Five Questions for Lia Cecchin

Lia Cecchin nasce nel 1987 a Feltre, fulcro di antiche vie di comunicazione, cuore storico delle Dolomiti Bellunesi. Dal 2012 vive e lavora a Torino, dopo essersi laureata in Arti Visive e dello Spettacolo presso lo IUAV, a Venezia. Nel sua pratica estetica, il mondo si fa arte esprimendo il suo vero potenziale, fugge da nuove volontà rappresentative verso una originaria genesi. Tutta la storia dell’arte, tutti i media e gli oggetti del nostro quotidiano (da un blog a delle “semplici” lattine) si aprono a una straordinariamente normale percezione sensibile, si mettono in dialogo con il fruitore, lo aprono all’iterazione con se stesso, gli altri, tutto. Partendo da piccole cose, che non cessano mai di essere affettuose, vite private e opere si fondono inserendo il fare di Lia Cecchin nel centro più interessante della ricerca artistica internazionale


Da quanto tempo fai l’artista e quali differenze noti fra i tuoi esordi e oggi?

Fare l’artista vuol dire fare le mostre? Se i centri sociali e i bar dove alle superiori esponevo le croste terrificanti che dipingevo non valgono, direi che sono nove anni.
Rispetto agli inizi, oggi ho finalmente imparato ad allontanarmi dal mio lavoro mettendo in disparte l’autorialità a favore della creazione di una metodologia archivistica ed espositiva comunitaria e relazionale.

Quali tematiche trattano i tuoi lavori e che progetti hai in programma?

Credo che gli oggetti, le immagini e i gesti che abitano la nostra quotidianità abbiano maggiore capacità comunicativa rispetto alla rappresentazione. È infatti la realtà il mio campo di ricerca, ma a prescindere dalle tematiche, quello che per me è veramente importante è porre l’accento sul valore di riconoscersi oggi come parte di un insieme.
Adesso voglio concentrarmi per un po’ su DADA POEM il progetto di cui ho presentato il primo capitolo a That’s IT! –  la mostra curata da Lorenzo Balbi al MAMbo – e il secondo al Premio Combat – nella mostra dei finalisti presso il Museo Fattori di Livorno. Si tratta di un progetto concepito come una serie di opere ideate in relazione ai testi che di volta in volta commissiono a scrittori, cantautori o poeti. Gli autori sono invitati a realizzare dei componimenti (poesie, lettere, canzoni, saggi, racconti, eccetera) facendo proprie le scritte presenti sui capi d’abbigliamento prodotti dalle aziende di moda low cost attualmente in commercio, utilizzando un archivio che ne cataloga, a oggi, oltre 600. Dopo DADA POEM (to a fearless female), composizione scritta da Vincenzo Estremo e DADA POEM (22 missed calls)  brano radiofonico realizzato dalla cantautrice Bea Zanin, ora il programma è quello di trovare nuovi autori disposti a mettersi alla prova con questo esercizio di scrittura creativa permettendo al progetto di allargarsi e assumere nuove fondamentali sfumature.



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Come ti rapporti con la città in cui vivi?

Premessa. Io sono nata e cresciuta a Feltre, una piccola cittadina ai piedi delle Dolomiti. Nel 2012, quando per caso sono capitata a Torino, non avrei mai immaginato che ci sarei rimasta, invece si è rivelata una città da cui mi sono sentita immediatamente accolta e in cui ho trovato una dimensione a me congeniale: dove non c’è troppo, né troppo poco. Una dimensione che mi ha permesso di trovare un posto per i miei pensieri, in un’ambientazione che a volte è ancora capace di sorprendermi. E poi è a due passi da Milano e vicino a Genova, altra città che mi piace molto.

Cosa pensi del sistema dell’arte contemporanea?

Uff! Davvero?

Che domanda vorresti ti facessi?

Vorrei non mi avessi fatto la precedente! 😉
Nel mio sito ho inserito una sezione FAQ; sono le domande che mi capita di pormi più di frequente. Tra queste c’è “A cosa serve l’arte?” e la risposta, su per giù, è sempre questa: “Ad avere un po’ meno paura e a sentirsi un po’ meno soli”.

Intervista a cura di Marco Roberto Marelli



www.liacecchin.info

Instagram: liacecchin


Caption

Bea Zanin, DADA POEM (22 missed calls), 2018 – Traccia audio –  Courtesy l’artista

Lia Cecchin, portrait – Courtesy l’artista

Lia Cecchin, DADA POEM (to a fearless female), 2018 – Installation view at MAMbo, Bologna 2018 – Courtesy l’artista, ph EB Photo

V. Estremo, DADA POEM (to a fearless female), 2018 – Trascrizione di Rossella Manganelli – Courtesy l’artista



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