Five Questions for Luigi Massari

È una pittura colta che viaggia attraverso migrazioni iconografiche, quella di Luigi Massari (Bari, 1978), artista multidisciplinare che vive a Milano. Visionaria quanto basta per lasciarla sedimentare in una dimensione che sfugge al riconoscimento totale con la natura. Strati di un pigmento su tela che si fa denso e crea forme spaccate e ricomposte dal colore. Tasselli e frammenti fisicamente inglobati in quelle proiezioni. Manifestazioni di un ragionamento e lucide rifrazioni che innescano un dialogo inatteso con un kosmos (in quella sua duplice accezione di ordine e universo) che è combinazione di apparizioni e ricongiungimenti. Astrazioni e inedite ipotesi linguistico-artistiche, sembianze antropomorfe che si muovono con assoluta grazia, figlie di una nuova genesi. Diplomato in Pittura, laureato in Pedagogia e Didattica all’Accademia di Belle Arti di Lecce, partecipa a mostre collettive e personali, fondatore di progetti indipendenti, le sue opere sono ora esposte in una collettiva curata da Lorenzo Madaro alla galleria Renata Fabbri (Milano).


Da quanto tempo fai l’artista e quali differenze noti fra i tuoi esordi e oggi?

Mi occupo di arte da circa undici anni, sia in veste di artista sia come operatore culturale. Muovendomi trasversalmente in differenti campi, come la scrittura, la curatela e la direzione di spazi indipendenti, ho affinato la mia idea di opera, strutturando il lavoro in modo più consapevole. Negli ultimi anni mi sono dedicato, in misura maggiore, alla pratica della pittura, dirottando nel contempo nuove energie creative verso l’individuazione di modalità di azione ed espressione diverse da quelle strettamente artistiche.

Quali tematiche trattano i tuoi lavori e che progetti hai in programma?

Non parlerei di tematiche quanto piuttosto di una metodologia di lavoro che definisco mitografica, una riscrittura del presente in forma di epica degradata. Le opere sono concepite entro la polarità del Mythos, inteso come lingua originaria, in opposizione al Logos. In questa opposizione il Mythos corrisponde al pensiero magico/mitico, basato sul predominio delle immagini e sulla permanenza delle tradizioni; mentre il Logos corrisponde a un pensiero logico e materialista che mira a controllare razionalmente il processo generativo dell’opera. Il progetto ora in corso è una collettiva dedicata al linguaggio della pittura, a cura di Lorenzo Madaro, ospitata negli spazi della galleria di Renata Fabbri a Milano.



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Come ti rapporti con la città in cui vivi?

Mi sono trasferito a Milano per lavoro sei anni fa, con l’obiettivo di confrontarmi con un scenario artistico più articolato e stimolante. Dopo un iniziale periodo di attivismo in ambito culturale, oggi sento la necessità di un maggiore isolamento e di tempi di creazione e fruizione dell’arte più dilatati.

Cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea?

Lo percepisco come una connessione di meccanismi disorganici che veicolano e amplificano immagini e trend, a scapito della formulazione di una visione critica del ruolo dell’artista e della produzione culturale all’interno della società odierna. Il rischio è che l’opera sia resa inattiva sul piano contenutistico e comunicativo, irrilevante rispetto al luogo e al tempo storico in cui è generata.

Di quale argomento, oggi, vorresti parlare?

Di Trasfigurazione.

a cura di Elena Solito

www.luigimassari.com

instagram: luigimassaristudio


Caption

Luigi Massari – Courtesy Luigi Massari, ph Alessandro Tomarchio

KARMA CLEANER, 2018 – Acrilici e pittura spray su tela, cm 50 x 60 – Courtesy l’artista e Renata Fabbri arte contemporanea

QUARTA SOGLIA, 2018 – Acrilici e pittura spray su tela, cm 100 x 120 – Courtesy l’artista



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