Five Questions for Manuel Fois

Manuel Fois è nato a Cagliari nel 1995; oggi sviluppa la sua ricerca estetica a Londra, dove, dal 2016, indaga i processi di digitalizzazione e il rapporto fra immagine e campo uditivo. Nel suo fare, tecnologie programmate per la grafica entrano in dialogo con il suono, lo astraggono per renderlo visibile. Prive della violenza bulimica di ricerche analoghe sviluppate da un artista come Ian Davenport, le opere presentano un mondo attuale, dove una tecnologia tattile e friendly restituisce in maniera “pulita” l’energia del mondo.


Da quanto tempo fai l’artista e quali differenze noti fra i tuoi esordi e oggi?

Difficile determinare un punto d’inizio. Diciamo che a un certo fine si arriva per gradi; ho sempre avuto a che fare con il suono, producendo musica elettronica, per esempio, ma ciò che mi ha portato ad approfondire meglio le pratiche audio e le loro conseguenti immagini è stato quando ho iniziato a esplorare il campo della ricerca sonora campionando tracce tratte dalla mia quotidianità e beat creati digitalmente a pc. Seguendo questa direzione notavo che più andavo avanti e più le mie produzioni si focalizzavano sull’operazione di analisi di un singolo frammento audio: così è nata l’esigenza di trovare uno spazio fisico a queste ricerche. Rispetto all’inizio, sicuramente sono cambiate molte cose, mi sono trasferito a studiare a Londra, per esempio, questo mi ha aperto a una esperienza più ravvicinata con il fenomeno della New Aestetic.

Quali tematiche trattano i tuoi lavori e che progetti hai in programma?

Il mio lavoro è il racconto di un’analisi dei processi che interessano la restituzione di un immagine digitale.

Dopo l’avvento del digitale, il mondo è cambiato radicalmente, questi cambiamenti così veloci hanno interessato tutti gli ambiti, anche quello artistico, basti pensare che oggi la metà delle mostre a cui siamo interessati le vediamo attraverso un PC, questo dovrebbe far riflettere molto sul ruolo centrale della tecnologia e delle immagini digitali nell’arte.

Il mio lavoro credo sia un po’ un inciampo in questo senso, consiste nel far riconoscere a dei programmi di grafica delle tracce audio, i risultati sono dei “ grafici” che rispecchiano in modo oggettivo la traccia sonora su cui lavoro. In tutto questo, mi interessa l’idea di “forzare” una traduzione/lettura a livello digitale per produrre un risultato visivo. Riguardo a i miei progetti futuri, sto lavorando a un group show qui a Londra, per inizio anno prossimo, e a una personale con della installazioni sonore interattive da realizzare questo anno, ma non ti anticipo troppo.



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Come ti rapporti con la città in cui vivi?

Londra è un posto strano, essendo una grande metropoli è il luogo in cui si incontrano e convivono diverse culture, ti da l’opportunità del confronto, dello scambio di idee: se hai un progetto a Londra, il giorno dopo trovi qualcuno con cui realizzarlo. È una città con molti pregi ma ha anche alcuni difetti, come tutti i posti infondo; alcuni amici Inglesi, quando parlo dell’argomento, mi ripetono: “Londra non si trova in Inghilterra!”.

Cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea?

Un centinaio di anni fa alcune dinamiche non esistevano; chi ci dice che fra 30-40 anni sarà lo stesso? Il sistema dell’arte non è così diverso da altre realtà, bisogna ammettere che è sempre in evoluzione, e questa, probabilmente, è la buona notizia.

Di quale argomento, oggi, vorresti parlare?

Se ti va, ti rifaccio le stesse domande io.

a cura di Marco Roberto Marelli


Instagram: fois_manuel


Caption

Manuel Fois, Studio view, 2019 – Courtesy l’artista

Manuel Fois, AUD_72234 H e AUD_75542 B – 50×60 e 50×60 cm, serigraphy on mirror, 2019 – Courtesy l’artista

Manuel Fois, AUD_76284 H – 175×145 cm, serigraphy on mirror, 2019 – Courtesy l’artista



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