Five questions for Matteo Messori

Matteo Messori si è laureato nel 2016 all’Accademia di Belle Arti di Bologna nel corso di Pittura coordinato da Giovanni Mundula. Attualmente frequenta il primo anno del corso magistrale di pittura diretto da Luca Caccioni presso l’Accademia felsinea. Nel periodo tra il 2016 e il 2018 è stato selezionato dal G.a.e.r (Associazione Giovani Artisti dell’Emilia-Romagna) per partecipare a “Mestiere delle Arti”, corso per la formazione delle arti indetto dal Comune di Ferrara. Nel periodo tra ottobre 2017 e febbraio 2018 ha avuto l’occasione di realizzare una residenza alla P420 Arte contemporanea. Successivamente ha partecipato a un workshop sulla rigenerazione urbana a Ferrara tenuto dall’artista Andreco in collaborazione con il G.a.e.r. La sua ricerca si muove dalla pittura all’installazione indagando l’origine della forma nello spazio – tra natura e cultura.


Da quanto tempo fai lartista e quali differenze noti fra i tuoi esordi e oggi?

In realtà non lo so nemmeno io da quanto tempo sono artista, diciamo che il mio scopo primario è quello di diventare uomo facendo ciò che amo. Sono dell’idea che bisogna essere prima umani per poter esser anche artisti. Però, se proprio dobbiamo determinare un periodo preciso, direi quando ho iniziato a capire seriamente che quello che stavo facendo era per me importante; non mi sento capace di determinare me stesso come artista. Ogni volta che mi chiedono se sono un artista o meno io rispondo “Ci proviamo”, cerco sempre di esser me stesso e senza compromessi. Tra tutte, la differenza fondamentale che percepisco tra gli esordi e oggi, è la consapevolezza di ciò che sto facendo, perché agli inizi si ha sempre dei dubbi su ciò che si fa. Soprattutto sui lavori le insicurezze erano un po’ il pane quotidiano. Oggi, invece, direi di esser un po’ più sicuro di quello che faccio, non mi considero maturo perché ho ancora un po’ di lacune su certe cose. Una cosa che però ho capito, e che consiglio anche ai miei colleghi coetanei, é di non prendersi troppo sul serio. Perché siamo solo una particella in un mare composto da una miriade di artisti, gallerie, spazi, musei, curatori, etc.

Quali tematiche trattano i tuoi lavori e che progetti hai in programma?

I miei lavori si focalizzano in due categorie ben distinte, “Antiforma” (Pittura) e “Formastante” (Installazione) e vogliono indagare le forme perturbanti che hanno segnato la crescita psicologica della fisionomia umana proponendo lavori dalle sembianze ambigue, antropomorfe e ibride. Il mio obbiettivo è quello di descrivere l’anatomia effimera dell’essere umano. È un tipo di ricerca che reputo molto intima e personale, se la Formastante vuole esser un prolungamento del mio corpo che aspira alla leggerezza, l’Antiforma è l’incudine che mi tiene saldo a terra. La mia pittura è stata paragonata alla metafisica e al surrealismo; in realtà per me è senza connotazioni e vive di ossessioni, le forme che dipingo, a volte, alludono a figure organiche del nostro corpo e in altri casi ricordano le linee grafiche che vediamo spesso nel mondo del design. Vivono in balia di loro stesse, come vagabondi in un paesaggio silenzioso, sprovviste di qualsiasi via di fuga o nascondiglio. Poi, in corso d’opera, ho riscontrato l’esigenza di uscire dal supporto della tela e affrontare l’installazione e così è nata la serie Formastante, sviluppata attraverso l’uso di materiali contrastanti come, ad esempio, il travertino e il vetro. In programma ho diversi progetti, uno tra questi è la mostra che inaugurerò a breve presso la Galleria Ramo di Como, dove approfondirò la mia serie Antiforma in una chiave un po’ tragica. Parto da un particolare che ho visto nel Trionfo alla Morte di Pieter Bruegel il Vecchio, dove alcuni condannati vengono issati su delle ruote alla mercé dei corvi; in essi vedo molto delle mie forme. Ognuno di noi ha una propria condanna, che sia innocua o nociva, poco importa è pur sempre qualcosa di caratteristico e molto profondo, che fa parte di noi.



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Come ti rapporti con la città in cui vivi?

Direi soddisfatto; ho avuto la fortuna di aver in dono un luogo che potremmo chiamare “Studio” nella città in cui sono nato. In realtà è un vero e proprio appartamento dotato di un bagno, di una cucina e, volendo, anche di una stanza da letto. Io l’ho fatto diventare una sorta di locanda / studio, perché la sera sono solito organizzare cene e riunioni con amici e creativi. Non mi pento di esser uno dei tanti pendolari che vivono l’estrema realtà cinetica nella quale siamo soliti vivere. Inoltre, apprezzo questa mia lontananza dalle grandi città come Bologna, non le ripudio, però devo dire che prediligo osservarle da lontano certe cose. Non amo farmi condizionare da trend o correnti di qualsiasi tipo, preferisco essere anacronistico.

Cosa pensi del sistema dellarte contemporanea?

Come ho già detto, ritengo di non avere ancora le capacità per determinare o poter dare delle osservazioni sul sistema dell’arte. Però, se proprio devo, sono dell’idea che stia riemergendo la cultura della pittura, rimango sempre colpito dalla vastità di possibilità espressive che ha questo medium. Il fatto che riesca sempre a spiccare come un maestro sulle altre tipologie artistiche, in qualsiasi periodo storico, è davvero affascinante. Quindi, se teniamo in considerazione l’indice delle tendenze, che mutano in continuazione, non possiamo determinare un sistema dell’arte definitivo. Perché anch’esso è indecifrabile e vive di novità e tradizioni, figlie della nostra identità. Recentemente si vocifera che non sono più utili le gallerie e che debbano esser promosse realtà formato azienda. A me, sinceramente, spaventa molto questa cosa.

Di quale argomento, oggi, vorresti parlare?

Ci sono un sacco di cose di cui vorrei parlare e il tempo che abbiamo per concludere anche solo un discorso è assai poco. L’unica cosa che posso fare come aspirante figlio dell’arte è rappresentare con più o meno talento la realtà della vita umana perpetuandone l’esistenza e rendendola il più eterna possibile.

a cura di Federica Fiumelli

www.matteomessori.it

Instagram: m_messori


Caption

Matteo Messori, Corpo, 2018 – Courtesy l’artista

Matteo Messori, Studio, 2018 – Courtesy l’artista

Trittico, Antiforma, 2018 – Acrilico e olio su tela, tela singola 90 cm x 60 cm. in toto 300 cm x 90 cm – Courtesy l’artista



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