Five Questions for Marta Spagnoli

Marta Spagnoli è nata a Verona, nel 1994, ed è membro della Fondazione Malutta. Nel 2017 ha conseguito il diploma accademico di primo livello in pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia, realtà dove attualmente frequenta il biennio del medesimo indirizzo. Nel suo fare, un segno filamentoso e biomorfo occupa lo spazio generando nuclei di senso che si muovono in un panorama dal gusto orientale. I pigmenti invadono le superfici attraverso stratificazioni distribuite che, producendo una leggera “prospettiva asiatica”, conducono le opere verso la rappresentazione di tracce di mondi in bilico fra realtà, mito e sogno.


Da quanto tempo fai l’artista e quali differenze noti fra i tuoi esordi e oggi?

Mi considero ancora un’esordiente, in questo senso la mostra Immersione Libera è sicuramente un passo importante per quanto riguarda l’esposizione del mio lavoro.

Sebbene disegnare sia da sempre per me una pratica quotidiana, ho iniziato a pensare a “come fare l’artista” una volta trasferita a Venezia per studio. Sono maturate le intenzioni e, col lavoro, anche la ricerca e la narrazione, dove ogni segno o gesto vorrebbe, con la pratica, divenire sempre più necessario e perentorio.

Quali tematiche trattano i tuoi lavori e che progetti hai in programma

La mia ricerca è fondata sull’atto del segnare come prima azione naturale, traccia del lavorio mentale e fisico che mi impegna costantemente in una relazione tra me e le dinamiche circostanti che nutrono quotidianamente il mio personale vocabolario di linee e colori: in essi deve depositarsi sempre una carica di energia evocativa.

Spesso ricerco immagini lacunose, frammentate; tento un recupero di queste, intese come testimonianze, come sedimenti latenti e vivi che dimorano nel profondo della vita e nella Storia dell’Uomo d’ogni tempo e cultura: documentazioni fotografiche di ogni sorta, rappresentazioni di tradizioni poetiche antiche, classiche e contemporanee, illustrazioni scientifiche, disegni personali: tutte informazioni visive, e non solo, che entrano nel mio lavoro come modo per esplorare il potenziale di strutture, relazioni e significati.

Sono le forme, e di conseguenza il loro contenuto, ciò che intendo considerare, aprire e riscrivere. Esse sono per me “particelle di emozione” che da sempre abitano e sostentano il quotidiano, che intendo ri-portare, ri-immaginare attraverso un linguaggio mitopoietico.

Il progetto più a lungo termine che mi prefiggo è di poter lavorare, un giorno, con la perfetta consapevolezza di me, essendo il segnare una traccia che tradisce e riporta il pensiero della propria presenza.



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Come ti rapporti con la città in cui vivi?

Vivere Venezia lo lego strettamente all’ambiente in cui lavoro e in cui mi sono formata per anni, l’Atelier F, un punto di incontro e ambiente stimolante per molte generazioni di giovani artisti. Ha determinato i miei anni di formazione e attivato un dialogo costante, il più possibile sincero, che lega il singolo a una comune esperienza di collettività.

Ci vivo da sei anni, la penso sempre come una città a misura e proporzione d’uomo, un po’ fragile e abbastanza tranquilla, dove, in qualche modo, si può intimamente maturare un metodo di lavoro a seconda della propria dinamicità, senza una iperstimolazione esterna continua; è una città che si percorre secondo la propria velocità di gambe e volontà di immettersi in strada continuamente. Spesso ho bisogno di brevi viaggi fuori città per poi ritornarvi con piacere, rientrare e, per così dire, “calmare le acque”.

Per ora va bene così.

Cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea?

Il sistema dell’arte contemporanea non è per me qualcosa di definito. Vi sono molteplici realtà e modi di concepire e lavorare con l’arte, è un sistema capillare, non posso ancora dire di conoscerlo davvero.

Di quale argomento, oggi, vorresti parlare?

Del “Desiderare” (nel suo etimo latino composto dalla preposizione de- e dal termine sidus, quindi “avvertire la mancanza delle stelle”), che di tutte le dinamiche umane è l’azione che permette a ognuno di orientare il proprio pensiero.

a cura di Marco Roberto Marelli


Instagram: spagnoli_marta


Caption

Marta Spagnoli – Courtesy l’artista, ph Roberto Spagnoli

Aderire a un’altra pelle, 2017 – Acrilico ed olio su tela, 187cm x 218cm – Courtesy l’artista

Immersione Libera, foto dalla mostra – Qui il fango è fatto dei nostri fiori… dei nostri fiori blu, lo so, 2019 – Inchiostro e acrilico su tela, polittico di quattro tele 90cm x 50cm cad. – Courtesy l’artista



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