Five questions for Maurizio Vicerè

Maurizio Vicerè (VICE) nasce nel 1985 a Pescara, nella sincera città abruzzese dove oggi vive e lavora. Dopo aver studiato comunicazione artistica e multimediale presso l’Università degli Studi di Teramo, gestisce insieme a Gioia Di Girolamo, Matteo Liberi e Ivan Divanto, Ultrastudio, uno spazio artistico indipendente sorto dalla ristrutturazione di un ex capannone industriale e orientato in direzione della più attuale ricerca estetica sul piano internazionale. Gusto Pop e aperture verso i maestri storici dell’arte concettuale italiana sono le basi da cui parte un personale fare artistico che trasforma l’esperienza post-concettuale degli anni Novanta in opere affettuosamente luccicanti, vicine a quelle tecnologie leggere con cui noi oggi intratteniamo un rapporto stretto, quasi intimo. Nelle realizzazioni di Vicerè sovrastimolazione visiva e concettuale si uniscono, colpiscono tutti i sensi e portano alla produzione di cortocircuiti visivi nei quali mondi da fredda estetica pubblicitaria e realizzazioni dal caldo e gioiso carattere tattile si fondono e confondono.


Da quanto tempo fai l’artista e quali differenze noti fra i tuoi esordi e oggi?

Dal 2007 se parliamo di arti visive. Fin da piccolo però sono cresciuto in un clima culturale principalmente classico. Quanto agli esordi credo che ci sia un’evoluzione lenta da quando ho iniziato. È tuttora un’evoluzione. Sinceramente non mi sono mai posto questa domanda. Quanto al carattere è rimasto perlopiù invariato. Forse sono solo un po’ più riflessivo. No, non è vero.

 Maurizio Vicerè
UNTITLED – Kinesio tapes, recover balls, plastic masseurs, neon, 180 x 70 x 26 cm, 2017 – courtesy the artist

Quali tematiche trattano i tuoi lavori e che progetti hai in programma?

Questi ultimi con le fragranze esplorano il concetto di ottimismo dal suo interno. Sono interessato a quelle dinamiche occidentali di miglioramento della persona. Sai, il coaching per esempio. Non sono lavori critici anche se a prima vista lo possono sembrare. Mi piace usare queste frasi positive, questi modi di dire svuotati di senso e fare in modo che gli odori ne esaltino la forza, l’aura. Sai questi odori invadono lo spazio ma lo fanno lentamente e impercettibilmente. Inizi a provare una sensazione di pulito, di benessere. Poi dopo un po’ di giorni questi odori si accumulano nello spazio, ne prendono possesso. Ti tagliano fuori. Sono invadenti. In programma, al momento, semplicemente avere la possibilità di poter tornare in studio per un po’ e mettermi a lavorare su nuove cose con i giusti tempi.

Come ti rapporti con la città in cui vivi?

Mi piace questa domanda. Ma proprio tanto. Vedi Pescara, la città in cui vivo, è una città dormiente. La vedi e magari non ti dice nulla. Non ha neanche una sua personalità storica a parte D’Annunzio, credo, e qualche architettura fascista. Ma ha una cosa meravigliosa che è la Rabbia. La voglia di riscatto. Quella voglia di uscire dagli ambienti borghesi. E quella rabbia la percepisci se fai attenzione. E la Rabbia muove tutto. È più forte della passione o delle attitudini. Non è facile spiegarlo a parole. Non vorrei essere in nessuna altra città che non avesse questo motore sociale e culturale sottopelle.

 Maurizio Vicerè
Shoot for the stars – printi, dibond, plexy, electric air-freshner, hardware 35 x 25 x 7 cm, 2017 – Fragrance: sensitive scents – courtesy courtesy the artist

Cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea?

S I S T E M A . Che brutto termine. Io la vedo così più o meno. C’è il palco e ci sono le quinte. La scena e i retroscena. Se guardo lo spettacolo, la vetrina del mio facebook per esempio, è tutto un fermento. Accadono ottime cose davvero. Poi però ci sono i retroscena che non sempre sono puliti. Ma il punto è: qual è il problema? I sistemi esistono ovunque. Si odia il sistema perché si vuole essere dentro. Poi quando sei dentro tenti di prendere un ruolo determinante e imbruttisci la tua persona. Accade a tutti in tutti gli ambiti. Quindi, perché non nell’arte? Si ha voglia di cambiare le cose da piccoli. Poi l’acne va via e inizia la vita vera che è fatta di sistemi accattivanti, porte, strade, stradine, amici che vanno e nemici che vengono. Pochi si salvano e intendo integralmente come persone. Solitamente vengono relegati ai margini come pazzi o noiosi.

Che domanda vorresti ti facessi?

Parlami di ULTRASTUDIO. Sono sincero, sto sfruttando questa possibilità per promuovere il Run Space dove lavoro insieme agli artisti Gioia Di Girolamo, Matteo Liberi e Ivan Divanto. Ti risponderei che dal 27 marzo saremo a Milano al prossimo FuturDome OUTER SPACE a cura di Ginevra Bria insieme ad altri nove spazi e con un progetto curatoriale in cui accompagneremo otto artisti straordinari. E si, per chi sta leggendo ora questa non è altro che una pura e semplice comunicazione promozionale. Dal 27 saremo lì. Veniteci a trovare.

www.akavice.eu

www.ultrastudio.sexy

Immagine di copertina di Pierluigi Fabrizio


Intervista a Maurizio Vicerè a cura di Marco Roberto Marelli per FormeUniche

 

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