.
Poi si vedrà.



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Come ti rapporti con la città in cui vivi?

Mi sento sempre più nomade.
Così mi scopro a tratti estremamente critica e altri veramente innamorata.
Questo tira e molla accade inevitabilmente in ogni luogo in cui viviamo.
Bisognerebbe essere impegnati nel comprendere e migliorare gli aspetti critici del proprio luogo base (solo uno?); e allo stesso tempo non perdere mai il desiderio del viaggio e della scoperta, è un nutrimento molto importante.

Cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea?

Sistema nel dizionario è definito come la connessione di elementi in un tutto organico e funzionalmente unitario.
Esistono innumerevoli sistemi, e ognuno ha leggi e regole che sono comuni all’insieme.
Se si esamina come definizione obiettiva, capiamo che possono esserci modi diversi per pensare e ripensare l’arte e gli organi che ne fanno parte.
A livelli differenti, possiamo trovare relazioni di pura convenienza e poi avere rapporti straordinari dove la merce di scambio è pensiero, è riflessione e fiducia.
È supporto nei progetti, è collaborazione, è ospitalità, sono passaggi in macchina, divani letto disfatti e videochiamate intercontinentali, è la discussione che parte e che si trasforma in litigio, è pace fatta e pacche sulle spalle, sono le telefonate lunghe e le nottate insonni con gli alti e bassi degli umori.
Dovremmo sempre essere coerenti fino in fondo, se poi uno di questi sistemi dovesse permettermi di avere i mezzi per vivere, allora non avrò da rimproverarmi nulla, perché starò vivendo del mio lavoro.Qualcosa che non è accettabile, è il vantaggio acquisito attraverso il danno di altre persone, e torno al concetto da cui ero partita; prima di ogni altra cosa siamo esseri viventi.

Di quale argomento, oggi, vorresti parlare?

Mi piacerebbe avere Platone davanti, e ascoltarlo mentre dibatte della Repubblica.

a cura di Marco Roberto Marelli


www.meritancredi.com

Instagram: meritancredi


Caption

Meri – Courtesy Luca Centola

Limite, 2018 – Pietra Silana e micro neon, 150x80x45 – Courtesy l’artista e il MABOS Museo d’Arte del Bosco della Sila, Catanzaro.

Kronos, 2018 – Plexiglass inciso e illuminato a led, 4 da 38×22 – Courtesy l’artista e Andrea Nuovo Home Gallery, Napoli.



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